Valeria Luiselli debutta con un romanzo

Dal blog dello scrittore Ivan Thays, pubblichiamo questo articolo, a sua volta ripreso da un pezzo pubblicato sul quotidiano messicano El Economista, in cui si parla del debutto di Valeria Luiselli nella narrativa con il suo primo romanzo, Volti nella folla. Buona lettura!

Per chi come noi ha avuto la fortuna di leggere Papeles Falsos, i saggi o prose o semplicemente i testi della messicana Valeria Luiselli, pubblicati da Sexto Piso (o addirittura le ingegnose recensioni su Letras Libres), la certezza che l’autrice sarebbe approdata presto alla narrativa era assoluta. E non abbiamo dovuto aspettare troppo perché ciò accadesse. Il suo primo romanzo, anche questo per Sexto Piso, Los ingrávidos (Volti nella folla) è una storia che secondo Francisco Goldman è un “ritratto poli-sfaccettato dell’artista da giovane donna, da mistificatrice professionista, da madre e moglie, che sommerge il lettore in un’intimità affascinante e sincera”.

Su El Economista è apparso questo articolo, :

Un’immagine per un romanzo: pensiamo semplicemente a una giovane lettrice nella metropolitana di New York. Dentro un vagone, appoggia la testa a un finestrino. Chiude il libro che le riposa in grembo e concentra l’attenzione sul riflesso fantasmatico, il lato B che il finestrino offre del suo volto: i capelli lisci cadono sulla fronte, le dita lunghe e sottili tamburellano sulla copertina del libro, gli occhi grandi riposano al riparo dell’ombra di una mezzaluna e, dietro all’immagine speculare, varie persone ballano una coreografia scomposta e funebre. In fondo, a distanza, oltre a questo primo riflesso, scopre un vagone che viaggia parallelo. Il suo sguardo incrocia quello dei passeggeri anonimi dell’altro treno.

In quel momento accade quello che per la Luiselli, giovane scrittrice messicana, con una formula azzeccata definisce “una scomoda vicinanza” con gli altri passeggeri senza volto, dei quali perderemo ogni traccia una volta scesi dal treno.

Il debutto di Valeria come romanziere dell’opera intitolata Los ingrávidos (Volti nella folla), un romanzo che, secondo la sua autrice, “è venuto fuori cercando il lato b di quell’immagine di fugacità che accade nelle visioni della metropolitana. Quella fugacità è quel che mi interessa catturare. Mi sono chiesta per molto tempo quale fosse la metafora per parlare di quei momenti.” Con questo romanzo l’ha trovata.

Questi incroci possono produrre addirittura incontri impossibili o perfino fantasmatici, come l’incontro fantastico tra la Luiselli e lo scrittore Gilberto Owen, che nel decennio degli anni Venti trascorse il suo primo periodo in quella stessa città.

È a partire da questo gioco con il tempo che la Luiselli crea una storia che collega passaggi personali che sfuggono a una concezione lineare e accumulativa della storia e della vita, in un modo in cui nel romanzo la narratrice si sdoppia in due voci. La prima è quella di una donna sposata che ricorre al passato senza la nostalgia di chi vuole recuperare il tempo, ma con l’astuzia di chi osa guardare dal presente ma con due volti: uno che guarda all’indietro e un altro che mantiene lo sguardo in avanti nonostante questo testimoni la propria devastazione. C’è un’ultima voce che combina e mette in parallelo la storia della narratrice con quella di Owen, giovane e vecchio, facendo corrispondere le storie nel loro delirio e nei loro finali.

“Come se avessero corso orizzontalmente in treni paralleli, alla fine queste due voci si incontrano nello spazio della pagina. I due sono personaggi fantasmi che in un certo senso si trovano costantemente nel processo di trasformazione in un’altra persona, come in un processo di allontanamento dalla loro stessa vita, da lì la loro leggerezza e imponderabilità”, aggiunge la scrittrice.

[…]

La metafora della fugacità trova la sua enclave più naturale nella vita e nei suoi nodi chiave. Perciò intuiamo che la voce della Luiselli viene filtrata in quella narratrice che si guarda da quel finestrino come una futura scrittrice che scriverà un romanzo su un autore del passato con la quale sente un legame che oltrepassa i limiti del corpo e del tempo: Gilberto Owen. Quella narratrice che sogna, che sente la presenza fantasmatica di Owen, che pensa a New York e al sesso con i suoi amici, al corpo delizioso di altre donne, a noiose teorie filosofiche e a fare la spesa o a comprare caffè, pane, formaggio e sigarette per avere qualcosa, per quanto frugale, nel suo appartamento vuoto in cui non c’è nulla d’ingombrante e pensa anche a tutto e a niente… Pensa ai fantasmi e ai bambini, all’amore e al desiderio, alla vita che rinchiude una donna e alla vita che la libera, e a lei quando era quello che ora non è, o a lei che è quello che prima non era.

La Luiselli segue le orme di Owen e favoleggia, immagina. Perciò Volti nella folla è anche “un romanzo di spionaggio letterario, di voyeurismo”, commenta lei stessa.

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Traduzione di elisa tramontin

Elisa Tramontin è nata a Belluno, ma vive e lavora a Roma. Laureata in Lingue e Letterature Straniere a Bologna, dal 2005 collabora con diverse case editrici e si occupa di traduzione e sottotitolazione di film e documentari. Per laNuovafrontiera ha tradotto Mario Benedetti, Fernando Aramburu, Antonio Dal Masetto, Lucía Puenzo, Sergio Álvarez e Valeria Luiselli.

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