Una proposta letteraria di Rodolfo Walsh, La rabbia di un uomo di valore, racconto cinese anonimo

Walsh tradusse in spagnolo questo breve racconto che venne incluso in un’antologia francese nel 1964. Il racconto, come testimoniato da Daniel Divinsky nel suo omaggio allo scrittore desaparecido apparso su questo blog qualche giorno fa, venne inserito dalle Ediciones de la Flor in una raccolta di racconti scelti da grandi autori argentini. La stessa casa editrice ha pubblicato nel 2007 un libro di Walsh dal titolo Ese hombre y otros papeles personales; questo post è la traduzione di due pagine di quel diario scritte in due momenti diversi, il commento di Walsh che accompagna il racconto è del 1967.

traduzione di Alessio Mirarchi

Il re di Ts’in ordinò di dire al principe di Ngan-ling: «In cambio della tua terra voglio offrirtene un’altra dieci volte più grande. Ti prego di accettare la mia proposta». Il principe rispose: «Il re mi fa un grande onore e un’offerta vantaggiosa. Però ho ricevuto la mia terra dai miei antenati principi e desidererei conservarla fino alla fine dei miei giorni. Non posso accettare questo scambio».
Il re si irritò molto e il principe gli mandò T’ang-Tsu come ambasciatore. Il re gli disse: «il principe non ha voluto scambiare la sua terra con una dieci volte più grande. Se il tuo padrone conserva ancora il suo piccolo feudo, quando io ho già distrutto grandi regni, è solo perché fino ad ora l’ho considerato un uomo degno di rispetto e non mi sono occupato seriamente di lui. Però se adesso rifiuta di fare il suo stesso interesse allora davvero si sta prendendo gioco di me».
T’ang-Tsu rispose: «Non è questo il punto. Il principe vuole conservare l’eredità dei suoi nonni. Anche se lei gli offrisse un territorio venti volte più grande di quello che ha rifiuterebbe ugualmente».
Il re allora si infuriò e disse a T’ang-Tsu: «Sai cos’è la collera di un re?»

«No», disse T’ang-Tsu. «Significa milioni di cadaveri, e il sangue che scorre formando un fiume di mille leghe», disse il re. T’ang-Tsu domandò allora: «E sa vostra maestà cos’è la collera di un semplice cittadino?». Disse il re: «Significa deporre le insegne della dignità e camminare a piedi nudi dando colpi sul terreno con la testa». «No», disse T’ang-Tsu «Questa è la collera di un uomo comune, non quella di un uomo di valore. Se un uomo di valore si vede obbligato ad arrabbiarsi, di cadaveri qui non ne resteranno che due e il sangue scorrerà fino ad appena cinque passi di distanza. E tuttavia la Cina intera si vestirà a lutto. Quel giorno è arrivato».
E si alzò in piedi, mentre sguainava la spada.
Il re si spaventò e mosse timorosamente le mani dicendo: «Maestro, torna a sederti, che bisogno c’è di arrivare a tanto? Ho capito».

Di sicuro ci sono racconti più importanti di questo. L’ho scelto, innanzi tutto, perché ho una certa fissa per la letteratura breve. Sto parlando di rendimento: la proporzione tra ciò che viene espresso e il materiale necessario ad esprimerlo. Il secondo motivo riguarda la mia fissa per la letteratura utile. «La rabbia di un uomo di valore» illustra in maniera esemplare le relazioni tra il potere arbitrario e l’individuo; e tra quel potere e l’insieme degli individui che formano un popolo. Parla dell’inizio e della soluzione del conflitto. Soprattutto in Vietnam, ma anche in altri luoghi del mondo ormai sempre più vicini, semplici cittadini si sono visti «obbligati ad arrabbiarsi» come T’ang Tsu e a proporsi come cadaveri piuttosto che come uomini mediocri. La retorica del potere arbitrario non è cambiata molto in venticinque secoli. Il re di T’sin parlava di fiumi di sangue e di milioni di morti. Nel 1967 ondate di B-29 e piogge di napalm mettono in pratica quotidianamente questo tipo di pensiero. È terribile. Ma nel campo delle decisioni individuali, l’epigramma di T’ang Tsu continua a brillare con vivo splendore: «Di cadaveri qui non ne resteranno che due».

Print Friendly

2 Comments Una proposta letteraria di Rodolfo Walsh, La rabbia di un uomo di valore, racconto cinese anonimo

  1. marco leofrigio

    Wlash riesce a cogliere sempre anche in qeusto piccolo pezzo i punti più importanti.
    Ho letto del grande Walsh mentre andavo in Argentina il mese di febbario ‘op.ne massacro’, poi lì a b.aires nella incredibile libreria EL ATENEO (un ex-teatro, 120mila volumi) ho comprato altri 5 suoi libri. Una scoperta tardiva forse ma che mi sta dando tantissimo e deve essere fatto conoscere il più possibile.
    Un grandissimo del giornalismo investigativo soprattutto una grande persona con tanto coraggio e lucidità di analisi (cosa di cui vi è moltissima carenza in questi anni)
    marco leofrigio
    roma

    Reply
  2. Pingback: Due osservazioni su Rodolfo Walsh | blog.edizionisur.it

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *