Un posto in prima fila

di Francesca Bianchi

FERRARA «… Se un qualsiasi giornalista di un quotidiano dovesse scrivere un breve articolo su questo incontro direbbe: “Ieri, nel cortile del palazzo di Ferrara, si è tenuto un incontro tra Tizio, Caio e Sempronio durante il quale Alma Guillermoprieto ha raccontato che preferisce scrivere articoli più lunghi perché questo le permette di porre più domande che risposte, Leila Guerriero ha detto che ha iniziato a scrivere per dimostrare che Martín Caparrós non sa scrivere…” e due o tre cose in più. Invece un cronista inizierebbe a parlare di questo rumore che si insinua nei nostri discorsi e trasforma tutto in una lotta incomprensibile di spiriti, descriverebbe le persone che sono sedute sulle sedie e quelle per terra, forse parlerebbe con qualcuno seduto in prima fila per sapere perché è arrivato così presto per prendere un posto a sedere. Parlerebbe della short hand con cui Gabriella [la traduttrice, N.d.R.] prende appunti e che mi affascina enormemente, parlerebbe di questi muri spogli che un tempo avranno avuto delle decorazioni, un colore diverso, un’altra vita. Scriverebbe un’altra storia, e credo che questa sia la differenza fondamentale tra citare tre frasi e mettere un punto e ricreare una situazione nel miglior modo possibile.» Con queste parole Martín Caparrós, scrittore e giornalista argentino, ha spiegato in modo conciso ed efficace cos’è la crónica, il prodotto di ciò che in America Latina viene chiamato Periodismo Narrativo, negli Stati Uniti New Journalism, e che in Italia si sta facendo conoscere come Giornalismo Narrativo. La sua diversità rispetto all’informazione giornalistica classica, la sua vicinanza alla narrativa. E il suo essere entrambe le cose. L’occasione è stato l’incontro sul giornalismo narrativo organizzato da Radio3Mondo al Festival della rivista Internazionale che si è svolto a Ferrara dal 30 settembre al 2 ottobre di quest’anno. Durante questo incontro sono stati presentati i libri di alcuni dei Nuevos Cronistas de las Indias, come Gabriel García Márquez ha ribattezzato i giornalisti latinoamericani che scrivono crónicas. Sul palco di Radio3Mondo erano presenti Leila Guerriero, giovane giornalista argentina di cui la casa editrice MarcosyMarcos ha proposto Suicidi in capo al mondo, un’ indagine sull’alto tasso di suicidi in un piccolo paese della Patagonia argentina; Alma Guillermoprieto, apprezzata giornalista messicana, che ha spiegato i molti volti dell’America Latina al pubblico statunitense, dalle guerre a El Salvador al significato sociale delle telenovelas brasiliane, e di cui la casa editrice La Nuova Frontiera ha appena pubblicato l’ultimo libro, Cartoline dal continente che non c’è, titolo che, assieme a Operazione massacro di Rodolfo Walsh, ha inaugurato Cronache di frontiera, la nuova collana dedicata al giornalismo narrativo; e, ovviamente, Martín Caparrós, veterano del giornalismo narrativo e non solo (è stato uno dei fondatori del quotidiano Página12) che ha presentato il suo ultimo Non è un cambio di stagione, (Edizioni Ambiente), una polemica indagine su ciò che sta dietro l’allarmismo sul cambiamento climatico. STORIA A Ferrara si è parlato del periodismo narrativo latinoamericano e per la prima volta anche in Italia si è avuto il tempo e la possibilità di riflettere su questo tipo di narrazione che in America Latina ha una storia centenaria. I primi resoconti di viaggio dei conquistadores spagnoli, le cosiddette crónicas, contenevano già in nuce alcune delle caratteristiche fondamentali che ritroviamo nelle opere dei cronistas contemporanei: fondevano lo stupore della scoperta, l’analisi di un mondo sconosciuto e il coinvolgimento diretto dell’autore con la realtà narrata. Il “nuovo mondo”, l’oggetto che i cronistas analizzavano nei loro reportage, non era un mondo reale, ma una favola ancora tutta da scrivere e in cui poter inventare storie e personaggi. Il giornalismo come lo conosciamo oggi è nato intorno alla metà del 1600 e nei secoli successivi si è consolidato come genere autonomo. Secondo un famoso assioma del giornalismo “puro” per scrivere un buon articolo un giornalista deve rispondere alle seguenti 5 domande: WHO (Chi), WHAT (Cosa), WHEN (Quando), WHERE (Dove), WHY (Perché). Questo principio, conosciuto come “la regola delle 5 W” ha guidato il lavoro di generazioni di giornalisti di tutto il mondo ma ha subito varie modifiche ed apporti creativi da parte di alcuni esponenti di questo genere letterario. Penso a una lunga lista di giornalisti che hanno utilizzato molte più lettere, oltre alla w, per raccontare, nel senso letterale del termine, la realtà: da Gay Talese a Ryszard Kapuscinski, da Hunter S. Thompson a Anna Politkovskaja e un lungo eccetera. Nel 1957 Rodolfo Walsh, giornalista argentino, militante e desaparecido, scrive Operación Masacre, la cronaca della repressione di un tentato golpe contro il governo militare che nel 1955 aveva destituito Perón. Il primo esempio a livello mondiale di giornalismo narrativo, scritto 9 anni prima di In Cold Blood, A sangue freddo, di Truman Capote, il titolo forse più universalmente famoso di questo genere. CARATTERISTICHE Ma perché il giornalismo narrativo è diverso dalla narrativa e dal giornalismo in senso stretto? Quali sono le sue caratteristiche? I testi del giornalismo narrativo – analizzando un fatto della vita quotidiana con sensibilità e senso critico accompagnato da forti dosi di ironia – offrono al lettore la narrazione del reale, di una realtà, tra le molte esistenti, “costretta” nei canoni del linguaggio letterario: analessi e prolessi (meglio conosciuti come flash-back e flash-forward), sospensioni, monologhi interiori, dialoghi… Questa costrizione non è affatto riduttiva, al contrario. Se l’informazione fluisce attraverso la narrazione, se diventa una storia ben raccontata, il rischio è quello di renderla più comprensibile perché meglio assimilabile attraverso dei codici conosciuti. Hayden White, storico e critico letterario statunitense, lo spiega meglio di chiunque altro: «Possiamo non arrivare a capire la filosofia o i sistemi di pensiero di un’altra cultura, ma avremo molte meno difficoltà a capire un racconto di una cultura diversa dalla nostra, per quanto esotica possa sembrarci». E spesso questo vale anche per la cultura “di casa propria”. In tempi in cui l’accumulo di informazioni rischia di farci perdere il valore e la necessità dell’approfondimento e della comprensione, il giornalismo narrativo ci fa riscoprire il piacere e l’urgenza della narrazione: ci racconta delle storie, storie reali, attraverso il linguaggio narrativo che può dirci molto di più sulla realtà di tanti resoconti sterili, può aiutarci a capire il mondo emozionandoci, come fanno le storie ben raccontate. È quindi utile riflettere sulla necessità di questo tipo di narrazioni in un contesto in cui la quantità di informazioni “vere” ha anestetizzato i nostri sensi, compreso quello dell’indignazione. Ovviamente esistono vari tipi di approccio al genere e le caratteristiche stilistiche che ciascun autore decide di adottare sono molto diverse tra loro: si spazia dal racconto in prima persona dell’autore come personaggio che influisce sulla realtà alla narrazione in terza persona, dalla trascrizione delle interviste fatte ai protagonisti della storia alla citazione di documenti ufficiali… Le tematiche affrontate sono altrettanto varie, la politica o la musica, l’economia o lo sport, il sesso o l’alimentazione. Provando a riassumere gli ingredienti comuni del giornalismo narrativo il risultato potrebbe essere più o meno il seguente: 1. Un’approfondita ricerca sul campo (settimane, mesi di interviste, studio di documenti…). 2. Un punto di vista inconsueto. Non soltanto il punto di vista dei più deboli e dei senza voce ma anche una visione inconsueta della realtà che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni e che spesso non vediamo. 3. Un’attenzione e una cura per la parola scritta che non vuole descrivere situazioni ed emozioni ma vuole farle vivere al lettore. 4. Una consapevolezza dell’autore, trasmessa al lettore, che quel testo non è la realtà, è un punto di vista su di essa. Durante il Festival di Internazionale a Ferrara gli incontri sono stati molti e hanno visto una forte partecipazione da parte del pubblico, soprattutto molti giovani, aspiranti giornalisti o meno. In tutte le occasioni in cui si è parlato di giornalismo narrativo si è sottolineata una delle caratteristiche fondamentali di questo genere, forse quella che più lo rende interessante e urgente nel nostro tempo: l’informazione mira a placare la curiosità del lettore e lo tranquillizza, soprattutto perché non gli dà il tempo di pensare autonomamente ma gli fornisce risposte molto spesso affrettate e superficiali; il giornalismo narrativo fornisce al lettore più domande che risposte proprio perché vuole smuovere il suo interesse e la sua coscienza. Una crónica, un reportage narrativo non si limita a elencare fatti e situazioni ma li mette in scena. Questo il video dell’incontro:

(Foto di Francesco Alesi, Internazionale)

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