Sacerdoti di guerra

Nella piazza principale deserta di Ciudad Mier la Pasqua 2014 è silenziosa come una qualsiasi collina in fiamme del nordest del Messico. Soltanto un paio di fotografie di Giovanni Paolo II, ingrandite e poste sui finestroni di una casa coloniale bianca, spiccano come elemento di novità nel paesaggio di una delle cittadine dello stato del Tamaulipas che più sono state segnate dalla guerra dei narcos. Continue reading

Mio padre è un capo, di Diego Osorno

Durante il fine settimana, mentre guardavo gli account twitter dei figli degli attuali baroni della droga di Sinaloa, mi sono ricordato di un giovane che ha vissuto negli stessi ambienti di questi ragazzi, però durante un’epoca distinta del Paese. Nel secolo scorso.

Gli odierni golden boys del narco sono giovani che, se non viene regolato il mercato delle droghe, seguiranno le orme dei loro padri e, probabilmente, in modo ancora più feroce.

Per giungere a queste conclusioni non serve sbirciare i loro account twitter o le pagine facebook. Da tempo sappiamo che la legge della giungla che vige in Messico permette in ugual misura al sindaco di Monterrey, Margarita Arellanes, di arricchirsi velocemente e senza una ragione apparente e a questi ragazzi di ostentare pubblicamente le loro armi di grande calibro, e di vantarsi degli omicidi commessi e della mansuetudine dei loro felini selvaggi. Continue reading

Otto storie di Ciudad Juárez, di Judith Torrea

 Al di là delle pagine dei giornali e di molte riviste, Ciudad Juárez raggiunge alti picchi di orrore ma anche di altruismo e resistenza cittadina. La giornalista spagnola Judith Torrea ricostruisce lo scenario di questa città di frontiera attraverso le storie di otto persone in un articolo pubblicato nel 2009 sulla rivista Letras Libres.

Ritorno a Ciudad Juárez

«Ti posso prestare la mia scorta per andare dall’altra parte. Sono persone di fiducia.»

Con la massima tranquillità una sconosciuta mi ha appena messo a disposizione parte della propria vita. Non so come reagire: se ringraziarla per poi declinare l’offerta oppure prendere il suo gesto come un presagio di quello che sarà il mio ritorno a Ciudad Juárez.

«È molto pericoloso» mi spiega, «e tu sei una giornalista, donna, giovane e straniera. Hanno ucciso un giornalista da poco. Ne ammazzano anche quindici, venti al giorno.» Continue reading

Coca e nuvole

Tratto da “il Fatto Quotidiano” del 17 luglio 2013
Traduzione di Carlo Antonio Biscotto
Si ringrazia il giornale e il traduttore per la gentile concessione.

Narcos, catturato l’ultimo boss “Zetas” al tramonto
Nato come un feroce gruppo paramilitare, ora sarà solo uno dei clan familiari messicani

Di Diego Osorno

Nuevo Laredo è una città del nord-est del Messico circondata dai monti e con la terra bruciata dal sole. Sulla sua strada principale passano migliaia di camion al giorno che trasportano merci legali e illegali da e verso gli Stati Uniti. Sebbene non sia conosciuto come Tijuana o Ciudad Juarez, si tratta di uno dei posti di frontiera terrestri con il maggior traffico commerciale dell’America Latina. Continue reading

Amici messicani, di Juan Pablo Villalobos

Esce oggi in libreria il libro di Diego Enrique Osorno «Z. La guerra dei narcos». Cogliamo l’occasione per pubblicare questo bell’articolo di Juan Pablo Villalobos, scrittore messicano, che ci racconta come ha conosciuto Osorno e l’importanza del suo lavoro di giornalista in un Paese difficile come il Messico. Buona lettura

traduzione di Thais Siciliano

«Le bande di assassini hanno introdotto nei loro squadroni della morte cameraman e fotografi, alcuni meno improvvisati di altri, che si occupano di documentare i loro crimini con delle riprese che poi vengono inviate direttamente al Blog del Narco. All’interno del commando un fotografo o un cameraman hanno la stessa importanza di un sicario. Altrimenti chi immortalerebbe con sguardo d’autore tutti quegli omicidi che poi vengono caricati sul Blog del Narco (o, quando va male, su Youtube per pochi minuti)? Primo piano sulla decapitazione, carrellata in avanti sulla raffica di mitra. Aspetta che metto il grandangolo per far entrare tutti i cadaveri nella foto. Accendi la luce che non si vede bene come gli taglia- mo la testa, sennò devo usare il flash.» Continue reading