Juan José Saer: cicatrici di una lunga assenza

Beatriz Sarlo, che ricorda il suo amico in questo numero, dice che è stato il più grande scrittore argentino della seconda metà del XX secolo. Ne parla anche il suo editore Alberto Díaz e la critica Florencia Abbate ci offre una mappa per entrare nella sua opera.

La scrittrice Beatriz Sarlo ha detto una volta che Juan José Saer è stato il più grande scrittore argentino della seconda metà del XX secolo. Quando La Gaceta le ha chiesto perchè lei ha risposto: “Ha costruito un suo spazio letterario. Ha inventato una scrittura che non deve nulla a Borges. Nemmeno le sue trame devono qualcosa al tipo di trame borgesiane. In quel momento sorsero due linee che si allontanavano da Borges e che collocavano la letteratura argentina in un posto diverso, originale. Da una parte c’era Manuel Puig (1932-1990), che andava verso la cultura pop, e dall’altro Saer che procedeva verso una scrittura raffinatissima”.  Continue reading

Cicatrici di Juan José Saer: un romanzo a forma di estuario, di Fabio Stassi

 

In attesa dell’uscita de L’indagine di Juan José Saer, pubblichiamo un articolo di Fabio Stassi sullo scrittore argentino e sul suo Cicatrici.

Ci sono libri che fanno male, che lasciano cicatrici, com’è il titolo di questo romanzo di Juan José Saer, pubblicato per la prima volta nel 1969. Libri attraversati verticalmente dal dolore e che ti attraversano, rigo dopo rigo. Non sono letture da cui si esce indenni. Mettono a disagio, fanno venire vergogna. Rinnovano, senza anestesia, “le prime ferite della comprensione e dello stupore”. Continue reading