Il Messico e come raccontarlo, Goffredo Fofi incontra Yuri Herrera

Ringraziando l’autore e la testata pubblichiamo quest’intervista a Yuri Herrera che Goffredo Fofi ha realizzato per la rivista Lo Straniero.

Con i suoi due romanzi La ballata del re di denari e Segnali che precederanno la fine del mondo, che “Lo straniero” ha segnalato e che sono stati presentati in Italia da laNuovafrontiera, Yuri Herrera, quarantenne messicano con lunghi periodi di studio e lavoro negli Usa, si è affermato come uno dei migliori giovani autori latino-americani di oggi. Nel primo, si narra di un giovane che si afferma nel mondo dei narcos come autore di corridos, ballate popolari che celebrano le loro gesta, nel secondo si narra di Makina, una ragazza che oltrepassa la frontiera con gli Usa alla ricerca del fratello e vi scopre un mondo nuovo e inatteso. Abbiamo intervistato Herrera grazie alla mediazione della sua casa editrice italiana e della sua gentilissima redazione, che ringraziamo.

Lei, Yuri, ha cercato di raccontare il presente del Messico, il suo paese, in modi non immediatamente realistici. È ancora attuale la lezione di Alejo Carpentier sul “real maravilloso” come modo di raccontare l’America Latina?
Bisogna continuare a leggere Carpentier, soprattutto i suoi romanzi, ma è importante andare avanti nella ricerca di un modo efficace per raccontare il nostro momento storico. E, senza dubbio, non è necessario tornare ai clichés su quello che è o non è l’America latina.

Tra i suoi “maestri” si direbbe molto presente l’opera di Juan Rulfo. Cosa pensa di avere appreso da quel modello così alto e austero?
Sì, certo, anche per me Rulfo è un autore importante, ma non l’ho preso coscientemente come modello. Penso che da Rulfo si possano imparare tante cose, tra queste il suo buon orecchio, la sua essenzialità che non rinuncia alla profondità.

Quali altri autori, messicani e non messicani, hanno influito sulla sua formazione, non solo sulla sua scrittura? E che giudizio dà oggi dell’influenza esercitata ieri da Faulkner su tanti scrittori dei Sud del mondo?
Tra gli stranieri sono stato molto colpito dalle opere di Dashiell Hammett, Boris Vian, Tomasi di Lampedusa, tra i messicani Martín Luis Guzmán, Josefina Vicens, Daniel Sada. Quanto a Faulkner, penso che sia stato una delle tante influenze importanti per gli scrittori latinoamericani del secolo scorso, anche perché li aiutò a sviluppare uno stile narrativo non lineare né strettamente realista.

Cosa pensa oggi del modo di raccontare la storia alla Ibargüengoitia?
Ibargüengoitia poteva prendersi gioco di tutto e allo stesso tempo colpire nel segno. E questa è una virtù particolarmente necessaria oggi.

E del noir come modo, oggi molto abusato anche se la realtà è sempre più noir, di raccontare la criminalità organizzata, non solo in Messico? Conosce l’opera del nostro Sciascia?
Dashiell Hammett, Chester Himes, Raymond Chandler, Walter Mosley, oltre a tanti altri, sono autori che mettono a nudo il potere e il crimine, senza fanatismi né ingenuità. È uno sguardo che non sparirà per colpa delle mode, i loro libri sopravviveranno al successo. Sciascia fa qualcosa di simile, anche se con molta più analisi politica. Ricordo di aver letto anni fa Todo modo e Il contesto e di essere rimasto affascinato dalla sua intelligenza e dal suo ritmo narrativo.

E soprattutto cosa pensa delle investigazioni giornalistiche, per esempio quelle sui massacri di donne alla frontiera?
In Messico, pur essendo uno dei paesi più pericolosi per fare giornalismo, se non il più pericoloso al mondo, c’è una generazione di giornalisti che fa ricerca sul campo, intervistando le vittime, scavando nei territori della criminalità (quella nascosta e quella “pubblica”, i politici e gli uomini d’affari legati al crimine organizzato), raccontando storie che non appaiono mai nei discorsi ufficiali. Diego Osorno, Wilbert Torre, Alejandro Almazán, Magali Tercero, e molti altri, stanno svolgendo un servizio indispensabile alla vita democratica del paese. Ci sono anche altri tipi di giornalisti, servili, sottomessi ai potenti, o che sfruttano solo il sensazionalismo, ma questi non sono una novità.

Il giornalismo si fa spesso narrazione e novella, in questo e in molti altri casi di oggi, sulla strada aperta molti anni fa da Capote o Mailer. Lei sembra seguire il percorso opposto, quello del romanzo che ingloba elementi di cronaca, di giornalismo. È d’accordo con questa impressione?
In parte sì, e Capote è uno dei miei scrittori preferiti. Continuo a cercare di imparare da molti giornalisti, soprattutto da quelli che scrivono crónica.

Cosa pensa della letteratura post-moderna degli Usa (De Lillo, Pynchon, Foster Wallace…)? Crede di averne imparato qualcosa? E di uno scrittore post-moderno passato dal Messico come Roberto Bolaño? A quale corrente stima di essere più vicino, o più interessato?
Non la conosco abbastanza bene da poter esprimere un giudizio completo, ma mi sembra che all’interno della letteratura americana, nella sua vastità, continuino a esserci scrittori che fanno sperimentalismo e altri che cercano di costruire “il grande romanzo americano”. Mi piace De Lillo, gli altri li ho letti molto superficialmente. Non so perché si chiami postmoderno Bolaño, che credo sia al di sopra di ogni etichetta. Bolaño è un grande narratore, che mi auguro possa esser letto meglio tra alcuni anni, quando non sarà più una moda. In pochi libri è riuscito a incorporare non solo diversi canoni della letteratura latinoamericana, ma anche una riflessione sulla storia recente del continente, e tutto questo attraverso storie ben raccontate.

Conosce la letteratura latino-americana degli altri paesi? E se sì, quali sono gli scrittori che le sembrano più interessanti, e perché?
Ci sono molte persone che scrivono cose interessanti. La boliviana Giovanna Rivero, i cileni Lina Meruane e Diego Zúñiga, i colombiani Juan Álvarez e Juan Carlos Rodríguez, e tanti altri. Sono tutti scrittori rigorosi, con una chiara coscienza dello stile, ma interessati a raccontare belle storie. Sono anche persone che hanno tutte una visione critica di ciò che accade nei loro paesi.

In definitiva, tornando alla domanda iniziale, come cerca di raccontare il presente, il preoccupante presente del mondo e in particolare del Messico? Nei suoi due romanzi sembra esserci una linea, una scelta che recupera i modi del corrido, della cultura popolare, ma anche quelli dell’avventura, del romanzo on the road, del romanzo di formazione. Ma riportati al presente perché lei giudica che la complessità (anche morale) del presente li rende più utili, o indispensabili?
Non esiste più un solo modello da seguire per le ultime generazioni di scrittori, qualora ci sia mai stato, e questo è una buona cosa. La complessità morale c’è sempre stata, ma in altre epoche era nascosta sotto una sorta di pedagogia morale che la letteratura doveva esercitare.

Il punto di arrivo che lei indica in alcune bellissime pagine di Segnali che precederanno la fine del mondo è quello di una nuova lingua in formazione (che non è certamente la neo-lingua di 1984!), e che appare come il risultato di un confronto e di una mescolanza tra messicano e inglese operata dai messicani emigrati che hanno attraversato il confine con gli Usa. Non si tratta solo di una lingua, ma, si direbbe, di una nuova antropologia, di un nuovo tipo di umanità?
Ho insistito molto sul fatto che l’emigrazione è la grande esperienza del nostro tempo, sta cambiando il nostro modo di comprendere il mondo del lavoro, le identità nazionali, la partecipazione politica, le lingue. I politici ci stanno mettendo molto a capirlo, per loro la globalizzazione è libertà di movimento dei capitali, non delle persone.

Dunque Segnali… ha un titolo apocalittico, ma non soltanto nel significato negativo che viene di solito attribuito a questa parola?
Si tratta di una metafora su ciò che le persone che cambiano paese, vita, lingua, devono spesso sperimentare. Ma, come dice verso la fine Makina, la ragazza di cui il romanzo racconta, questa non è una catastrofe, ma una trasformazione.

Makina è un personaggio femminile molto bello e molto forte (c’è una tradizione di personaggi di questo tipo nella cultura messicana, in letteratura o nel cinema “classico” sulla Rivoluzione?) e molto nuovo, che si serve anche di modi maschilisti per affermarsi e che le sono indispensabili per la ricerca del fratello perduto (il maschio perduto?). Makina corrisponde concretamente a una coscienza femminile nuova che si sta affermando nel Messico contemporaneo?
C’è una tradizione di figure femminili molto forti nella storia del Messico, a partire da quelle che presero parte alla guerra di indipendenza, che combatterono durante la Rivoluzione, che ottennero il voto per le donne; ma anche medici, scrittrici, professoresse. La letteratura e il cinema hanno mostrato alcuni di questi soggetti sociali e Makina si unisce a quella lista come una donna che deve provvedere a se stessa in un percorso difficile. Non so se si tratta di una nuova coscienza femminile, perché è da tempo che le donne convivono e a volte resi- stono ai modelli patriarcali, ma senza dubbio oggi più che mai le donne stanno assumendo molte più responsabilità di quelle che gli uomini e la chiesa vorrebbero concedere.

Un’autobiografia e un Manifesto inediti di Roberto Bolaño, di Winston Manrique Sabogal

In occasione dell’uscita di due nuovi testi inediti di Roberto Bolaño apparsi sulla rivista “Granta” pubblichiamo un articolo uscito su El País che riflette sul valore di questi due testi e sull’opera dello scrittore cileno. Buona lettura!

traduzione di Marina Colombini

Continuano a saltar fuori inediti di Bolaño. Stavolta si tratta di due riflessioni sulla sua vita: una personale e l’altra intellettuale. Due brani recuperati dal suo archivio e ceduti dai suoi eredi all’edizione spagnola della rivista “Granta” pubblicati nel numero 13, dedicato all’altra letteratura messicana, quella della non violenza. Testi che servono, dato il forte legame dello scrittore cileno col Messico, a collegare la letteratura del passato di quel paese a quella del presente, dicono gli editori della rivista Valerie Miles e Aurelio Major. Uno degli ultimi inediti pubblicati è il romanzo Il Terzo Reich. Continue reading