La Patagonia, di Leila Guerriero

La Patagonia argentina è un territorio che comprende le province di Neuquén, Río Negro, Chubut, Santa Cruz, Terra del Fuoco, l’Antartico e le isole dell’Atlantico del Sud. Senza voler esagerare – e non contando l’Antartico e le isole – la sua superficie è di 787.800 chilometri quadrati ed equivale a venti volte la Svizzera. Ma se la Svizzera ha un totale di 7.260.000 abitanti, la Patagonia ne ha appena 1.738.000: meno della città di Buenos Aires. Continue reading

Le idee, di Patricio Pron

Pubblichiamo il terzo e ultimo racconto di Patricio Pron. Il racconto apre il volume El mundo sin las personas que lo afean y arruinan. Buona lettura

traduzione di Chiara Muzzi

Per Leila Guerriero

Il sedici aprile del 1981 alle quindici circa, il piccolo Peter Möhlendorf, che tutti chiamavano “der schwarze Peter” o “Peter il nero”, arrivò a casa di ritorno dalla scuola del paese. La sua casa si trovava nell’estremità orientale di Ausleben, un paese di cinquemila abitanti a sudovest di Magdeburgo la cui attività economica principale è la produzione agricola, principalmente di asparagi. Suo padre, che si trovava in cantina al momento dell’arrivo del piccolo Möhlendorf, avrebbe poi raccontato che lo sentì entrare e poi immaginò, per i rumori in cucina, che era sopra la cantina, cosa stesse facendo: gettava lo zaino sotto il pianerottolo della scala, andava in cucina, prendeva dal frigorifero un cartone di latte e se ne versava un bicchiere, che beveva in piedi; poi rimetteva il cartone in frigorifero e usciva in giardino. Questo era, in ogni modo, quello che faceva tutti i giorni una volta tornato da scuola, e si sarebbe potuto dare il caso che suo padre non avesse ascoltato davvero i rumori che avrebbe poi detto di aver sentito ma, semplicemente, che avesse sentito che Peter era tornato e da lì avesse immaginato tutte le altre azioni, che aveva visto ripetersi giorno dopo giorno negli ultimi anni. Comunque, quello che il padre non sapeva, mentre ascoltava o credeva di ascoltare i rumori che faceva suo figlio sopra la sua testa, era che il piccolo Peter non sarebbe tornato a casa quella notte, nemmeno le notti dopo, e che qualcosa di incomprensibile e pauroso si sarebbe manifestato davanti a lui e agli altri abitanti del paese nei giorni successivi, e anche dopo, e avrebbe inghiottito tutto. Continue reading

La verità e lo stile, Leila Guerriero

Nella sezione Cultura del quotidiano El País è uscito nel febbraio scorso questo articolo della giornalista Leila Guerriero che aiuta a far luce su quel genere ibrido che in America Latina si chiama crónica e che in Italia si inizia a conoscere come Giornalismo Narrativo. Attraverso un dialogo tra i protagonisti di quello che è stato definito come un secondo “boom” della letteratura latinoamericana, Leila Guerriero ci svela le origini del genere, le sue caratteristiche e le difficoltà che incontra nel mondo editoriale contemporaneo.

traduzione di Alessio Mirarchi
foto: immagine della città di Tijuana, México, 1991. / ALEX WEBB (MAGNUM)

Se assegnare un nome a un fatto, una cosa o a un fenomeno significa far venire al mondo quel fatto, quella cosa o quel fenomeno, allora c’è stato un tempo in cui non esisteva nulla di quello che c’è oggi. Anni – non molto lontani, 1996, 1997 – in cui non esistevano i cosiddetti «cronisti latinoamericani» (e neanche le riviste che li pubblicavano, o le antologie che raccoglievano i loro lavori) e durante i quali la parola crónica si usava, in America Latina, per menzionare le cose più disparate – i dispacci urgenti, la cronaca nera, gli editoriali – ma nessuna o poche di queste definivano ciò che oggi conosciamo con quel nome: storie di non-fiction che richiedono lunghe indagini sul campo e che vengono narrate utilizzando gli espedienti formali della finzione. Continue reading

Un posto in prima fila

di Francesca Bianchi

FERRARA «… Se un qualsiasi giornalista di un quotidiano dovesse scrivere un breve articolo su questo incontro direbbe: “Ieri, nel cortile del palazzo di Ferrara, si è tenuto un incontro tra Tizio, Caio e Sempronio durante il quale Alma Guillermoprieto ha raccontato che preferisce scrivere articoli più lunghi perché questo le permette di porre più domande che risposte, Leila Guerriero ha detto che ha iniziato a scrivere per dimostrare che Martín Caparrós non sa scrivere…” e due o tre cose in più. Invece un cronista inizierebbe a parlare di questo rumore che si insinua nei nostri discorsi e trasforma tutto in una lotta incomprensibile di spiriti, descriverebbe le persone che sono sedute sulle sedie e quelle per terra, forse parlerebbe con qualcuno seduto in prima fila per sapere perché è arrivato così presto per prendere un posto a sedere. Parlerebbe della short hand con cui Gabriella [la traduttrice, N.d.R.] prende appunti e che mi affascina enormemente, parlerebbe di questi muri spogli che un tempo avranno avuto delle decorazioni, un colore diverso, un’altra vita. Continue reading

Leila Guerriero

 

Leila Guerriero (nata a Junín nel 1967, Provincia di Buenos Aires), nel 1991 ha cominciato a lavorare come giornalista per la rivista Página/30. Da allora i suoi testi sono apparsi su diverse testate latinoamericane ed europee: tra cui le argentine La Nación, Rolling Stone, Orsai, Lamujerdemivida; le spagnole El País e Vanity Fair; le colombiane El Malpensante e Soho; la peruviana Etiqueta Negra; le messicane Gatopardo, El Universal, La Tempestad e Letras Libres; l’ecuadoriana Diners; le cilene Paula e El Mercurio; l’inglese Granta; la tedesca e rumena Lettre Internationale; e l’italiana Internazionale. Nel 2005 ha pubblicato in Argentina il libro Los suicidas del fin del mundo (Tusquets), e nel 2006, la stessa casa editrice l’ha pubblicato in Spagna. È stato tradotto in portoghese e in italiano (Suicidi in capo al mondo. Cronaca di un paese della Patagonia, Marcos y Marcos, 2007). Nel 2009 ha pubblicato Frutos extraños (Aguilar Colombia e Argentina), un’antologia delle sue crónicas che nel 2012 Alfaguara ha pubblicato in Spagna e che nel 2014 sarà pubblicata in Germania dalla casa editrice Ullstein-Burchverlage. Nel 2013 ha pubblicato con la cilena Ediciones Universidad Diego Portales, Plano americano, un’antologia di profili di artisti, giornalisti, registi latinoamericani, e la cronaca Una historia sencilla, per la casa editrice spagnola Anagrama, (che nel 2014 sarà pubblicato in italiano). Nel 2010 il suo testo El rastro en los huesos, pubblicato nel El País Semanal e Gatopardo, ha ricevuto il premio CEMEX-FNPI. Nel 2013 il testo El bovarismo, dos mujeres y un pueblo de la pampa, ha vinto il premio giornalistico González Ruano. Nel 2011 ha curato la pubblicazione del libro Los malditos (Editorial Universidad Diego Portales, Cile), diciasette profili di scrittori maledetti latinoamericani realizzati da scrittori e giornalisti di tutto il continente. Nel 2012 ha curato anche per la Editorial Universidad Diego Portales, il libro Temas lentos, dello scrittore argentino Alan Pauls. È editor per il cono sud della rivista Gatopardo e dirige la collezione Mirada crónica, per la Tusquets argentina.