Le gambe del Kenya, Juan Pablo Meneses

Pubblichiamo questa crónica proprio durante i giorni in cui si svolgono le Olimpiadi. In questo testo l’autore, Juan Pablo Meneses, uno degli esponenti di spicco del giornalismo narrativo dell’America Latina, ci racconta cosa si nasconde dietro questi giorni di euforia e scandalo, chi sono davvero gli atleti che passano la vita ad allenarsi sognando di arrivare alle Olimpiadi. Buona lettura!

Alla fine di questa storia qualcuno muore. È una morte improvvisa. Ma accadrà soltanto alla fine di questa storia, per adesso mi trovo su un Boeing della SouthAfrican Airways che sta sorvolando Nairobi. La pista è molto vicina, assurdamente stretta e grigia in mezzo a un mare di terra così secca che sembra sabbia. Sull’aereo c’è John Hesler, un keniota bianco che stava quasi per vomitare quando il pilota si è messo a girare intorno al Kilimangiaro per farci fotografare la montagna più famosa dell’Africa orientale. Hesler era salito sull’aereo a Johannesburg, dove era andato per concludere un contratto per la sua ditta d’importazioni di televisori. Ha studiato in Europa, vive tra Londra e Nairobi, ed è convinto che il miglior affare della sua vita sarebbe diventare rappresentante dei maratoneti del Kenya. Continue reading

La verità e lo stile, Leila Guerriero

Nella sezione Cultura del quotidiano El País è uscito nel febbraio scorso questo articolo della giornalista Leila Guerriero che aiuta a far luce su quel genere ibrido che in America Latina si chiama crónica e che in Italia si inizia a conoscere come Giornalismo Narrativo. Attraverso un dialogo tra i protagonisti di quello che è stato definito come un secondo “boom” della letteratura latinoamericana, Leila Guerriero ci svela le origini del genere, le sue caratteristiche e le difficoltà che incontra nel mondo editoriale contemporaneo.

traduzione di Alessio Mirarchi
foto: immagine della città di Tijuana, México, 1991. / ALEX WEBB (MAGNUM)

Se assegnare un nome a un fatto, una cosa o a un fenomeno significa far venire al mondo quel fatto, quella cosa o quel fenomeno, allora c’è stato un tempo in cui non esisteva nulla di quello che c’è oggi. Anni – non molto lontani, 1996, 1997 – in cui non esistevano i cosiddetti «cronisti latinoamericani» (e neanche le riviste che li pubblicavano, o le antologie che raccoglievano i loro lavori) e durante i quali la parola crónica si usava, in America Latina, per menzionare le cose più disparate – i dispacci urgenti, la cronaca nera, gli editoriali – ma nessuna o poche di queste definivano ciò che oggi conosciamo con quel nome: storie di non-fiction che richiedono lunghe indagini sul campo e che vengono narrate utilizzando gli espedienti formali della finzione. Continue reading

Autore della casa, di Daniel Divinsky

Continuiamo a ricordare Rodolfo Walsh, nel giorno del 35° anniversario della tragica desaparición dello scrittore e giornalista argentino, con un articolo di Daniel Divinsky, editore di Ediciones de la Flor, un’interessante testimonianza professionale e personale. L’articolo è  uscito sul supplemento culturale Radar del quotidiano argentino Página12.

traduzione di Chiara Muzzi.

Cercando di essere preciso, consulto uno schedario: sotto la “W” è archiviata una nota del 16 gennaio 1966, scritta su carta intestata della Librería di Jorge Álvarez, con in basso la firma minuscola di Rodolfo. Con essa autorizza una casa editrice ancora inesistente e senza nome, che sarebbe diventata poi Ediciones de la Flor, a includere in una raccolta di racconti su Buenos Aires, ancora senza titolo e che alla fine si sarebbe chiamata Buenos Aires, de la fundación a la angustia, il suo racconto La mujer prohibida, previo pagamento della somma di 15.000 pesos – chissà quanto era allora! – per i diritti. Continue reading

La morte del suo personaggio migliore, Osvaldo Bayer

 In occasione del 35° anniversario della tragica desaparición dello scrittore e giornalista argentino Rodolfo Walsh, 25 marzo 1977, pubblichiamo un articolo di Osvaldo Bayer uscito sul supplemento culturale Radar del quotidiano argentino Página12.

Traduzione di Alessio Mirarchi

Ci sono quattro cose che mi sarebbe piaciuto fare con Rodolfo Walsh. Giocare a scacchi contro di lui in carcere. Per mettermi alla prova, dato che lì dentro sono stato proclamato campione, ma senza soddisfazione. Una finale contro di lui nessuno avrebbe voluto perdersela, perché era bravissimo. La seconda: piantare degli alberi insieme a lui, perché so che gli piaceva lavorare la terra. La terza, lasciare che mi parlasse di letteratura per molto, moltissimo tempo, perché tutto ciò che diceva sui libri che aveva appena letto era da ascoltare con attenzione e da annotare. Qualcosa di nuovo, di diverso. Vedeva la letteratura con altri occhi. E la quarta, incontrarci nel caffè El Foro, all’incrocio tra Avenida Corrientes e Uruguay, e parlare delle cose di oggi. Sì, di quelle che troviamo dietro l’angolo, dopo ottant’anni di vita, dopo che ne abbiamo viste e vissute così tante. Continue reading