Sulla mediocrità di Paulo Coelho, di Héctor Abad Faciolince

Tradotto in 56 lingue, pubblicato in 150 paesi, con oltre 54 milioni di copie vendute, a Paulo Coelho bisogna riconoscere quantomeno una virtù: è una miniera d’oro tanto per se stesso quanto per le case editrici. Nel suo libro di maggiore successo, L’alchimista, un pastore di pecore andaluso viaggia fino alle piramidi di Egitto alla ricerca di un tesoro. Prima di giungere a destinazione incontra il grande mago che possiede i due pilastri della conoscenza alchemica, ossia sa distillare l’elisir di lunga vita e ha fabbricato un uovo giallo, la pietra filosofale, con la cui polvere è possibile trasformare in oro qualsiasi altro metallo. Continue reading

Intervista a Luiz Ruffato, di Giorgio de Marchis

Nell’ambito di una più generale ascesa politica e culturale dei paesi emergenti, verso la fine degli anni Novanta del secolo scorso, ossia circa una ventina d’anni fa, il Brasile ha avviato una serie di misure tese a imporre a livello mondiale una nuova immagine del paese. Oggi, tutto sembra indicare che gli obiettivi principali della diplomazia brasiliana nel breve termine siano il consolidamento del Brasile all’interno del G20 e, nel 2015, l’attribuzione al paese di un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Gli accordi con la Cina (oggi il principale partner commerciale del Brasile), la Russia, l’India e il Sudafrica – espressi attraverso gli ormai celebri acronimi BRIC e IBS – mostrano abbastanza chiaramente in che modo i brasiliani intendano consolidare il proprio ruolo sulla scena internazionale. Continue reading

Uno scrittore alla periferia del mondo, di Luiz Ruffato

A seguire il polemico discorso che Luiz Ruffato ha pronunciato all’inaugurazione della Fiera del Libro di Francoforte 2013 che vedeva il Brasile come Paese ospite. Buona Lettura.

Cosa significa essere uno scrittore in un paese che si trova alla periferia del mondo, un luogo dove l’espressione “capitalismo selvaggio” decisamente non è una metafora? Per me scrivere è impegno. Non posso evitare di vivere all’alba del ventunesimo secolo, di scrivere in portoghese, di abitare in un territorio chiamato Brasile. Si parla di globalizzazione, ma le frontiere sono cadute per le merci, non per il movimento delle persone. Proclamare la nostra peculiarità è un modo per resistere all’autoritario tentativo di schiacciare le differenze. Continue reading

Adriana Lisboa, di Alessandra Iadicicco

Quando mise in una valigia lo stretto necessario da portare con sé negli Stati Uniti, Evangelina, detta Vanja, 13 anni, rimasta orfana della madre e determinata a trovare, all’altro capo del continente, il proprio ignoto papà, rinunciò alle sue bambole, ai peluche, a tutti i suoi giocattoli di bambina, ma anche alle scarpe con il tacco avute in dono dalla zia per le grandi occasioni che «non si sa mai». Continue reading