Su La ballata del re di denari

di Loris Tassi



In una squallida cantina, Lupo, povero e talentuoso cantante di corridos, attira l’attenzione di “un uomo forte, maestoso, con il potere sulle cose del mondo”, in pratica un narcotrafficante, sebbene non lo si dica apertamente nel romanzo (in un indovinello sulla scacchiera, come insegna Borges, l’unica parola proibita è proprio scacchiera). Lupo riesce a trasferirsi nel palazzo, una “città lucente ai margini della città”, e diventa parte della Corte assieme agli altri personaggi, tutti designati con soprannomi che ne indicano le funzioni: il Gioielliere, il Giornalista, la Strega, la Qualunque, la Bimba. D’ora in avanti sarà l’Artista incaricato di esaltare le imprese del Re con i suoi corridos (“quelle di qui non sono canzoncine della buonanotte, il corrido non è un quadretto da appendere alla parete. È una verità ed è un’arma”). “Scrivi del tuo villaggio e sarai universale”, dice una massima celebre di Tolstoj. Nonostante il sorprendente esordio di Yuri Herrera sia ambientato in una città di frontiera senza nome molto simile a Ciudad Juárez (si veda il tremendo dettaglio del “manifestino con l’appello per una ragazzina scomparsa”), ci troviamo, senza dubbio alcuno, di fronte a un libro che oltrepassa i confini geografici. “It could be anywhere/ Most likely could be any frontier”, cantava il poeta. Ma “la frontiera è ovunque”, afferma un personaggio di Ferito di Percival Everett. In realtà il tema del romanzo di Herrera è la relazione tra arte e potere. La ballata del re di denari è una specie di Morte di Virgilio riscritto tenendo presente la lingua arcaica, solenne e ipnotica di Juan Rulfo e ambientato nello scintillante e sordido mondo del narcotraffico. Poniatowska vi ha trovato una “denuncia aperta della dittatura mascherata nata dalla rivoluzione – che opprime il Messico da oltre settant’anni”. Ipotesi suggestiva. Eppure questa ballata è anche un perfetto esempio di fiaba cruenta: “Non esistono fiabe non cruente. Tutte le fiabe provengono dalle profondità del sangue e dell’angoscia”, per dirla con Kafka.

Recensione pubblicata sul primo numero della rivista Quaderni di sabbia. Si ringraziano l’autore e i direttori editoriali.

Print Friendly

1 Comment Su La ballata del re di denari

  1. Pingback: Il mito e la sua bellezza, di María José Obiol « lineadifrontiera

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *