Secondo teste: la routine del distretto

“Ci lavoro insieme da tanto ormai, con l’ispettore. No, non è un capo autoritario, ma gli piace dare ordini, e poi si mette lì ad aspettare che le cose si sistemino da sole. E io giù, a correre da una parte all’altra. Soprattutto in certe situazioni, quando c’è da fare una perquisizione o presentare un rapporto, sembra insofferente. Va a giorni, a volte gli dà fastidio qualcosa, la pioggia, un omicidio, il sole, l’estate, l’ora di pranzo. È fatto così. Ma io lascio correre, chiudo un occhio, perchè alla fine è un buon capo… Oddio, a volte non lo capisco, si interessa alle cose in un modo tutto suo, a tutte le cose più insignificanti. Ora per esempio, vai a capire questa storia del Porto e del campionato: io mica lo so se gli interessa davvero, se segue le partite o fa finta… diciamo pure che gli interessa solo se ha altro da fare, ecco. E quando gli parlo, sembra sempre distratto, e non racconta molto di sé, anche se si vede che gli piacciono le persone con cui lavora. E gli piace pure sapere che ci preoccupiamo di lui. È un buon capo, un po’ burbero, ma un buon capo.” L’agente Isaltino de Jesus

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