Panorama della letteratura brasiliana dagli anni ’60 a oggi di Luiz Ruffato

La fiera del libro di Francoforte – 9-13 ottobre – quest’anno vede il Brasile come paese invitato. Per celebrare l’evento pubblicheremo, in tre puntate, una breve rassegna della letteratura brasiliana dalla dittatura ad oggi scritto da Luiz Ruffato. Buona lettura.

DITTATURA MILITARE

Non erano passati neanche vent’anni dalla fine della dittatura di Getulio Vargas, che un altro golpe militare soffocò la democrazia sul nascere. La crescita economica impulsata del governo di Juscelino Kubitschek mise in moto uno dei maggiori movimenti migratori interni del paese (principalmente manodopera del Nordest e di Minas Gerais diretta verso la nascente industria di São Paulo). Lo spostamento della capitale a Brasilia provocò un improvviso decadimento dell’importanza economica di Rio de Janeiro e un violento squilibrio nel bilancio dello Stato.

All’inizio degli anni ’60 gli operai, scontenti, scendono in piazza con l’appoggio degli studenti, degli insegnanti e degli intellettuali per rivendicare importanti cambiamenti strutturali – nelle campagne, si lotta per la riforma agraria. Nel 1964, appoggiati dai settori conservatori della società civile e sostenuti dagli Stati Uniti, i militari prendono il potere con la forza, instaurando un governo autoritario, il cui bilancio è la morte e la scomparsa di migliaia di persone, il disordine economico, lo smantellamento del servizio sanitario e scolastico, l’inasprirsi della disuguaglianza sociale, la corruzione.

Questo nuovo paese, essenzialmente urbano e caotico, sarà sempre più presente nelle pagine della letteratura. Rubem Fonseca (Juiz de Fora, MG, 1925) (O homem de fevereiro ou março, Feliz Ano Novo) ritrae una Rio de Janeiro violenta, con una classe media rintanata nei suoi appartamenti, ma allo stesso tempo affascinata dai criminali che vengono dalle favelas. Dalton Trevisan (Curitiba, PR, 1925) (Novelas nada exemplares, O vampiro de Curitiba), narra i vizi e le idiosincrasie della vita quotidiana di provincia. Marcos Rey (São Paulo, SP, 1925-1999) (O enterro da cafetina, O pêndulo da noite) narra le vite dei disoccupati e degli emarginati di São Paulo. E João Antonio (São Paulo, SP, 1937-1996) (Malagueta, Perus e Bacanaço, Leão de chácara) crea tutta una galleria di personaggi appartenenti alla feccia della società, come egli stesso li definiva: mendicanti, scommettitori, trafficanti, malviventi, prostitute, bambini di strada. In contrasto con l’egemonia realista, Nélida Piñon (Rio de Janeiro, RJ, 1937), opta per un’opera introspettiva e altamente simbolica (Guia-mapa de Gabriel Arcanjo, Tempo das frutas).

Nel 1968 vi è una recrudescenza della dittatura. La persecuzione di comunisti e liberali porta molti all’esilio, altri alla tortura nelle prigioni, migliaia alla morte. La censura fa chiudere giornali e riviste, mette a tacere gli intellettuali, riduce al silenzio la società. Falsificando i conti e alimentando la bugia del “miracolo economico”, viene tenuto nascosto l’aggravarsi della disgregazione sociale. Intorno al 1972 sorgono a Rio de Janeiro, diffondendosi rapidamente in tutto il Brasile, le prime manifestazioni della cosiddetta “generazione del ciclostile” che, pubblicando libretti prodotti artigianalmente (principalmente di poesia), sovverte il mercato editoriale, beffandosi allo stesso tempo della censura ufficiale e delle difficoltà di raggiungere i lettori, poiché questi, venduti di mano in mano, utilizzavano un linguaggio colloquiale piuttosto accessibile.

GENERAZIONE 70

A partire dal 1974, entusiasmati dai segnali di un’apertura “lenta, graduale e sicura”, nascono numerosi giornali alternativi di diffusione nazionale (Opinião, Pasquim, Versus, Coojornal, Movimento, Em Tempo) alcuni dedicati ad argomenti specifici, come la questione omosessuale (Lampião da esquina, Chana com chana) o razziale, altri dedicati esclusivamente alla lettertura (Ficção, José, Escrita, Inéditos, O Saco). La narrativa vive allora il cosiddetto boom degli anni ’70: una produzione di qualità, enorme e diversificata. Roberto Drummond (Ferros, MG, 1933-2002) (A morte de D.J. em Paris, O dia em que Ernest Hemingway morreu crucificado), Ignácio de Loyola Brandão (Araraquara, SP, 1936) (Zero, Cadeiras proibidas), Ivan Angelo (Barbacena, MG, 1936) (A festa, A Casa de Vidro), Sergio Sant’Anna (Rio de Janeiro, RJ, 1941) (Notas de Manfredo Rangel, repórter, Confissões de Ralfo), João Ubaldo Ribeiro (Itaparica, BA, 1941) (Sargento Getúlio, Vencecavalo e o outro povo) e Márcio Souza (Manaus, AM, 1946) (Galvez, Imperador do Acre) propongono una riflessione politica, portando avanti un audace percorso di sperimentazione.

Antônio Torres (Sátiro Dias, BA, 1940) in Essa terra, svela i sobborghi di Bahia e, con i suoi racconti, Sergio Faraco (Alegrete, RS, 1940) farà lo stesso in relazione al Rio Grande do Sul e Domingos Pellegrini (Londrina, PR, 1949) al nord del Paraná. Oswaldo França Jr (Serro, MG, 1936-1989) e Roniwalter Jatobá (Campanário, MG, 1949), raccontano l’universo dei lavoratori (camionisti, meccanici, fattorini, commercianti l’uno; operai l’altro). Mentre Moacyr Scliar (Porto Alegre, RS, 1937-2011) mette in mostra l’assurdo insito nel quotidiano, Luiz Vilela (Ituiutaba, MG, 1942) e Jaime Prado Gouvêa (Belo Horizonte, MG, 1945) indagano la solitudine dell’individuo nelle città. Márcia Denser (São Paulo, SP, 1949) esplora i conflitti della nuova donna emancipata e Caio Fernando Abreu (Santiago, RS, 1948-1996) mette in questione i limiti stessi della sessualità. E se Wander Piroli (Belo Horizonte, MG, 1931-2006) ricerca l’obiettività e il linguaggio colloquiale per mettere a fuoco gli emarginati di Belo Horizonte, Raduan Nassar (Pindorama, SP, 1935) si immerge nella soggettività stilizzata per analizzare i rapporti familiari (Lavoura arcaica) e l’incomunicabilità nei rapporti d’amore (Um copo de cólera).

Risalgono agli anni ’70 anche i primi tentativi seri di valorizzazione e professionalizzazione dello scrittore – fino ad allora, la maggioranza assoluta svolgeva una carriera parallela, in genere come giornalista o funzionario pubblico. João Antônio, Oswaldo França Jr, Ignácio de Loyola Brandão, Antonio Torres, Marcio Souza, tra gli altri, decidono di mettersi in viaggio e attraversano il Brasile da nord a sud promuovendo i loro libri attraverso dibattiti serali e sessioni di autografi nelle scuole, nei teatri, nelle piazze. L’Unione Brasiliana degli Scrittori, fondata nel 1958 con sede a São Paulo torna ad avere visibilità. A Rio de Janeiro nasce un sindacato attivo e associazioni professionali spuntano in tutto il paese. Ci si mobilita contro la censura[1], per i diritti d’autore e per la divulgazione della letteratura brasiliana all’estero. Ciò nonostante, tutti gli sforzi naufragheranno dinnanzi alla crisi economica del decennio successivo.

IL “DECENNIO PERDUTO”

Alla fine degli anni ’70, la dittatura militare entra in agonia. Nel 1978, il governo Geisel decreta la fine dello stato d’emergenza, aprendo la strada al processo di democratizzazione. L’anno successivo, vengono approvate l’amnistia e la legge che istituisce il pluripartitismo. Nel 1984 l’intero paese si mobilita nella campagna “Diretas-Já” [per l’elezione diretta del Presidente della Repubblica N.d.T.], ma l’emendamento non viene approvato dal Congresso Nazionale. Tancredo Neves, il candidato dell’opposizione, vince le elezioni indirette ma muore prima di prendere il potere, che viene assunto dal suo vice, José Sarney. Gli anni ’80 saranno conosciuti come il “decennio perduto”: inflazione fuori controllo, recessione industriale, stagnazione economica, alti tassi di disoccupazione, aumento del debito estero, deficit fiscale. Il movimento sindacale, che era rinato alla fine degli anni ’70, si rafforza e dà vita a una nuova forza politica, il Partito dei Lavoratori, che sarà fondamentale per la direzione che il paese prenderà due decenni dopo.

In ambito letterario, nonostante la crisi economica avesse quasi paralizzato il mercato editoriale, (molte case editrici fallirono) e prodotto una stagnazione della scena culturale, alcuni importanti nomi fanno la loro comparsa. E se gli anni ’70 furono dominio degli scrittori di racconti, negli anni ’80 regneranno in assoluto i romanzieri. Raimundo Carrero (Salgueiro, PE, 1947), che esordisce nel 1975 con A história de Bernarda SoledadeA tigre do sertão, pubblica, a partire dal 1981, più di sedici romanzi, tra cui spiccano Sombra severa, As sombrias ruínas da alma e Minha alma é irmã de Deus. Cristovão Tezza (Lages, SC, 1952) pubblica nel 1979 Gran Circo das Américas, seguito da altri sedici titoli, tra cui O fotógrafo, O fantasma da infância e O filho eterno, il suo maggiore successo di pubblico e di critica. Frei Betto (Carlos Alberto Libânio Christo, Belo Horizonte, 1944), autore di più di cinquanta titoli tra religione, politica, ricordi, letteratura per l’infanzia e l’adolescenza, debutta nella narrativa nel 1979 con la raccolta di racconti A vida suspeita do subversivo Raul Parela, a cui si aggiungeranno sei romanzi e un’altra raccolta di racconti, Treze contos diabólicos e um angélico.

È nel 1980 che fa la sua apparizione João Gilberto Noll (Porto Alegre, RS, 1946), con la raccolta di racconti O cego e a dançarina, a cui fanno seguito altri 15 libri, tra gli altri, A fúria do corpo e Lorde. Reinaldo Moraes (São Paulo, 1950), dopo il clamoroso successo di Tanto faz, del 1981, e Abacaxi, del 1986, tornerà soltanto nel 2009 con Pornopopéia. Sempre nel 1981, A região submersa segna l’inizio della carriera di Tabajara Ruas (Uruguaiana, RS, 1942), che pubblicherà altri sette romanzi, tra cui Perseguição e cerco a Juvêncio Gutierrez e O fascínio. Nello stesso anno Marilene Felinto (Recife, PE, 1957) lancia i racconti de As mulheres de Tijucopaco, seguito da O lago encantado de Grogonzo e Postcard, e Valêncio Xavier (Curitiba, PR, 1933-2008) dà inizio con O mês da grippe a un’opera radicalmente sperimentale, che unisce testo e immagine per esprimere le impasse del linguaggio (Minha mãe morrendo e O menino mentido, Crimes à moda antiga). A loro volta proveniente da Curitiba e produttore di una letteratura sperimentale, Manoel Carlos Karam (Rio do Sul, SC, 1947-2007) pubblica nel 1985 Fontes murmurantes, a cui faranno seguito altri sette libri, tra cui Como eu se fiz por si mesmo e Os verões da Grande Leitoa Branca.

Nel 1986 Rubens Figueiredo (Rio de Janeiro, RJ, 1956) esce con O mistério da samambaia bailarina – l’autore pubblicherà tre romanzi e tre raccolte di racconti fino a O passageiro do fim do dia, che, nel 2010, lo consacrerà definitivamente agli occhi della critica. Sempre del 1986 è Bolero’s Bar, di Wilson Bueno (Jaguapitã, PR, 1949-2010), che rivelava un autore eclettico, interessato alla parodia degli stili più diversi, come in Mar paraguayo, scritto in Portunhol[2] Meu tio Roseno, a cavalo, sulla falsariga della letteratura cavalleresca e Amar-te a ti nem sei se com carícias, un “romanzo ottocentesco”.

Idéias para onde passar o fim do mundo inaugura la pentalogia di João Almino (Mossoró, RN, 1950) dedicata alla mappatura di Brasilia, la complessa capitale del Brasile. Nell’ordine sono usciti: Samba-enredo, As cinco estações do amor, O livro das emoções e Cidade livre. Elvira Vigna (Rio de Janeiro, RJ, 1947) pubblica nel 1988 Sete anos e um dia, dando inizio a un’opera che mette aspramente in discussione i valori della classe media. Tra i suoi romanzi spiccano Coisas que os homens não entendem e Nada a dizer. Sul finire del decennio, nel 1989, debutta Ronaldo Correia de Brito (Saboeiro, CE, 1950), con la raccolta di racconti Três histórias na noite, seguita da As noites e os dias. A partire dall’uscita di Faca, nel 2003, Correia de Brito si guadagna l’attenzione nazionale, con una prosa che svela il conflitto tra un Brasile post rurale e post urbano, tra mentalità che, sebbene globalizzate, rimangono ancorate alla semiaridità del sertão (Livro dos Homens, Galiléia, Retratos imorais). Nel 1989 Milton Hatoum (Manaus, AM, 1952) pubblica Relato de um certo Oriente. Solo undici anni dopo esce Dois irmãos, che subito farà di lui uno degli autori contemporanei più tradotti. Nell’ordine, escono altri due romanzi, Cinzas do norte e Órfãos do Eldorado, e una raccolta di racconti, A cidade ilhada. In tutti i libri, la storia delle persone e la storia del paese si intersecano, con l’Amazzonia a fare da sfondo e i rapporti familiari non risolti come leitmotiv.

Vale la pena ricordare altri due nomi che hanno come interesse comune il riscatto della storia del Brasile, anche se utilizzano modalità completamente diverse: Luiz Antônio de Assis Brasil (Porto Alegre, RS, 1945) cerca di riflettere sulla formazione della nazione a partire dal suo consolidarsi nell’estremo sud del paese (As virtudes da casa, Videiras de cristal, O pintor de retratos), e Ana Miranda (Fortaleza, CE, 1951) offre, attraverso le sue biografie romanzate, una lettura del passato nazionale (Boca do Inferno, A última quimera, Dias & Dias).



[1]Nel 1976 Luiz Fernando Emediato, Jeferson Ribeiro de Andrade, Murilo Rubião e Rubem Fonseca redassero un manifesto di scrittori contro la censura che raccolse 1076 firme.

[2]Il Portunhol [o Portuñol] è un dialetto, in cui si mescolano portoghese e spagnolo, parlato nelle zone del Brasile al confine con gli stati ispanici.  Mar paraguayo fu pubblicato, senza traduzione, in Cile Argentina e Messico.

Print Friendly

Traduzione di Marta Silvetti

Sono nata e vivo a Roma. Sono laureata in Lingue e Culture del Mondo Moderno e mi sono specializzata in Traduzione dal portoghese con una tesi sulla poesia in prosa di Eugénio de Andrade. Dopo il Master per Redattori Editoriali dell'Università di Urbino ho collaborato con la Nuova Frontiera occupandomi di schede di lettura e revisioni.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *