Panorama della letteratura brasiliana dagli anni ’60 a oggi di Luiz Ruffato

XXI SECOLO

Alla fine del discusso governo di Fernando Collor, caratterizzato dall’inflazione, dalla corruzione e dalla crisi delle istituzioni, sale al potere il vice presidente eletto, Itamar Franco, nel dicembre del 1992. Durante il suo breve mandato, il paese entra in una lunga fase di stabilità politica ed economica, grazie all’impulso del governo di Fernando Henrique Cardoso (1995-2002) e coronato dall’elezione di Luiz Ignácio Lula da Silva (2003-2010), un operaio proveniente dal movimento sindacale, e di Dilma Rousseff (2011-2014), economista, ex guerrigliera, prima donna ad assumere la guida del paese. Il consolidarsi della democrazia e il protagonismo economico del Brasile rafforzarono le basi del mercato editoriale creando, per la prima volta, un ambiente favorevole alla professionalizzazione dello scrittore.

Nel 2003 si svolge la prima edizione della Festa Literária Internacional de Paraty (Flip) che, grazie alla visibilità ottenuta, stimola la creazione di eventi simili in ogni parte del paese – all’inizio degli anni 2010, si conteranno quasi cento tra festival, fiere e incontri annuali. Sempre nel 2003 si svolge la prima edizione del Prêmio Portugal Telecom, che movimenta dal punto di vista finanziario la scena letteraria, gratificando con alte somme di denaro gli autori dei migliori libri dell’anno – nell’ordine, con le stesse finalità, seguono i premi Minas Gerais de Literatura, nel 2007, e São Paulo de Literatura, nel 2008, entrambi finanziati dai rispettivi governi statali.

Merita un cenno particolare l’importanza della Lei Rouanet, promulgata nel 1991 che, nonostante ancora oggi susciti polemiche, ha vivacizzato la scena culturale, incentivando imprese private e persone fisiche a destinare parte delle Imposte sul reddito al patrocinio delle attività artistiche. Altrettanto rilevanti le attività patrocinate dalle sezioni regionali del Serviço Social do Comércio (Sesc) e il programma Viagem Literária, promosso dal governo di São Paulo, che hanno come obiettivo quello di incentivare la presenza degli scrittori nelle biblioteche pubbliche.

Il governo federale e, in misura minore alcune delle amministrazioni statali e municipali, hanno iniziato a destinare voci del bilancio all’acquisto di libri per le biblioteche pubbliche e scolastiche, rendendo il mercato editoriale brasiliano interessante dal punto di vista finanziario – nel 2010 sono stati spesi 4,5 di miliardi di Reais (circa 2,5 milioni di dollari), di cui il 35% costituiscono acquisti del governo. Parallelamente, a partire dal 1999, grandi gruppi europei hanno iniziato ad acquisire case editrici nazionali, creando delle megaimprese che, nell’ottica di ottimizzare la competitività, si contendono gli autori da inserire nei loro cataloghi.

D’altra parte, curiosamente, aumenta il numero delle case editrici piccole e medie e il sistema di autopubblicazione e dell’editoria cooperativa è cresciuto. Il rinnovato interesse per la letteratura sembra essere legato da un lato, al maggior potere d’acquisto della popolazione in generale (che può quindi destinare parte dello stipendio all’acquisto di libri, articoli ancora cari in Brasile) e, dall’altro, al fenomeno di internet che, per le sue caratteristiche intrinseche, esige un minimo di istruzione da parte dell’utente. Così i blog, comparsi in Brasile a partire dalla fine degli anni ’90, lanciano nuovi autori che, dopo una sorta di periodo di prova nel mondo virtuale, migrano verso gli editori. I blog inoltre, sono i responsabili del rinnovamento del genere racconto (la narrativa breve è quella che meglio si adatta allo spazio cibernetico), dando origine a sottogeneri come il miniracconto e il microracconto. Un’ultima considerazione: l’accesso a internet ha democratizzato la produzione e la fruizione delle manifestazioni della scrittura e ciò ha permesso la comparsa di autori provenienti dalle periferie delle grandi città, generalmente legati alla scena hip hop, riuniti in un movimento da loro stessi hanno battezzato “letteratura marginale”.

Il nome più conosciuto del movimento è quello di Ferréz (pseudonimo de Reginaldo Ferreira da Silva, São Paulo, 1975) che debutta nel 2000 con Capão Redondo, ritratto crudele di personaggi segregati dalla violenza nella periferia di São Paulo, senza prospettive, senza uscita. Ferréz ha pubblicato altri due romanzi, Manual prático do ódio e Deus foi almoçar, e um libro di racconti, Ninguém é inocente em São Paulo. Marcus Vinícius Faustini (Rio de Janeiro, RJ, 1973), in Guia afetivo da periferia, pubblicato nel 2009, una sorta di autobiografia romanzata, esplora le sue incursioni di impiegato non qualificato nei luoghi lontani dalle immagini da cartolina di Rio de Janeiro, utilizzando un registro allo stesso tempo lirico e realistico.

A partire da Angu de sangue, anche i racconti di Marcelino Freire (Sertânia, PE, 1967) analizzano personaggi emarginati in una prosa ritmata, influenzata dalla poesia delle litanie religiose nordestine ma che, nonostante narrino situazioni di violenza e crudeltà, è venata di humor, uno humor nero (Balé ralé, Contos negreiros, Rasif – Mar que arrebenta e Amar é crime). Lo humor nero è anche la caratteristica dell’opera di Evandro Affonso Ferreira (Araxá, MG, 1945), ma con un procedimento opposto: c’è un divario voluto tra la trivialità della trama e la pomposa erudizione con cui i fatti sono narrati, cosa che si può già notare dai titoli dei suoi libri (Grogotó!, Araã!, Erefuê, Zaratempô! e Catâmbrias!) e anche in Minha mãe se matou sem dizer adeus o O mendigo que sabia de cor os adágios de Erasmo de Rotterdam, testi un po’ più tradizionali.

Sérgio Rodrigues (Muriaé, MG, 1962) ama mescolare i generi letterari. Ha esordito con i racconti di O homem que matou o escritor, uno pseudogiallo metaletterario e ha pubblicato a seguire As sementes de Flowersville, pseudoromanzo di fantascienza e Elza, a garota, uno pseudoreportage su un personaggio realmente esistito, fatto assassinare negli anni ’30 dal Partito Comunista. Anche Miguel Sanches Neto (Bela Vista do Paraíso, PR, 1965) sperimenta diverse forme narrative. In Chove sobre minha infância architetta una sofferta autobiografia romanzata (un inserto fotografico dona veridicità alla narrazione), espediente che riprenderà in Chá das cinco com o vampiro, un romanzo di formazione. L’autore flirterà ancora con l’ambientazione storica in Um amor anarquista e A máquina de madeira e con il giallo in A primeira mulher. Sanches Neto ha pubblicato anche due raccolte di racconti, Hóspede secreto e Então você quer ser escritor?

Joca Reiners Terron (Cuiabá, MT, 1968) ha fondato nel 2001 una casa editrice indipendente per lanciare il suo romanzo Não há nada lá. In seguito ha pubblicato altre tre raccolte di racconti (Hotel Hell e Sonho interrompido por guilhotina) oltre ai romanzi Curva de rio sujo, Do fundo do poço se vê a lua e A tristeza extraordinária do leopardo-das-neves e un libro ibrido in cui testo e illustrazioni sono complementari, Guia de ruas sem saída. Con un passato nelle arti plastiche, Nuno Ramos (São Paulo, SP, 1960) ha portato l’audacia della sperimentazione sul linguaggio per esprimere lo sgomento di fronte a una realtà fluida (O pão do corvo, Ó, O mau vidraceiro). José Castello (Rio de Janeiro, RJ, 1951) parte da personaggi reali (il poeta di Curitiba Paulo Leminski, in Fantasma, suo padre, in Ribamar) per costruire pseudobiografie che cercano di cogliere lo spirito dei tempi, mescolando vita e fare letterario, emozione e rigore narrativo. Con una prosa permeata di malinconia, Ronaldo Cagiano (Cataguases, MG, 1961) fa di Brasilia la protagonista di molte delle sue narrazioni brevi: Dezembro indigesto, Concerto para arranha-céus e Dicionário de pequenas solidões.

Maria Valéria Rezende (Santos, SP, 1942) e Paulo Rodrigues (São Paulo, SP, 1948) recuperano, in un certo senso, la tradizione della narrativa realista. I racconti riuniti in Vasto mundo e Modos de apanhar pássaros à mão e il romanzo O vôo da guará vermelha rivelano la predilezione di Maria Valéria per personaggi di estrazione modesta (contadini, pony express, prostitute, muratori). Con coraggio e maestria, li mette in azione ricavando storie sorprendenti di amore e amicizia, scritte in un linguaggio accurato. La ricercatezza nell’uso della lingua e la fedeltà a una sofisticata struttura formale sono le caratteristiche che contraddistinguono Paulo Rodrigues, evidenti già nel suo romanzo d’esordio, À margem da linha, testo che racconta il viaggio, trasformato in metafora, di due fratelli alla ricerca del padre e approfondite nel suo secondo romanzo, As vozes do sótão. Rodrigues ha pubblicato anche una raccolta di racconti, Redemoinho.

L’universo di Maria José Silveira (Jaraguá, GO, 1947) è il romanzo storico, sia quando narra la nascita del Brasile in A mãe da mãe de sua mãe e sua filha sia quando parla dello stato di Goiás in Guerra no coração do cerrado, sia quando si occupa del passato recente e della dittatura militare in O fantasma de Luis Buñuel, o si cimenta in una biografia romanzata, come in Eleanor Marx, filha de Karl. Maria Esther Maciel (Patos de Minas, MG, 1963) invece, opera una decostruzione dei generi in O livro de Zenóbia e O livro dos nomes, quadri silenziosi che tessono piccole biografie apparentemente banali, ma rivelatori di vite intense. Sono imbastiti di silenzio e delicatezza anche i racconti di Mário Araújo (Curitiba, PR, 1963), A hora extrema e Restos, con i loro personaggi colti nel pieno di momenti epifanici. Beatriz Bracher (São Paulo, SP, 1961) indaga, grazie a un sofisticato gioco di voci narrative, il lato nascosto della classe media (Azul e dura, Não falei, Antonio, Meu amor), aspetto che ispira anche l’opera di Mario Sabino (São Paulo, SP, 1962), autore di O dia em que matei meu pai, uno dei libri più tradotti della letteratura brasiliana contemporanea.  Sabino ha pubblicato anche due raccolte di racconti, O antinarciso e A boca da verdade e un romanzo, O vício do amor.

Lourenço Muttarelli (São Paulo, SP, 1964) esplora nei suoi romanzi mondi insoliti e comportamenti bizzari (O cheiro do ralo, Natimorto, Jesus Kid, A arte de produzir efeito sem causa, Miguel e os demônios, Nada me faltará). Bizzarri sono anche i personaggi dei racconti e del primo romanzo di  Paulo Scott (Porto Alegre, RS, 1966), Ainda orangotangos e Voláteis, mentre in Habitante irreal fa un coraggioso ritratto degli errori della generazione che ha vissuto gli anni ’80, il “decennio perduto”, con i suoi progetti politici e personali fallimentari. La recente storia del paese costituisce lo sfondo dei romanzi di Edney Silvestre (Valença, RJ, 1950), Se eu fechar os olhos agora e A felicidade é fácil, che, per mezzo di una narrazione che flirta con il giallo, traccia un ritratto pungente della generazione nata durante la dittatura di Vargas e cresciuta durante la dittatura militare.

Print Friendly

Traduzione di Marta Silvetti

Sono nata e vivo a Roma. Sono laureata in Lingue e Culture del Mondo Moderno e mi sono specializzata in Traduzione dal portoghese con una tesi sulla poesia in prosa di Eugénio de Andrade. Dopo il Master per Redattori Editoriali dell'Università di Urbino ho collaborato con la Nuova Frontiera occupandomi di schede di lettura e revisioni.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *