Panorama della letteratura brasiliana dagli anni ’60 a oggi di Luiz Ruffato

GLI ANNI ’90

Nessuno avrebbe mai immaginato, all’inizio degli anni ’90, che questo sarebbe stato il decennio di transizione da un paese distrutto da crisi istituzionali (il presidente Fernando Collor, sull’orlo di un impeachment, rinuncia all’incarico nel 1992) ed economiche (iperinflazione, confische) a un paese democratico, con un’economia stabile, diversificata e dinamica. Il mercato editoriale, lentamente, torna a scommettere sugli autori nazionali, che si riconquistano, anche se timidamente, le simpatie del pubblico. E il racconto, a poco a poco, guadagna spazio, dividendosi equamente con il romanzo la predilezione di scrittori e lettori.

La pubblicazione dell’antologia Geração 90 – Manuscritos de computador, curata da Nelson de Oliveira, lascerà il segno non solo per aver lanciato una giovane generazione di scrittori, ma forse e soprattutto per la nuova collocazione che gli scrittori occupano all’interno del mercato editoriale.

Si accentua una tendenza che era iniziata negli anni ’70: l’assenza di movimenti, correnti o filoni estetici: ognuno è una scuola a sé. Il paesaggio urbano diviene predominante e comprende ora tutte le regioni del paese, nonostante Rio de Janeiro e São Paulo si impongono ancora come scenari privilegiati. Ancora, si evidenzia l’ampliamento dello spazio dedicato alle donne in campo letterario, non solo come scrittrici, ma anche come professioniste nelle case editrici.

L’esordio di Fernando Bonassi (São Paulo, SP, 1962) nel 1989, con i racconti di O amor em chamas, rivelerà un autore prolifico, interessato a molteplici aspetti, ma impegnato in particolare a ritrarre la vita misera degli abitanti dei sobborghi (Subúrbio, appunto, è il titolo di uno dei suoi romanzi, uscito nel 1994), i traumi causati dalla dittatura (O céu e o fundo do mar, O menino que se trancou na geladeira) e la vita degli emarginati dalla società (100 histórias colhidas na rua). Sergio Fantini (Belo Horizonte, MG, 1961) proviene dall’ambito della poesia marginal [parte della produzione poetica degli anni ’70 legata alla “generazione del ciclostile” di cui si parlava prima. Deve il suo nome al fatto che si collocava ai margini del mercato editoriale ufficiale per sfuggire alla censura imposta dalla dittatura. N.d.T.] ed esordisce nel 1991 nella narrativa con Diz xis, mantenendosi fedele all’editoria alternativa (si è sempre rifiutato di farsi pubblicare da editori commerciali). I suoi libri (Cada um cada um, A ponto de explodir, Silas) rivelano un autore ossessionato dal ricreare un linguaggio in grado di dar conto delle sue storie di violenza e solitudine.

Con la pubblicazione di As fomes de setembro, nel 1991, seguito da altre tre raccolte (Miss Danúbio, O amor e outros objetos pontiagudos e Faroestes), Marçal Aquino (Amparo, SP, 1958) si specializza nella descrizione di personaggi spinti ai limiti della marginalità, che vivono in nonluoghi (generalmente, punti di passaggio, dove sono riconoscibili i segni della civiltà ma non le forze che la governano). Questo stesso procedimento si verifica nei suoi romanzi, O invasor, Cabeça a prêmio e Eu receberia as piores notícias de seus lindos lábios, nel momento in cui, appropriandosi del linguaggio del romanzo giallo (le forme colloquiali, l’ironia), costruisce storie complesse che affrontano una realtà ridotta a brandelli (corruzione politica e della polizia, amori falliti, crimini).

Provocò un certo stupore l’esordio in letteratura, nel 1991, di Chico Buarque (Rio de Janeiro, 1944), famosissimo compositore di musica popolare fin dagli anni ’60. In realtà, il suo interesse per la prosa era già emerso nelle sue incursioni nel teatro (Roda viva, 1968; Calabar, 1973; Gota d’água, 1975; Ópera do Malandro, 1978; e O grande circo místico, 2003) e anche nel romanzo breve di stampo orwelliano Fazenda modelo, del 1974, una favola sulla dittatura militare. I suoi primi tre romanzi, Estorvo, Benjamin e Budapeste, sono incentrati su situazioni kafkiane: fatti assolutamente banali che scatenano una serie di discordanze e assurdità. Mentre Leite derramado, pubblicato nel 2009, recupera una narrativa più tradizionale, dando voce alla confessione di un vecchio membro della classe dirigente brasiliana, la cui storia personale si confonde con la storia stessa del paese.

Bernardo Carvalho (Rio de Janeiro, RJ, 1960) dà inizio con un libro di racconti, Aberração, del 1993, a una felice carriera letteraria, la cui caratteristica essenziale, l’ambiguità della narrazione, mette in discussione la veridicità stessa dei fatti narrati, in un gioco che mira a rimandare la rivelazione di traumi inconfessabili. Scrittore brasiliano contemporaneo tra i più conosciuti all’estero, Carvalho ha pubblicato nove romanzi, tra cui spiccano Nove noites (dove il tentativo di svelare le cause del suicidio di un antropologo americano in Brasile annullano il confine tra finzione e realtà) e O filho da mãe (che, con la sua molteplicità di punti di vista e di luoghi geografici affronta un’analisi della desolazione dei tempi moderni). Sempre nel 1993 Rodrigo Lacerda (Rio de Janeiro, RJ, 1969) pubblica il romanzo O mistério do Leão Rampante, ambientato in Inghilterra nel Seicento, la cui natura burlesca lo consacra immediatamente. Il libro successivo, A dinâmica das larvas, mantiene i toni della farsa per affrontare il tema del mercato editoriale brasiliano. Mentre in Vista do Rio e Outra vida, Lacerda propone una dolorosa riflessione sulle vite deviate.

Hotel Solidão, pubblicato nel 1994, riassume nel titolo la tematica portata avanti da João Anzanello Carrascoza (Cravinhos, SP, 1962): per quanto possiamo essere vicini fisicamente, rimarremo sempre immersi in un’immensa solitudine. Essenzialmente scrittore di racconti (O vaso azul, Dias raros, O volume do silêncio, Espinhos e alfinetes, Aquela água toda), Carrascoza recupera e approfondisce un modo di narrare lirico, situandolo solitamente nel territorio instabile dell’infanzia.  Amilcar Bettega Barbosa (São Gabriel, RS, 1964), a sua volta fondamentalmente fedele alla narrativa breve, pubblica nello stesso anno O vôo do trapezista,seguito da Deixe o quarto como está e Os lados do círculo, racconti che, nell’insieme, guardano al fantastico, saturi di malinconia. Passeranno diciotto anni tra il primo libro di Flávio Carneiro (Goiânia, GO, 1962), la raccolta di racconti Da matriz ao beco e depois, e il primo volume della sua Trilogia do Rio de Janeiro, in cui sperimenta forme narrative diverse in ognuno dei volumi: il linguaggio del giallo in O campeonato, l’horror, il fantastico in A confissão, la fantascienza in A ilha. Il 1994 è anche l’anno del debutto di Patrícia Melo (Assis, SP, 1962) con Acqua Toffana, a cui faranno seguito altri dieci romanzi, tutti dedicati allo studio delle radici della violenza e della criminalità in Brasile dopo la dittatura (O matador, Elogio da mentira, Inferno, Valsa negra).

Nel 1995 Livia Garcia-Roza (Rio de Janeiro, RJ) pubblica Quarto de menina, romanzo che conquista lettori giovani e adulti grazie alla sua profonda indagine sugli angoli reconditi dell’animo umano. La sua opera si compone sia di testi lunghi (Meus queridos estranhos, Cine Odeon, O sonho de Matilde) che brevi (Restou o cão, A cara da mãe). L’anno successivo suo marito, Luiz Alfredo Garcia-Roza (Rio de Janeiro, RJ, 1936) abbandona la sicura carriera di psicanalista (stesso mestiere della moglie) per dedicarsi alla costruzione di una carriera come scrittore di gialli, genere che in Brasile non aveva fino ad allora ottenuto il riconoscimento della critica. Garcia-Roza dà vita al carismatico detective Espinosa, protagonista delle sue storie (O silêncio da chuva, Perseguido, Na multidão, entre outros) che, con erudizione e sensibilità, risolve casi immerso nei drammi umani  della Zona Sul di Rio de Janeiro. Mentre Bellini è il detective di un altro cultore del giallo, Tony Bellotto (São Paulo, SP, 1960) che esordisce nel 1995: Bellini e a esfinge, Bellini e os demônios e Bellini e os espíritos.

Nel 1996 Cintia Moscovich (Porto Alegre, RS, 1958) pubblica O reino das cebolas, libro che contiene già i temi che verranno poi sviluppati nei cinque volumi successivi (tre di racconti, Anotações durante o incêndio e A arquitetura do arco-íris, Essa coisa brilhante que é a chuva e due romanzi, Duas iguais e Por que sou gorda, mamãe?): l’universo familiare della classe media, la questione ebraica, le angosce della vita quotidiana. Nello stesso anno Adriana Lunardi (Xaxim, SC, 1964) pubblica As meninas da Torre Helsinqui, racconti, seguito da Vésperas, che ricostruisce con grande sensibilità il giorno precedente alla morte di nove scrittrici (Virginia Woolf, Dorothy Parker, Clarice Lispector, tra le altre), libro che la lancia a livello internazionale. Questo stesso registro, una scrittura sofisticata e interiorizzata, caratterizza i suoi due romanzi, Corpo estranho e A vendedora de fósforos.

Il 1997 è l’anno di uscita di Cidade de Deus, di Paulo Lins (Rio de Janeiro, RJ, 1958), romanzo che mostra per la prima volta la violenza e l’oppressione in una comunità povera a partire da un punto di vista interno, e che conquista immediatamente il successo di critica e di pubblico, sia in Brasile che all’estero. Il libro racconta le trasformazioni della favela con i suoi malandros e criminali e dei territori del narcotraffico, con i suoi violentissimi banditi e le sue crudeli leggi interne. La visibilità ottenuta da Paulo Lins, nato e cresciuto a Cidade de Deus, sobborgo di Rio de Janeiro divenuto una delle più grandi favelas del Brasile, spinse altri autori provenienti dalle comunità più povere delle periferie delle grandi città a guardarsi intorno e a farsi carico del discorso narrativo sulla loro stessa realtà.

Uno dei pochi autori ad allontanarsi dalla corrente realista, Nelson de Oliveira (Guaíra, SP, 1966) pubblica nel 1997 Os saltitantes seres da lua a cui faranno seguito altre raccolte di racconti (tra cui spiccano Naquela época tínhamos um gato e Algum lugar em parte alguma) e cinque romanzi tra cui Subsolo infinito e Poeira: demônios & maldições che mirano alla costruzione di mondi distopici, sullo sfondo di trame apocalittiche. Lo stesso anno Ivana Arruda Leite (Araçatuba, SP, 1951) pubblica Histórias da mulher do fim do século, il cui tutolo è il riassunto delle sue opere precedenti: Falo de mulher e Ao homem que não me quis, racconti, e Eu te darei o céu – e outras promessas dos anos 60 e Hotel Novo Mundo, romanzi. Alberto Mussa (Rio de Janeiro, RJ, 1961) pubblica Elegbara, racconti che ricreano, grazie alla fusione di storia, finzione e mito, le origini multiculturali del Brasile. Nella costruzione della sua opera (O trono da Rainha Jinga, O enigma de Qaf, O movimento pendular e O senhor do lado esquerdo), Mussa mescola i generi (storico, giallo, saggistica) non come perifrasi ma come reinvenzioni.

Nel 1998 André Sant’Anna (Belo Horizonte, MG, 1964) pubblica Amor che, attraverso la parodia, crea una narrazione iperrealista, scanzonata e irriverente per denunciare le falsità di un mondo di apparenze e conformismo (Sexo, Amor e outras histórias, O paraíso é bem bacana, Inverdades). Lo stesso anno Marcelo Mirisola (São Paulo, SP, 1966) debutta con i racconti di Fátima fez os pés para mostrar na choperia. L’autore utilizzerà l’autofiction per costruire una narrazione sfrontata e cinica (O herói devolvido, O azul do filho morto, Charque) che giudica e condanna ogni cosa. Sempre del 1998 è Carreiras cortadas, de Bernardo Ajzenberg (São Paulo, SP, 1959), un autore che narra accuratamente il vicolo cieco delle relazioni affettive della classe media, tema che caratterizza tutta la sua opera, la quale si compone di altri cinque romanzi (Efeito suspensório, Goldstein & Camargo, Variações Goldman, A gaiola de Faraday e Olhos secos) e di una raccolta di racconti (Homens com mulheres). Sempre nel 1998, Tércia Montenegro (Fortaleza, CE, 1976), pubblica O vendedor de Judas, brevi storie che raccontano con crudezza la vita in una metropoli nordestina, a cui fanno seguito altre tre raccolte, Linha férrea, O resto de teu corpo no aquário e O tempo em estado sólido.

Nell’ultimo anno del Novecento entrano in scena Menalton Braff (Taquara, RS, 1938), Adriana Lisboa (Rio de Janeiro, RJ, 1970) e Altair Martins (Porto Alegre, RS, 1975). Braff percorre il cammino della narrazione psicologica, con una scrittura lieve che rivela poco a poco gli aspetti sommersi dei rapporti umani, in due raccolte di racconti (A sombra do cipreste e A coleira no pescoço) e otto romanzi (Que enchente me carrega?, Castelos de papel, Na teia do sol, A muralha de Adriano, Moça com chapéu de palha, Bolero de Ravel, Tapete de silêncio e O casarão da Rua do Rosário). Adriana Lisboa fa ormai parte, insieme a Milton Hatoum, Bernardo Carvalho e Paulo Lins, del gruppo degli scrittori brasiliani contemporanei più stimati, studiati e tradotti. Adriana ha esordito con Os fios da memória, subito seguito da Sinfonia em branco, Um beijo de colombina, Rakushisha, Blu corvino e Hanói, romanzi, e Caligrafias, racconti – nei quali ricerca “la bellezza gloriosa del quasi nulla”. La prosa di Adriana Lisboa, inondata di poesia, lavora i fili di una trama costruita con piccoli pezzi di stoffa, con i loro disegni apparentemente fragili, allo stesso tempo ancorati a un ordito inalterabile. In Blu corvino è evidente l’interesse dell’autrice nel confrontarsi con personaggi sradicati che sondano il passato con l’intento di legittimare il presente e che, di fatto, finiscono per riconsiderare i loro obiettivi. Altair Martins ha pubblicato quattro raccolte di racconti (Como se moesse ferro, Se choverem pássaros, Dentro do olho dentro e Enquanto água) e un romanzo, A parede no escuro. C’è in tutti la presenza di un linguaggio poetico che fa da mediatore tra gli uomini e le donne consumati dal dolore di un’esistenza fragile.

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Traduzione di Marta Silvetti

Sono nata e vivo a Roma. Sono laureata in Lingue e Culture del Mondo Moderno e mi sono specializzata in Traduzione dal portoghese con una tesi sulla poesia in prosa di Eugénio de Andrade. Dopo il Master per Redattori Editoriali dell'Università di Urbino ho collaborato con la Nuova Frontiera occupandomi di schede di lettura e revisioni.

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