Mardulce

Quando è nata Mardulce?

Abbiamo iniziato a lavorare nel marzo del 2011 e i primi libri sono stati pubblicati a settembre dello stesso anno.

 Può descrivere il lavoro della casa editrice?

Siamo una casa editrice interessata a riflettere su ciò che è contemporaneo, sullo status della contemporaneità. Per questo pubblichiamo giovani o nuovi autori, ma anche testi con più di 100 anni che mantengono viva un’inquietudine per ciò che è attuale, che ci permettano di posizionarci come una casa editrice “di scoperte”.

Siamo una piccola casa editrice, pubblichiamo circa 12 libri l’anno. Abbiamo tre collane: Ficción (romanzi e racconti) Ensayo (centrata su saggi di letteratura e di estetica) e Tiempo (di interesse socio-politico). Stiamo per lanciare una quarta collana di saggi filosofici, di ricerca di nuovi autori, in questo caso, di filosofia. Pubblichiamo autori argentini, latinoamericani e traduzioni (fino ad ora dal francese, inglese, portoghese e tedesco). Pubblichiamo molti autori giovani, alcuni molto famosi a livello internazionale (Jean Echenoz, Cynthia Ozick, Michael Hardt, etc.) e classici – generalmente inediti in spagnolo- che vale la pena scoprire (Victor Segalen, Roland Firbank, etc).

 Qual è stato il primo libro che avete pubblicato?

Due romanzi che sono usciti contemporaneamente. Un año, di Jean Echenoz, e La ingratitud, di Matilde Sánchez.

 Quali caratteristiche deve avere un autore per pubblicare con voi?

È una domanda molto difficile, soprattutto perché non è la caratteristica di un autore, quanto piuttosto quella di un testo, che mi interessa. Mi piace la letteratura e la saggistica che non cade in nessun tipo di ingenuità. Ovvero, che in una qualche forma – ciascuno a suo modo, in alcuni più esplicitamente, in altri in maniera indiretta e discreta – si interroghi sulla propria condizione letteraria. Questo non significa che pubblichiamo solo “metaletteratura” (e infatti non è così: guardando il catalogo, non pubblichiamo nessun libro del genere) ma testi che si mantengono sufficientemente lontani dal mainstream. Mi piacciono i libri che “hanno qualcosa da dire”. Poi, sia per la narrativa come per la saggistica, abbiamo pubblicato libri di stili ben diversi – mi sembra apprezzabile la diversità – e che hanno in comune solamente il fatto di essere lontani dalle linee guida del mercato.

 Quali sono i titoli più venduti? E quali rappresentano meglio la vostra linea editoriale?

Il più venduto è il romanzo El viento que arrasa, di Selva Almada. Anche il suo romanzo successivo, Ladrilleros, sta funzionando molto bene. Anche Un año, di Jean Echenoz ha trovato tanti lettori.

La trompeta del ángel vengador, di Dalton Trevisan – per molti il migliore scrittore brasiliano vivente, vincitore del premio Camoes – nonostante sia un libro di racconti, che come sappiamo sono più difficili da vendere, sta ottenendo risultati molto buoni. Il saggio ¿Cuánto vale el arte? di Isabelle Graw ha già esaurito la prima edizione, e El gran libro del dandismo (con saggi su Balzac, Baudelaire e Barbey d’Aurevilly) lanciato da poco, è partito in modo molto promettente.

Non è facile definire quale libro rappresenti meglio la nostra linea editoriale. Vorrei segnalarne almeno tre:

El origen del narrador. Actas completas de los juicios a Flaubert y Baudelaire. Come indica il titolo, è una raccolta di discorsi dei pubblici ministeri, degli avvocati difensori e dei verdetti delle giurie nelle cause per oscenità a Madam Bovary e ai Fiori del male, del 1857, più una breve corrispondenza tra Flaubert e Baudelaire, e la recensione che Baudelaire scrisse su Madam Bovary. È un libro che non era mai stato pubblicato prima in spagnolo. È stato il nostro primo saggio, e ha funzionato molto bene, ha esaurito la prima edizione e ha avuto recensioni lusinghiere. Credo che il successo si debba al fatto che esprime bene l’idea che una “scoperta” può essere un testo di 150 anni fa, sempre che sia attuale. In questi processi, appare per la prima volta la distinzione tra autore e narratore (non si può condannare Flaubert per quello che dice il narratore del romanzo e per questo viene assolto), tema che ancora oggi continua a essere dibattuto, in ogni causa di plagio, in ogni scandalo, in ogni discussione pubblica.

-Leonardo Sabbatella: nel 2012, quando l’autore aveva solo 25 anni, abbiamo pubblicato il suo primo romanzo, El modelo aéreo. Ha avuto un certo succés d’estime (è stato scelto come uno dei libri dell’anno dal giornale La Nación) ma non è stato per nulla un successo di vendite. Nel 2014 pubblicheremo El pez rojo, il suo secondo romanzo. Menziono il suo caso perché in esso appaiono due tratti che ci piacciono di Mardulce: uno, scoprire nuovi autori. Due, accompagnare la pubblicazione di un’opera. Secondo noi Sabatella è un grande scrittore, che va aiutato a trovare il suo pubblico. Crediamo che una casa editrice come Mardulce debba insistere, debba continuare a proporre un autore che considera valido, a prescindere dal suo successo (più o meno) immediato.

El viento que arrasa, primo romanzo di Selva Almada, che si è convertito in una sorta di portabandiera di Mardulce: cinque ristampe, diritti di traduzione venduti in Brasile, Francia, Italia, Olanda e Svezia, ed è stato previsto anche un adattamento cinematografico e teatrale, è un grande libro, e tutto il merito è dell’autrice. Ma Mardulce ha preso anche decisioni che vale la pena mettere in evidenza. El viento que arrasa è stata la prima “opera prima” che abbiamo pubblicato. È stata lanciata alla fiera del libro di Buenos Aires del 2012. Normalmente, in occasione della fiera, si lanciano libri più “commerciali”, autori più famosi. Noi abbiamo preferito rischiare con un’opera prima di un’autrice quasi sconosciuta (fino a quel momento aveva pubblicato un libro di racconti che purtroppo era stato letto da pochi). Ci è andata bene.

 Che tipo di lettori sono gli argentini?

L’argentina ha una grande tradizione letteraria, che viene da Borges e da ancora prima. Quindi si tratta di un lettore esigente, colto, consumatore di altri prodotti di qualità dell’industria culturale. Ma la domanda, in verità, non è tanto riferita alla qualità del lettore, quanto piuttosto alla quantità: sembra essere un numero ridotto, abbastanza basso. Sono buoni lettori, ma sono pochi. Nel nostro caso, cerchiamo un lettore relativamente giovane, (ma non solo giovane) che abbia già una biblioteca o che desideri averne una, e che ancora consideri la letteratura come un’esperienza piacevole e radicale.

 Come descriverebbe la situazione dell’attuale industria editoriale del suo paese? E in generale in America Latina?

L’industria editoriale in Argentina è precaria. Non bisogna dimenticare che siamo un piccolo paese dipendente: le principali case editrici sono multinazionali – molte volte con capitali di fondi d’investimento o di altre industrie d’intrattenimento – con la sede centrale in Spagna. A questo si aggiungono anche (e soprattutto) le costanti crisi economiche e politiche che si abbattono sulla società dalla fine degli anni’60. Solamente 10 anni fa, l’indice di povertà raggiungeva il 50% della società. Oggi la situazione è un po’ migliorata, ma sempre minacciata da una grande instabilità. A questo punto, azzarderei a sostenere che la crisi economica è il grande passatempo degli argentini…

Per cui, non smette di essere miracolosa la quantità di buoni scrittori che ci sono in Argentina, in mezzo a questo panorama. Forse il vero miracolo argentino non è avere un Papa a Roma, ma avere almeno otto o dieci grandi scrittori viventi, che ancora scrivono le loro opere.

 Cosa fa il governo del suo paese per incentivare l’industria editoriale e promuovere la lettura?

Poco o nulla.

 I vostri libri sono tradotti all’estero?

Come dicevo prima, i libri di Selva Almada sono tradotti, non abbiamo ancora ricevuto offerte per altri autori, speriamo che ciò avvenga presto…

 Quali paesi europei sono maggiormente interessati alle vostre pubblicazioni?

Francia, Italia e Germania.

 C’è qualche aneddoto sulla sua casa editrice che vorrebbe condividere con noi?

Oggi ho scoperto (giuro che è vero: è stato proprio oggi) che mi hanno rubato la bottiglia di J&B che avevo sulla libreria, vicino alla mia scrivania. Volevo prendere il mio whisky vespertino e non c’era più. Chi l’ha rubata? I miei colleghi sostengono di non essere stati, e gli credo. Ieri ho avuto una riunione con un autore, ma immagino che non sia stato lui (anche se desidero che sia stato lui: l’immagine di un autore che ruba il whisky al suo editore è molto forte). C’è un servizio di pulizie che viene una volta la settimana, ma, l’ultima volta che è venuto, la bottiglia era al suo posto. Com’è potuto accadere? Non lo so. Misteri del mondo editoriale.

Qual è il prossimo libro che pubblicherete e perché ne consiglierebbe la lettura? 

Inclúyanme afuera, romanzo di María Sonia Cristoff, autrice argentina, abbastanza famosa da noi, che ha avuto molto successo in Germania (pubblicata da Beremberg Verlag). Secondo me è un gran libro. Un romanzo anarchico, nella migliore tradizione dei testi sul complotto. Ha una prosa molto elegante, sobria e, allo stesso tempo, molto ironica. Uscirà a marzo 2014.

Risponde alle nostre domande Damián Tabarovsky, direttore editoriale di Mardulce. La fotografia è di Barbara Scotto.

 

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Traduzione di Raffaella Accroglianò

Raffaella Accroglianò sono nata e cresciuta a Roma, ho vissuto e studiato in Spagna e ho lavorato e vissuto in Argentina. Dal 1996 studio, leggo e amo la lingua spagnola. Mi sono occupata di cooperazione internazionale, bambini in situazione di rischio e abbandono, carcere, urgenze sociali di varia natura e traduzioni. Nel 2009 mi sono avvicinata al mondo dell’editoria promuovendo autori argentini. Ho letto e schedato libri per Ponte alle Grazie e per la Voland. Dal 2011 collaboro con il blog delle edizioni Sur. Insegno la lingua italiana agli stranieri e la lingua spagnola agli italiani.

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