Los días del arcoíris

Intervista a Antonio Skarmeta di Raul Argemí

Anche i dittatori fanno figuracce. Nel 1988, Augusto Pinochet decise che era ora di dare un tocco democratico alla sua dittatura e indisse un referendum. Se vinceva il “Sì” avrebbe governato per altri otto anni, per espresso volere dei cileni. Se vinceva il “No” avrebbe indetto a breve termine elezioni anticipate. Il fatto storico fu la vittoria del “No” con più del 50% dei voti, e così ci furono le elezioni, con brogli, ma questa è un’altra storia.

Antonio Skàrmeta, con Los días del arcoíris, ripropone in chiave romanzesca gli avvenimenti successi in occasione di quel plebiscito. La sua abilità sta nel riuscire a intrecciare fatti reali e invenzioni, e il risultato è un romanzo che si legge senza difficoltà e che ottiene ciò che si era proposto: dirci che, a volte, i dittatori soccombono dinnanzi all’allegria. Mentre lo leggevo mi è tornato in mente un ricordo legato al film dei Beatles Yellow submarine. Anche lì musica e creatività riuscivano a vincere sui biechi Blu.

Los días del arcoíris ha due protagonisti. Il primo, Adriàn Bettini, è un brillante e brillante pubblicitario che non ha lavoro perché il suo nome è inserito nella lista di proscrizione. Il secondo, Nico, è un giovane di diciotto anni, figlio di un professore di filosofia delle scuole medie, fidanzato con la figlia di Bettini.

Bettini viene convocato dal governo per organizzare la campagna del “Sì”. Il governo è presente, con i suoi spot pubblicitari, in tutti gli spazi disponibili, ma, volendo mostrare per una volta la sua faccia democratica, concede all’opposizione, pochi giorni prima del voto, quindici minuti giornalieri.

Argemí – Quando ho finito di leggere il romanzo ho pensato che si ricostruisse e si celebrasse un giorno di festa. La festa del “No” a Pinochet.

Skàrmeta – ( Sorride) Quello fu un giorno di festa. Si dimostrò che la fantasia e la felicità sono armi molto potenti. Dopo quelle giornate la gente non fu più la stessa. Fino ad allora sembrava che Pinochet non se ne sarebbe mai andato, che non c’era modo di cacciarlo, e per molti di noi l’unico futuro possibile era andare via dal Cile. Fu la forza degli artisti, dei creativi, che concepì una campagna che ci fece votare la speranza.

Argemí – Penso che se si fosse potuto scommettere, il “Si” sarebbe stato favorito.

Skàrmeta – (Ride. Skàrmeta è un uomo dalla risata facile e possiede una contagiosa affabilità) Le quote sarebbero state date cinque a uno! Nel mio romanzo ciò viene detto da Patricio Aylwin, il primo presidente del ritorno alla democrazia. I seguaci di Pinochet erano sicuri che avrebbero vinto, mentre gli altri che avrebbero potuto giocarsela. Ma in fondo successe che i cileni erano ormai stanchi dei tanti anni passati sotto il regime di Pinochet. Addirittura la destra, quella meno estrema, e anche gli imprenditori volevano presentarsi al mondo in una maniera più accettabile. In sostanza erano stanchi del loro governo. Lo slogan per il “Sì” era Pinochet o caos, ma non fu sufficiente; la gente voleva di più.

Argemí. – Adriàn Bettini rifiuta di fare la campagna ufficiale e finisce per fare quella dell’opposizione.

Skàrmeta – In questo personaggio sono racchiusi tutti quei pubblicitari che hanno rischiato la vita per organizzare quella campagna politica. La battaglia era difficile perché bisognava convincere gli indecisi. I seguaci di Pinochet avevano le idee chiare, e gli oppositori anche, ma gli indecisi erano molti e bisognava dimostrargli che dire “No” era possibile e, sopratutto, utile.

Inoltre c’era un altro elemento di difficoltà perché l’opposizione comprendeva dai democristiani ai socialisti. Di fatti la grande trovata fu il logo, l’immagine della campagna, che fu un arcobaleno. Tutti i colori, ognuno diverso dall’altro ma tutti un’unica cosa e, come dice Bettini, l’arcobaleno spunta dopo il temporale ed è allegria.

Argemí – I democristiani destabilizzarono Salvador Allende con le loro manifestazioni e “caceroladas”.

SkàrmetaÈ vero, hanno soffiato sul fuoco dell’insurrezione. Ma la guerra contro Allende era già cominciata, addirittura prima che divenisse presidente. È bene domandarsi come avrebbe governato se non si fosse ritrovato nel mezzo della Guerra Fredda. Allende era un democratico, ma fu ostacolato nel suo compito fin dal principio perché non tolleravano un socialista al governo del Cile.

La alegría ya viene”. Brano della campagna per il “No”.

Argemí – Uno dei momenti fondamentali della campagna concretizza quella richiesta. Un modo di dire: finiamola con la tristezza. Ci troviamo musica pop, molto orecchiabile e tutta la simpatia delle buone pubblicità. Ma nel tuo romanzo ciò trae origine da un avvenimento di Raúl Alarcón, “Florcita Motuda”, brano che rivisita (riempiendo di “no”) il valzer Danubio Blu di Johann Strauss. Si tratta di un personaggio molto simpatico e, nota curiosa, l’unico reale di questo romanzo.

Skàrmeta – ( Sorride) Florcita Motuda ha il suo ruolo in questa storia, e dato che possiede quest’aria strana da musicista eccentrico, mi sembrava giusto che stesse nel romanzo, perché lui stesso non sembra reale. Florcita Motuda si definisce un surrealista cileno, è un gran compositore, pieno di talento, che rifugge sempre dagli schemi.

Vals Imperial del No”. Di Florcita Motuda su musica di Johann Strauss, Edito per la campagna contro Hugo Chávez in Venezuela.


Argemí – I personaggi sentono di rischiare costantemente la propria vita, perché durante l’organizzazione della campagna l’ombra dei desaparecidos continua ad allungarsi, come è per il padre di Nico; e anche gli assassinii continuano.

Skàrmeta – Questo è uno dei meriti da riconoscere agli artisti che misero la propria faccia per gli spot pubblicitari. Scelsero di non nascondersi.

Argemí – Un’osservazione. Los días del arcoíris è un romanzo nitido, che si lascia leggere facilmente. Dialoghi e capitoli sono delineati con un’efficace messa in scena. Sbaglio se lo metto in relazione alla tua esperienza di attore e regista teatrale?

Skàrmeta – (Grande risata) Mi fa tanto piacere che tu lo abbia notato! Ovviamente sì! Costruisco sempre ai miei romanzi pensando al teatro, ai personaggi e alle scene. Il teatro sta alla base della mia carriera letteraria, e in questo romanzo c’è anche il teatro. Per esempio nelle rappresentazioni alle quali partecipa Nico e nell’uso che fa di Shakespeare, per dire ciò che non è permesso dire. In che altro modo potrebbe essere se non questo? Quando mi domandano chi è il migliore scrittore moderno dico sempre: William Shakespeare. Ha scritto su tutti gli argomenti che davvero sono importanti. Su tutti!

Argemí – In fine, su cosa stai lavorando ora?

Skàrmeta – È da tempo che lavoro ad un romanzo, forse mi ci metto e lo finisco. Si tratta di una storia di latinos a New York; quando la salsa ancora non era di moda, né i latinos tanto conosciuti.

Argemí – Nei tuoi esordi hai studiato teatro a New York. Centra qualcosa?

Skàrmeta – ( Ride) Diciamo di sì… e il teatro troverà ampio spazio in questo romanzo.

Los días del arcoíris, Premio Iberoamericano di Narrativa Planeta-Casamérica 2011, è un’ode alla speranza. Sicuramente anche la banda del Sgt Pepper avrebbe pensato la stessa cosa.

Raúl Argemí è nato a La Plata in Argentina nel 1946. Scrittore e giornalista ha pubblicato diversi romanzi tradotti in varie lingue. In Italia ha pubblicato “L’ultima carovana della Patagonia”, “Penultimo nome di battaglia” e “Patagonia ciuf ciuf”, tutti editi da La Nuova Frontiera.
La versione originale di questa intervista è stata pubblicata da sigueleyendo.es

Traduzione di Marc Nisticò

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