Julio Ramón Ribeyro, racconti delle circostanze, di Iván Thays

Pubblichiamo questo articolo di Ivan Thays uscito sul blog culturale El vano oficio. Ivan Thays stila una lista dei suoi racconti preferiti di Julio Ramón Ribeyro e ci introduce al mondo narrativo del grande e dimenticato autore peruviano.

traduzione di Alice Lucchiaro

Ribeyro visse a Parigi all’epoca del Boom letterario, frequentò tutti gli scrittori famosi di quegli anni e mai nessuno gli risparmiò una parola di elogio. Tuttavia, è uno dei “dimenticati” del Boom, forse perché la notorietà lo rifuggì sempre o perché, al contrario, fu lui a volerla evitare a causa della sua personalità anti-Boom: un uomo non solo discreto, insicuro e con una grande “propensione al fallimento”, ma anche molto silenzioso. Il silenzio -salvo alcune eccezioni- non va d’accordo con il successo. Lo scrittore peruviano ritornò in Perù qualche anno prima della sua morte. Si comprò un monolocale di fronte al mare e si circondò di amici, suoi complici letterari. Inoltre, scoprì che nel suo Paese lo ammiravano moltissimo: durante una festa in suo onore organizzata da un comune, la gente che era rimasta fuori lo incitò a mostrare la sua sottile figura e a salutare dal balcone del municipio intonando il coro “Ribeyro è del popolo”. Molte volte lo vidi passeggiare sul lungomare di Barranco; ai tempi io insegnavo in una scuola superiore proprio a fianco del palazzo dove viveva. La sua timidezza si confuse con la mia e non riuscii mai ad avvicinarmi e a ringraziarlo per le sue opere. Adesso me ne pento. Quando Ribeyro morì aveva ottenuto da qualche mese il premio della Feria Internacional del Libro di Guadalajara, quando ancora si chiamava “Premio Juan Rulfo”. Non fece in tempo a ritirarlo, ma riuscì a vedere riconosciuta la sua grandezza anche al di fuori del proprio Paese.

Benché tra le opere di Ribeyro io preferisca i frammenti, le idee e gli aforismi raccolti in Prosas apátridas (Prose senza patria), ci troviamo senza dubbio di fronte a uno scrittore di racconti molto prolifico che ha prodotto alcuni esempi memorabili di questa forma narrativa. Lo spirito della UEFA 2012 mi ha contagiato, dunque elenco qui undici titoli: i miei undici racconti preferiti di Julio Ramón Ribeyro. Una guida per principianti.

1. Gli avvoltoi senza piume: Un racconto che sembra il copione di un film neorealista italiano. Due bambini che raccolgono immondizia per dare da mangiare a un maiale. L’animale più grande inghiottisce sempre quello più piccolo. I bambini, avvoltoi senza piume, si difendono, ma la città ha le fauci spalancate.

2. Sopra i tetti: È stato il primo racconto che ho letto di Ribeyro e la prima volta che ho pianto davanti a un racconto. L’ho riletto tante volte quand’ero alle superiori e non sono mai riuscito a non commuovermi. Il rapporto tra il bambino e il nonno anziano è senza tempo.

3. Spumante nel seminterrato: Mi è sempre parsa straordinaria la capacità di Ribeyro di ritrarre i particolari di una situazione. Quando il protagonista di questo racconto arriva nella sua sede di lavoro per auto-festeggiare i suoi 25 anni nell’azienda, con delle empanadas in una mano e una bottiglia di spumante nell’altra, il lettore rimane coinvolto e profondamente commosso ancor prima che finisca il racconto.

4. Le bottiglie e gli uomini: Un padre e un figlio si scontrano in un combattimento rituale che non riassume soltanto la complessità dell’amore genitore-figlio, ma anche il processo di trasformazione durante il quale il figlio diventa padre e protettore. L’ultima scena, quando il figlio mette un anello sul corpo sconfitto del padre, è epica.

5. La prima nevicata: Il miglior racconto che abbia mai letto, di qualunque autore, sull’esilio. Un peruviano timido si lascia sopraffare da un altro peruviano, intraprendente e sicuro, che invade il suo piccolo appartamento. Il racconto procede in una tensione impressionante tra le due forme di vivere l’esilio e si conclude con una nevicata che è soltanto la prima che cadrà sulle loro vite.

6. Silvio nel roseto: Anche se non mi piace l’architettura simbolica complessiva, troppo scontata, su cui è costruito il racconto, è innegabile che la storia risulti meravigliosa quando scopriamo che Ribeyro ha voluto insegnare al suo protagonista che si può vivere solo nel presente. Nel presente non esiste felicità né amarezza, solo pace. Una straordinaria lezione di vita.

7. Alienazione: La storia di un giovane mulatto che vuole trasformarsi in un “gringo”, spinto dal suo amore per una ragazza e dal desiderio di avere successo in un mondo di bianchi. In questo racconto c’è una frase costruita in modo memorabile: “Precisiamo che si chiamava Roberto, qualche anno dopo si faceva chiamare Boby e negli ultimi documenti ufficiali compariva con il nome di Bob. Nella sua vertiginosa ascesa verso il nulla, perse del suo nome una sillaba dopo l’altra.”

8. In fondo al baratro: Molti considerano questo racconto, in cui una famiglia senza mezzi cerca di resistere alla dura legge della città, come l’unico racconto di Ribeyro in cui i personaggi non falliscono. Sebbene la vita non si faccia scrupoli, loro sono “come l’edera” e resisteranno sempre.

9. La medaglietta: Un racconto breve, fantastico, d’ispirazione kafkiana. Un individuo trova una medaglietta che gli cambia la vita in un bidone della spazzatura. Alla fine, anche se il racconto è ambientato in una realtà assurda, non c’è dubbio che, come le migliori storie di fantasia, sia uno specchio della realtà-reale. Ognuno di noi porta con sé una medaglietta che ci indica come muoverci in una vita che non ci piace e che non capiamo.

10. Il professore supplente: Di tutta la sua opera il personaggio più toccante è questo professore supplente, un uomo senza fortuna al quale un giorno viene data un’opportunità, quella di sostituire un professore di storia, che lui spreca andando in giro per strada con la testa tra le nuvole, senz’arte né parte, schiacciato dalle sue paure. Se fosse un alcolizzato potrebbe essere un personaggio di Joseph Roth. Il ritratto in persona del fallimento e dei tiri mancini che giochiamo a noi stessi.

11. Solo per fumatori: Un racconto straordinario sul vizio. Prendendo spunto dal vizio del fumo vengono raccontati aneddoti, alcuni autobiografici, in cui la sigaretta diventa padrona della vita di chi ne fa uso. Il racconto è ricco di divagazioni e digressioni. Capiamo in fretta che si parla di sigarette, ma che in realtà ci si riferisce soprattutto al grande vizio (o “dolce condanna” come direbbe Onetti) dello scrivere. In questo racconto Ribeyro ci ha consegnato la sua arte poetica.

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