Feira do Livro/Lisboa

A Lisbona ieri è finita la Feira do Livro. L’edizione di quest’anno sarà ricordata soprattutto per la polemica tra gli editori indipendenti e il nuovo gruppo editoriale LEYA (che nel giro di pochi mesi ha raggrupato sotto un’unica sigla nomi storici dell’editoria portoghese come Dom Quixote, Texto, Caminho, ASA e Pergaminho) sulle dimensioni degli stand. La LEYA, per la prima volta, ha preteso (e, in parte, ottenuto) stand più grandi e diversi, violando così il principio di uguaglianza che da sempre vige nelle due settimane della feira del parco Eduardo VII.  Per settimane sulla questione sono corsi fiumi di inchiostro e l’inizio della fiera è stato anche posticipato di un paio di giorni. Alla fine si è arrivati a un compromesso che ha rimandato la questione all’anno prossimo. Polemiche a parte, i nostri autori sono stati, come sempre, i veri protagonisti: Agualusa, Viegas e Peixoto hanno più volte incontrato i loro lettori – autografando esemplari dei loro romanzi o semplicemente scambiando quattro chiacchiere con chi da anni li legge – e Germano Almeida, approfittando del fatto che Capo Verde era il paese ospite, ha preso parte a più di un incontro. Peccato che Paulina Chiziane non sia potuta venire a Lisbona perché il suo ultimo romanzo – che La Nuova Frontiera pubblicherà presto – in Portogallo sta avendo un grande successo. Si è visto anche Saramago che, di passaggio per Lisbona, oltre a litigare a distanza con Lobo Antunes (leggete, se volete, i primi due numeri della rinnovata revista LER, ora diretta da Francisco José Viegas, per avere un’idea di quanto si detestino i due Grandi della letteratura portoghese),  ha dichiarato al “Público” che “mai come oggi è evidente quanto Marx avesse ragione”. Il resto del paese, però, in preda a una delirante euforia calcistica, non pensa a Marx ma alla nazionale tedesca che potrebbe essere un ostacolo insormontabile per la nazionale portoghese. Bandiere ovunque e caroselli a ogni vittoria accompagnano le partite di Cristiano Ronaldo & Co. Nel frattempo, venerdì scorso si sono festeggiati contemporaneamente tanto Santo António (patrono di Lisbona) che i 120 anni dalla nascita di Fernando Pessoa. Per ricordare il poeta, sono state organizzate alcune iniziative: a praça do Comércio un curioso concerto hip hop di rapper portoghesi che hanno messo in musica i versi del poeta di Tabacaria e alla Casa Fernando Pessoa una serie di incontri organizzati da Jeronimo Pizarro che continueranno fino a luglio. Auguri, quindi, Fernando! e, per chiudere, ecco l’ultimo inedito pessoano, un Caeiro scovato pochi giorni fa fra le sue carte nella trascrizione proposta da Pizarro:

Gosto do céu porque não creio que elle seja infinito.
Que pode ter comigo o que não começa nem acaba?
Não creio no infinito, não creio na eternidade.
Creio que o espaço começa numa parte e numa parte acaba
E que agora e antes d’isso ha absolutamente nada.
Creio que o tempo tem um princípio e tem um fim,
E que antes e depois d’isso não havia tempo.
Porque ha de ser isto falso? Falso é fallar de infinitos
Como se soubessemos o que são de os podermos entender.
Não: tudo é uma quantidade de cousas.
Tudo é definido, tudo é limitado, tudo é cousas.

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