Diario di traduzione/Missing 4

di Chiara Muzzi

Credo che un traduttore viva sempre il momento in cui deve consegnare la sua creazione all’editore con un misto di liberazione per il lavoro finalmente finito e di malinconia per un nuovo capitolo della sua “carriera” che si chiude. Punto a capo. Mi godo quindi questi ultimi giorni di ritocchi a Missing con particolare intensità. Cosa dire a questo punto? Un libro a dir poco poliglotta, dove italiano, spagnolo e inglese, oltre a qualche parola tedesca, si mescolano in continuazione e richiedono al traduttore particolare cura per non impoverire i giochi linguistici del testo originale. Ma allora il traduttore quante lingue deve sapere, più o meno bene? Io direi il più possibile. Ma non basta. Per tradurre bisogna anche possedere una cultura generale tanto ampia da spaventare chi ammette, come me, di avere molte lacune (deformazione professionale, sorry, qui parla l’insegnante). Quando mi sono accorta di aver tradotto Motown come se fosse una città e non una casa discografica o l’agente arancio usato in Vietnam dagli americani come l’agente arancione, mi sono sentita molto ignorante… Insomma, quello che voglio dire, a parte i problemi tecnici che ho incontrato io, è che i lettori di Missing verranno travolti da una stimolante tempesta di riferimenti alla musica, al cinema, alla storia, alla geografia, alla gastronomia, alle auto, alle abitudini quotidiane degli americani e chi più ne ha più ne metta, proprio come è successo a me. A presto!

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