Diario di traduzione/Missing 3

di Chiara Muzzi

Ma è sempre vero che i libri rispecchiano la personalità di chi li scrive? Emiliano Monge non me lo sarei di certo aspettata un uomo in giacca e cravatta, sempre serio e poco loquace, ma Alberto Fuguet, per il libro che ha scritto, mi dava l’impressione di essere più formale e che avrei dovuto pormi in modo più professionale. Ma come si fa a continuare a esserlo se alla mia prima mail, in cui mi sono presentata e in cui gli ho esposto come collaboreremo, mi scrive una mail dal titolo “missing en la selva”, dicendo che si trova sperduto nella foresta amazzonica per un film che vuole girare, senza internet, senza telefono e senza luce? E se al suo ritorno mi dice che “está todo picado de mosquitos” e che non c’erano i ventilatori perchè non c’era la luce? Come si può, dico io, essere formali? In realtà qualche avvisaglia di originalità l’avevo colta traducendo, qualche battuta particolare o qualche paragone curioso mi hanno fatto sorridere più di una volta, rivelando molto dell’autore, ma mai dare le cose per scontate, ho pensato.

La rilettura procede rapida, sarà un libro molto piacevole da leggere, più facile di Morire di memoria, non c’è dubbio. Il tono colloquiale con cui l’autore ha impostato buona parte del libro ha il vantaggio di rendere spontaneo lo stile, ma lo svantaggio di creare al traduttore qualche problema a livello lessicale, di scelta della “volgarità” migliore, già che di “puta” e “mierda” ce ne sono parecchi…

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