Diario di traduzione/ Sexografías

di francesca bianchi

Ci siamo. Il giorno tanto atteso è arrivato. Dal red carpet della mia scrivania scompaiono le suppellettili (un astuccio e un portaocchiali) e fanno il loro ingresso i dizionari. In ordine di apparizione: Dizionario spagnolo-italiano, italiano-spagnolo di Laura Tam, Edizioni Hoepli; Diccionario de uso del español actual Clave, DELI-Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, Zanichelli, e il nuovissimo Dizionario Analogico della Lingua Italiana, sempre Zanichelli. Sì, continuo ad usare i dizionari in cartaceo e pure i loro doppelgänger digitali, non si sa mai… Al centro di questa sorta di composizione floreale di dizionari aperti, il mio vecchio PC afono (se potessi farvi sentire il rumore della sua ventola mi dareste ragione) e subito sotto il vero protagonista, il libro originale: Sexografías di Gabriela Wiener, edizione Melusina 2008. Tutto è pronto. Ciak, si gira.

La metafora cinematografica, ora che ci penso, è assolutamente azzeccata, perché ho sempre pensato che tradurre fosse un po’ come girare un remake.

Ti vedi la scena davanti, con la testa piegata mentre leggi il libro nella lingua originale, i personaggi che parlano nella lingua originale, con il gesticolare tipico di quella lingua, e quando alzi la testa sullo schermo del computer devi immaginarti quella scena, stessa ambientazione (scusate ma NON POSSO pronunciare né scrivere la parola location), stessi attori, ma nella tua lingua, con il suo ritmo, le sue sospensioni, la sua gestualità. A volte è “buona la prima”, a volte dovete penare tu e gli attori per rifarla proprio uguale. E i giorni passano, e la produzione sollecita. Purtroppo, una delle differenze fondamentali è che la produzione cinematografica e quella editoriale non hanno esattamente le stesse risorse a disposizione …

continua…

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7 Comments Diario di traduzione/ Sexografías

  1. alessandro marconcini

    Ciao, finalmente una buona notizia! Questa Wiener mi sembra una voce davvero interessante. Ho letto qualche traduzione su Internazionale, e mi sono convinto ad acquistare i suoi due libri, questo che stai traducendo (o magari hai finito, mi scuso per il ritardo con cui leggo questo post, non conoscevo il blog, e stavo cercando appunto notizie sulle eventuali traduzioni di Gabriela Wiener) l’ho letto tra ieri e oggi, e l’ho trovato particolare ed intrigante. Buon lavoro Francesca
    alessandro

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  2. f

    Grazie Alessandro,
    effettivamente anch’io sono rimasta colpita dalla sua scrittura “intrigante” come la definisci tu. Il libro è tradotto, uscirà tra pochi giorni, il 30 giugno. Spero ti piaccia… ma tu l’hai già letto in spagnolo quindi?

    Reply
    1. alessandro marconcini

      Ehi, che velocità! Sei stata talmente veloce che non ce l’ho fatta a “scusarmi”. Stavo continuando ad “indagare” in rete ed ho visto che è in uscita, infatti, con il titolo di “Corpo a corpo”.
      Si, come ti dicevo, l’avevo comprato insieme a “Nueve Lunas”, in spagnolo. Conosco abbastanza bene la lingua, anche se non credo ai tuoi livelli. Sono rimasto affascinato dal castigliano nel 94, quando sono stato un mese in Cile, e quando sono tornato mi sono iscritto ad un corso, non intensivo, che ho frequentato poi per 13 anni. Poi ho avuto la fortuna di conoscere un paio di persone, una spagnola ed una argentina, che mi hanno aiutato molto a perfezionare la lingua; inoltre, quando ho cominciato ad acquisire dimestichezza, sono stato abbonato per qualche anno e El Pais della domenica, ed ho cominciato a guardare film in castigliano. Sono poi stato diverse volte in Spagna e in Sud America (Argentina, Paraguay, Uruguay, Colombia) ed in Centro America (Nicaragua, Costa Rica, Messico). Ho quindi una conoscenza della lingua che mi permette di leggere in lingua originale, a differenza dell’inglese, pur conoscendolo (sempre non benissimo), faccio davvero fatica a leggere in inglese. Scusa se mi sono dilungato.
      Si, quindi l’ho letto in spagnolo, e devo dire che ci sono dei momenti altissimi. Il “pezzo” su Nacho Vidal è spassoso…quello con la Dominatrix, quello sulle trans. Ha questo modo di approcciare le cose sfrontato ma serio, anche se fa spesso ridere. Credo sia una voce davvero originale.
      Ad ogni modo non dev’essere stato un lavoro semplice. Ammiro chi lo fa con passione, come credo tu faccia. E’ stato un piacere fare la tua conoscenza, seppur virtuale. Se dovesse capitarmi, lo rileggerò nella tua traduzione 🙂 per solidarietà!
      Ciao!
      ale

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  3. f

    Piacere mio.
    Gabriela sarà ospite al Festival di Internazionale a Ferrara che si svolgerà il 5-6-7 ottobre, dove presenteremo il libro. Se tu avessi la possibilità di venire potresti conoscerla di persona!

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    1. alessandro marconcini

      Cavolo, questa è una notizia che potrebbe spingermi a venire. Il Festival è molto bello, ci sono stato solo una volta, quattro anni fa. Il problema, secondo me, è che capisco si voglia farlo rimanere in quei luoghi suggestivi del centro di Ferrara, ma i posti sono pochissimi e le code sono insopportabili. Tre d’anni fa mi contattarono, come credo altri blogger, per pass e sala stampa, visto che spesso parlo di Internazionale sul mio blog, ma ero in partenza e non sono potuto andare. Potendo evitare le code sarebbe più comodo! Gli anni seguenti non si sono più fatti sentire…
      Ma quindi non è che anche le altre traduzioni sue che ho letto su Internazionale erano tue?

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  4. f

    La traduzione del brano che hai letto su Internazionale non è mia ma di Sara Bani.

    Parlando delle code a Ferrara, come tutti i Festival che sono cresciuti rapidamente credo che anche quello di Ferrara sia rimasto “stupito” dall’affluenza di pubblico. Spero però che non vinca la scelta della delocalizzazione perché ritengo sia una scelta culturale importante per una cittadina italiana di provincia ospitare una manifestazione che richiama migliaia di persone da tutto il mondo. Dopo il terremoto che ha colpito anche Ferrara credo ce ne sia ancora più bisogno. Ovviamente organizzazione e logistica si possono migliorare, spero solo che non si scelga la soluzione del “taglio netto”.
    Speriamo di vederci a Ferrara.

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    1. alessandro marconcini

      Si, sono d’accordo con te, e Ferrara è davvero una città molto molto bella. L’unica alternativa sarebbe, forse, almeno per gli eventi che richiamano molto pubblico, utilizzare uno spazio più ampio (che ne so, un palasport).
      Per quanto riguarda lo “speriamo di vederci a Ferrara, a questo punto ti dico, sicuramente, visto che proprio adesso ho prenotato l’albergo per i tre giorni del Festival, a scatola chiusa. A questo punto sarà “obbligatorio” incontrarci!
      Ciao

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