Diario di traduzione / Scritti apolidi 5

Scritti apolidi è una traduzione collettiva. Nasce come stage conclusivo del Corso di traduzione editoriale dallo spagnolo dell’Agenzia formativa Tuttoeuropa di Torino, anno di corso 2013-2014. Diciassette gli studenti, coordinati da Gina Maneri. Ogni traduttore si è quindi occupato di un certo numero di frammenti, ma la discussione collettiva e la supervisione da parte della tutor hanno garantito l’uniformità dell’opera.
Nel corso delle discussioni sono emersi diversi “nodi” da sciogliere, di cui vi presentiamo qualche assaggio.

Alcune scritture si scolpiscono nella mente, tanto da influenzare il modo in cui si pensa: non solo o non tanto il contenuto, quanto proprio il modo in cui si costruiscono le frasi e i periodi dei pensieri. Ricordo che quando facevo il terzo anno di superiori leggevo spesso i Dialoghi con Leucò di Pavese e, visto che non era proprio la più leggera delle letture, mi capitava spesso di addormentarmi. In quel momento i miei sogni si popolavano non soltanto di figure mitologiche in vena di riflessioni (non sempre, almeno), quanto piuttosto di quelle frasi complesse, scavate una dentro l’altra come labirinti di caverne.
Ecco, una cosa simile mi è capitata traducendo Prosas apátridas, di Julio Ramón Ribeyro. Una mattina mi sono accorto che stavo pensando in quel modo: camminando per strada, stavo costruendo frammenti ‘ribeyriani’ nella mia testa. Soprattutto, stavo riproducendo il modo che ha Ribeyro di costruire frasi e periodi e di condensare riflessioni nello spazio di un frammento. Anche il contenuto delle Prosas apátridas mi ha stimolato delle riflessioni, ovviamente, ma di natura diversa (a dire la verità, molto spesso non mi trovo d’accordo con lui). E poi, in fondo, qualunque lettura interessante stimola delle riflessioni a partire dal proprio contenuto, seppur ogni volta in modo diverso, ed è già una bella cosa. Non tutte le letture interessanti, però, hanno il potere di spostare a loro piacimento i mattoncini delle parole nel mio cervello.
Ecco, Ribeyro invece è capace di fare questo. Non so quanto peso abbia in tutto ciò il fatto che non ho semplicemente letto i suoi frammenti ma ne ho anche tradotti alcuni, che quindi ho letto e riletto decine di volte, per cercare di capire come funzionavano e poterli poi riscrivere (Antony Shugaar, in un articolo apparso sul “New York Times”, parla del tradurre come camminare lungo un’autostrada su cui quasi tutti, invece, viaggiano a 120 km/h). Sicuramente questo lavoro ha avuto delle conseguenze; in fondo, però, la stessa cosa mi è capitata anche con altri autori, che non stavo traducendo.
Ciò che mi ha conquistato, essenzialmente, sono i periodi complessi e ordinati di Ribeyro e soprattutto le sue virgole, che sono come porte che si aprono, ma ogni volta in modo diverso. Come esempio, che spero valga come stimolo, riporto qui la conclusione del frammento 19, che è di una bellezza che prescinde dal contenuto, quasi pittorica, con tutte quelle virgole, ognuna delle quali è lì per fare qualcosa di particolare, inaspettato:
Entonces tendrá que escrutar, indagar, apelar a filósofos, novelistas o poetas para devolverle a su mundo armonía, orden, sentido, inútilmente, además.

Claudio Maringelli

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