Diario di traduzione / Scritti apolidi 1

Scritti apolidi è una traduzione collettiva. Nasce come stage conclusivo del Corso di traduzione editoriale dallo spagnolo dell’Agenzia formativa Tuttoeuropa di Torino, anno di corso 2013-2014. Diciassette gli studenti, coordinati da Gina Maneri. Ogni traduttore si è quindi occupato di un certo numero di frammenti, ma la discussione collettiva e la supervisione da parte della tutor hanno garantito l’uniformità dell’opera.
Nel corso delle discussioni sono emersi diversi “nodi” da sciogliere, di cui vi presentiamo qualche assaggio.”

Carlo III di Francia arriva a Bruges nel XIV secolo… ‘mhh controllo chi era questo Carlo III e se davvero è vissuto nel XIV secolo, ma solo per scrupolo eh!’
(Molte ore dopo…)
Eccolo là. L’errore d’autore che tanti temono. Capita, e anche abbastanza spesso dicono gli esperti del settore. Ma perché tra 17 piccoli traduttori in erba proprio io ho dovuto sperimentare l’ansia che ti assale quando stai traducendo per la prima volta (e forse anche l’ultima) qualcosa che verrà addirittura P-U-B-B-L-I-C-A-T-A davvero e che parecchia gente leggerà? E ora? Devo cercare bene tra tutto lo scibile umano per assicurarmi che non sia una cosa sfuggita a me e non a LUI. Partono le ricerche forsennate tra enciclopedie, siti più o meno attendibili di storia medievale e link non ben identificati che rimandano ad altrettante pagine sperdute nell’universo del web. Bene, dopo aver controllato mille volte nomi, date e avvenimenti incrociando le informazioni, imparato a memoria la dinastia carolingia, tutti i discendenti (legittimi e non) di Filippo il Bello, memorizzato alla perfezione la storia di Bruges dal 1300 in poi, mi sento abbastanza sicura da poter affermare che effettivamente sì, c’è un errore, il nostro Julio Ramón ha avuto un lapsus, una defaillance, una svista, chiamiamola come vogliamo ma il succo è che anche i grandi autori possono sbagliare. Quindi io piccola traduttrice in erba (e aggiungerei senza futuro) come posso affrontare la cosa senza rimetterci la reputazione o la credibilità? Lascio l’errore dove sta perché Julio Ramón è morto e ciò che è suo rimane ormai scritto così? Oppure intervengo e faccio una piccola modifica al testo a favore della verità storica e non se ne parla più, non sia mai che qualcuno se ne accorga e urli al mondo che Ribeyro prendeva anche lui le cantonate? Dalla regia mi suggeriscono l’opzione MC Hammer (https://www.youtube.com/watch?v=otCpCn0l4Wo), detta anche “si guarda ma non si tocca”. E allora va bene così, io mi sento un po’ più sollevata da tutte queste responsabilità e posso andare avanti a tradurre.
Sì, ma non per molto…
Poche righe dopo si consuma il dramma, la tragggedia. Trovo un’espressione, riferita a una donna, che in spagnolo è come una frase fatta, ma in italiano non ha una corrispondenza: tener buen cerca/lejos. Niente panico, provo un po’ di opzioni, poi ne scelgo una (bella da vicino/a distanza) con parole abbastanza standard. Troppo standard, infatti. Effettivamente la versione spagnola è più colorita e io l’ho appiattita troppo. Seconda opzione, sempre sul basilare (bella in primo piano/all’orizzonte): niente. Terza opzione, stavolta con l’aiuto degli altri 16 piccoli traduttori in erba, tartassati giornalmente sulla questione: vengono fuori alcune idee interessanti, giochini linguistici e qualche simpatica coppia di termini con lessici specialistici che possono fare al caso nostro; per citarne solo alcuni: bella in prima fila/ultima fila, al microscopio/col telescopio, a un centimetro/a un chilometro. Ma la regia ci fa notare che lo spagnolo utilizza un’espressione piuttosto normale, perciò rischiamo di strafare. A questo punto: panico. Il baratro. Giorni e giorni in cui la questione è stata sottoposta a quasi ogni essere umano con il quale ho avuto contatti (e che mi conoscesse un minimo da non pensare che fossi completamente pazza). Ancora niente. Solo perplessità, mie e di tutti quelli che storcevano il naso sentendo le opzioni. E poi, dopo una fase acuta di delirium ‘traduciens’ – N.d.T.: Neologismo del Traduttore — arriva l’illuminazione: la risposta a tutti i nostri (ormai la faccenda era diventata collettiva) dilemmi. Promette bene da vicino/lontano. Una cosa semplice ma non troppo, che si dice ma non troppo, standard ma non troppo. Insomma, la soluzione era sempre stata sotto gli occhi di tutti ma nessuno se n’era accorto. Approvata dagli altri piccoli traduttori in erba, proposta e approvata anche dalla regia. Evviva! Gioia e giubilo! Un altro mistero della traduzione è stato risolto. Possiamo tornare a dormire sonni tranquilli, ma magari prima mi faccio una tisana, che scoprire quanta ansia può metterti una parola mi ha messo ancora più ansia.

Mariateresa Cappitelli

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