Diario di traduzione/ La mia vita è un romanzo

di Simona Brogli

Non è facile calarsi nei panni di un pestifero ragazzino dodicenne quando a) non hai più quell’età da un bel pezzo, b) non hai mai raggiunto il suo livello di “ribellione” nei confronti di genitori e insegnanti, c) a differenza di lui, adoravi leggere.

Facilissimo, invece, è innamorarsi di quello stesso ragazzino per la sua ingenuità, la sua fantasia e l’abilità diabolica che dimostra nel trovare ogni scusa per evitare sgraditi doveri, caratteristiche che si accompagnano a un’insolita capacità di amare e capire gli altri senza riserve. Simpaticissimo, Derek Fallon, ma terrificante da avere in famiglia!

Dal punto di vista del traduttore, un libro come La mia vita è un romanzo presenta un problema non indifferente, che consiste nel traghettare usi e costumi di una diversa cultura nel nostro universo quotidiano.

Un esempio per tutti. I centri estivi, i campi estivi sono realtà che conosciamo: i ragazzi che li frequentano giocano, disegnano, socializzano, fanno gite – si passano il tempo, insomma – all’insegna del divertimento e dello svago. Un Learning Camp, invece, è qualcosa di molto diverso perché prevede lezioni continuative che abbracciano un po’ tutte le materie. È una sorta di scuola non- scuola, dove comunque i ragazzi sgobbano sul serio e il gioco trova spazio solo in certi momenti. Non è una vacanza o un soggiorno studio, che implicherebbero una permanenza all’estero con relativo apprendimento di lingua straniera. Non è una scuola estiva, anch’essa dedicata allo svago e non allo studio. Si impone quindi un compromesso, ed ecco il campo scuola, che non è una soluzione del tutto soddisfacente (nella nostra cultura, l’espressione rimanda sempre ad attività ludico-ricreative), ma riunisce in sé l’idea del campo estivo e quella della fatica di imparare.

È una lingua semplice, quella del giovane Derek, io-narrante di questo romanzo, ma proprio per questo insidiosa per chi – adulto – è chiamato a renderne la semplicità. Accompagnano un testo semplice ma non facile (mi si permetta il gioco di parole) illustrazioni tanto infantili quanto fantasiose che sottolineano l’originalità di un personaggio disarmante per schiettezza e candore.

Simona Brogli                                                                                                                                                                                                                                                    continua…

SIMONA BROGLI è nata e vive a Modena con suo marito e i suoi due cani.

Benché laureata in Lingue all’Università di Bologna con una tesi incentrata proprio sulla traduzione, non “vede la luce” per alcuni anni e approda al mondo dell’editoria collaborando inizialmente con un professionista già affermato che coglie le sue potenzialità.

Dopo la classica gavetta, comincia a lavorare per svariate case editrici traducendo narrativa e saggistica dal francese e dall’inglese, per poi specializzarsi – se così si può dire – nella narrativa per ragazzi.

My Life as a Book, di Janet Tashjian, è la sua ultima fatica.

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