Diario di traduzione/ La mia vita è un romanzo IV

Avevo già accennato al fatto che il testo di My Life as a Book è accompagnato da un buon numero di illustrazioni. Eh sì, perché il nostro Derek Fallon – che gli adulti costringono non solo a leggere (orrore!) ma anche a prendere nota dei termini che non conosce – ha deciso di realizzare il suo personalissimo vocabolario disegnando le parole.

I suoi omini stilizzati, ciascuno corredato dalla sua brava didascalia, punteggiano quindi l’intero libro, con il risultato di vincolare il traduttore a scelte “a tema” non sempre facilissime e ancorarlo, volente o nolente, all’universo infantile del protagonista.

Un esempio.

Derek e il suo migliore amico, Matt, mangiano un gelato attingendo con i cucchiaini dalla stessa vaschetta. A un certo punto, come nelle migliori tradizioni, i due ragazzini finiscono per contendersi il poco cioccolato rimasto, e Matt lo fa, dice Derek, by fencing his spoon with mine. Ora, sarebbe facile – e forse più efficace – rendere l’azione con un’espressione del tipo “incrociando il cucchiaino con il mio come se fosse una spada” oppure “usando il cucchiaino come una spada”. Peccato però che il disegno a lato rappresenti il duello di due simil-moschettieri (con tanto di cappello piumato) e sia accompagnato dalla didascalia fencing, ossia tirare di scherma. La scelta di una perifrasi che tenga conto della figura e della relativa indicazione risulta quindi obbligata, anche se non del tutto gradita, e il traduttore si piega a scrivere usando il cucchiaino contro il mio come se tirasse di scherma.

Tra i tanti casi come questo, tuttavia, ce n’è uno che mi è rimasto particolarmente impresso, forse perché la soluzione ha richiesto un filo di inventiva in più.

Ecco il contesto. Tutta la famiglia Fallon, cane compreso, è in aereo, diretta a Boston. Derek, irrequieto come sempre, gironzola lungo i corridoi e vorrebbe andare a trovare Bodi (il cane), che non viaggia in cabina. La hostess, però, gli dice che ai passeggeri non è consentito l’accesso alla cargo area. Banale, no? Si tratta della stiva, né più né meno, ovvero di quel locale che il Sabatini Coletti definisce adibito a magazzino delle merci sulle navi e sugli aeromobili. Il problema è che l’illustrazione a lato rappresenta una nave – ecco, appunto! – debordante di masserizie varie, e la didascalia che la correda recita semplicemente cargo, ossia carico. E adesso?

Dopo lunga meditazione e alcuni tentativi infruttuosi, mi rendo conto che anche stavolta (v. Diario di traduzione II) l’originale mi costringerà a sciogliere la frase per poter rendere conto di quel “carico”. E lo stile dovrà essere quello del giovane Fallon, semplice e diretto, o la violenza sul testo – perché di questo si tratta – sarà doppia. La hostess e la traduttrice, quindi, sia pur dispiaciute, informeranno Derek che i passeggeri non possono accedere alla stiva, cioè alla pancia dell’aereo dove viene messo il carico.

Certo che anche un libro per ragazzini può rivelarsi tosto…

Simona Brogli

SIMONA BROGLI è nata e vive a Modena con suo marito e i suoi due cani.

Benché laureata in Lingue all’Università di Bologna con una tesi incentrata proprio sulla traduzione, non “vede la luce” per alcuni anni e approda al mondo dell’editoria collaborando inizialmente con un professionista già affermato che coglie le sue potenzialità.

Dopo la classica gavetta, comincia a lavorare per svariate case editrici traducendo narrativa e saggistica dal francese e dall’inglese, per poi specializzarsi – se così si può dire – nella narrativa per ragazzi.

My Life as a Book, di Janet Tashjian, è la sua ultima fatica.

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