Diario di traduzione/ La mia vita è un romanzo II

Si parlava della difficoltà di traghettare usi e costumi di una diversa cultura nel nostro universo quotidiano.

Benissimo, e quando la suddetta cultura estranea (non semplicemente straniera, attenzione) si esprime per giochi di parole, modi di dire e proverbi?

L’argomento è già stato affrontato da millanta traduttori, e non sarò certo io ad aggiungere qualcosa di nuovo. L’arte, la fatica del mediare sono già note a chi –miracolo! – si interessa al lavoro di noi Caronti di parole.

In un’occasione, però, My Life as a Book mi ha sfidato a trovare quella famosa mediazione.

Tutto nasce da un’espressione un po’ particolare che, in forma scritta, ha origine nientemeno che nel 1840. Sembra logico presumere che la stessa espressione fosse utilizzata nel parlato molto prima di quella data. Per riferirsi a una persona particolarmente in gamba/divertente/astuta/allegra, infatti, la lingua inglese crea un paragone con una quantità variabile di… scimmie. Perché parlo di “quantità variabile”? Perché le suddette scimmie possono essere contenute in gabbie, scatole, barili, vagoni, carretti, e chi più ne ha più ne metta. La traduzione letterale, quindi, funzionerebbe più o meno così: “Pinco Pallino è in gamba/divertente/astuto/allegro come una gabbia/una scatola/un barile/una vagonata/una carrettata di scimmie.” È probabile che il paragone originale nascesse da spettacoli itineranti in cui esotiche scimmiette si esibivano per divertire il pubblico. Attualmente, però, l’espressione ha assunto una connotazione negativa, perciò dire che “Pinco Pallino è […] come un/a […] di scimmie” non è esattamente fargli un complimento.

Ma venendo al nostro testo, tutte le elucubrazioni di cui sopra servono a poco, perché si dà il caso che in quel momento il dialogo tra due personaggi verta proprio sulle scimmie, e più precisamente sugli scimpanzé. A peggiorare ulteriormente le cose, si ridà il caso che il termine utilizzato dai due personaggi sia cartloads. Oltre a significare “carrettate”, infatti, il malefico vocabolo rientra nella categoria dei cosiddetti collective nouns, ossia quei sostantivi che in inglese servono a indicare un gruppo di oggetti, persone, animali, concetti e altro. Ragion per cui, un branco di scimpanzé diventa a cartload of chimpanzees. Ed ecco che le “carrettate” si ritrovano di colpo sovraccariche di significato. Riusciranno i nostri eroi a mediare e a trasferire entrambe le valenze del termine originale nella lingua di arrivo?

Vediamo adesso il contesto in cui appare l’amletico dilemma.

Il protagonista, Derek, chiacchiera con un compagno di scuola, Joe, che ha l’hobby di inventare racconti fantastici. L’ultima trovata di Joe è una storia che parla di uno scimpanzé allergico alle banane, il quale, dovendo salire sugli alberi per procurarsi le noccioline [sic], diventa il miglior scalatore della sua tribù (tribe). Derek, oltre a spiegare al compagno che le noccioline non crescono sugli alberi, gli fa presente che i gruppi di scimpanzé non si chiamano tribù, bensì cartloads. Joe, che non è una cima, si dimostra incredulo: cosa c’entrano le carrettate? Le scimmie mica guidano i carretti. Magari nel tuo racconto dovrebbero, obietta Derek. Potrebbe essere divertente una storia basata su cartloads of chimpanzees in carts.

Confesso di avere alzato bandiera bianca quasi all’istante per quanto riguardava il collective noun. In italiano, sono ben pochi i sostantivi con una valenza analoga. Parlando di animali, ad esempio, esistono termini come branco, gregge, mandria, stormo. E poi? Come collegarli alle scimmie che guidano i carretti?

Uno a zero per My Life as a Book.

D’accordo, allora, concentriamoci sulle “carrettate”.

Non esiste un equivalente italiano dell’analogia inglese. Nella nostra lingua e nella nostra cultura, l’unica relazione con le scimmie è stabilita dalla curiosità (“curioso come una scimmia”). Sì, però come addomesticare il parallelo per poi inserirlo nel discorso? L’unica soluzione che avevo – e che in genere rifuggo come la peste – era esplicitare il concetto con un’aggiunta. Giuro, le ho tentate tutte prima di decidermi in questo senso. Dovevo per forza mantenere le “carrettate” perché erano collegate ai “carretti” delle scimmie e degli scimpanzé, ma non potevo nemmeno permettere che il dialogo risultasse del tutto incomprensibile al (giovane) lettore italiano. Ecco quindi che Derek precisa al suo compagno «Non ci sono le tribù di scimpanzé. Ci sono le carrettate di scimpanzé. Hai presente il detto “curioso come una carrettata di scimmie”?»

Gioco, partita, incontro. My Life as a Book ha vinto.

Simona Brogli

continua…

SIMONA BROGLI è nata e vive a Modena con suo marito e i suoi due cani.

Benché laureata in Lingue all’Università di Bologna con una tesi incentrata proprio sulla traduzione, non “vede la luce” per alcuni anni e approda al mondo dell’editoria collaborando inizialmente con un professionista già affermato che coglie le sue potenzialità.

Dopo la classica gavetta, comincia a lavorare per svariate case editrici traducendo narrativa e saggistica dal francese e dall’inglese, per poi specializzarsi – se così si può dire – nella narrativa per ragazzi.

My Life as a Book, di Janet Tashjian, è la sua ultima fatica.

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