Diari di traduzione/Morirse de memoria 4

25/08/2011

Chi più sa più dubita, si dice, e mentre si traduce un autentico, splendido, delirio come quello di Monge me lo sono ripetuta spesso, ogni volta che una parola in apparenza facile mi ha aperto interi mondi, che sinceramente non avrei mai pensato di dover esplorare… Esemplare è stata la mia avventura con il ministerio público messicano e con el acta che il protagonista deve consegnare a quelli del tanatorio, un’avventura che mi ha portato a scoprire cosa fare nel nostro Bel paese in caso di morte violenta di un familiare (sempre utile, per carità, ma tocchiamo ferro). Ebbene, in Messico il ministerio, che ho tradotto subito ovviamente con ministero, riunisce, intelligentemente direi, vari servizi, per cui per denunciare la morte di un familiare o per rispondere a un interrogatorio si va tutti lì. In Italia invece, per avere il permesso di disporre del corpo del defunto, occorrono vari giri tra comune, tribunale e questura, mentre di ministero ne sentiamo parlare solo al telegiornale. Come tradurre quindi un organo istituzionale che da noi non c’è se non cercando di capire cosa si farebbe qui se succedesse quello che succede nel libro?

Ebbene sì, tradurre è anche questo, doversi fare una cultura su argomenti di cui si preferirebbe non sapere niente, ma forse il fascino di tradurre sta anche qui…

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Traduzione di Lorenzo Ribaldi

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