Diari di traduzione/Morirse de memoria 3

1/8/2011

Dunque, quella che doveva essere una lettura piuttosto rapida e, in teoria, la penultima rilettura, si sta rivelando più ardua del previsto. È una questione di dettagli, sfumature, virgole, lavoro che credevo di avere già fatto alla prima rilettura, ma mi sbagliavo. Quello che sembrava chiaro e definitivo spesso non lo è più, magari alla luce di un qualche elemento a cui non avevo prestato la giusta attenzione. È quello che è successo con la scelta dei tempi verbali.

Forse perché l’autore è messicano, forse perché in spagnolo anche quello che hai fatto ieri si racconta al passato remoto, Morire di ricordi in lingua originale si presenta praticamente dalla prima all’ultima riga al passato remoto, mettendo sullo stesso piano temporale azioni lontane nel tempo e azioni molto più recenti. In un libro come questo, un susseguirsi e un accavallarsi continuo di scene e immagini del passato che si sovrappongono al presente, il problema è stato proprio capire la differenza sul piano temporale dei ricordi del protagonista, per poterli rendere in italiano in modo più immediato ricorrendo vuoi al passato prossimo vuoi al passato remoto. Allora, l’incendio quando l’ha visto? Il telefono quand’è suonato? Che ore sono? Da quando Claudia se n’è andata? Il taxi quando l’ha preso? Perché ha le unghie sporche? La risposta la si deve cercare spezzettata tra le righe di un libro che più che un romanzo sembra un gioco di memoria…

Chiara Muzzi

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Traduzione di Lorenzo Ribaldi

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