Diari di traduzione/Morirse de memoria 1

30 giugno 2011

Chiara, il prossimo sarà un po’ difficile, dimmi se te la senti. Così l’editore mi ha presentato Morirse de memoria di Emiliano Monge, l’impresa titanica in cui sono impegnata, dopo essere uscita soddisfatta e ancora piuttosto sana di mente da Salone di bellezza di Mario Bellatin.

Un testo voluminoso quello di Monge, il secondo dell’autore ma il primo a essere tradotto in Italia, diviso in quattro parti, comprensibile alla prima lettura dal punto di vista della lingua… come se bastasse! Siamo davanti a un vero monologo ininterrotto di 180 pagine, una più una meno. Da quando il protagonista, nella prima pagina, cerca faticosamente di alzarsi da letto, si iniziano poco a poco a mescolare ricordi della sua vita, da quelli più recenti dominati dal fuoco di un incendio di cui non sappiamo nulla di preciso, a quelli più lontani nel tempo, legati alla sua infanzia. Una successione quasi infinita di immagini, tutte di una concretezza e di una semplicità sorprendenti ma piene di metafore a dir poco geniali. Lo stesso autore, a cui ho chiesto di spiegarmi alcune parole per le quali nemmeno l’onnipotenza di internet ha saputo aiutarmi, ha definito il libro un rompecabezas, se lo dice lui figuriamoci chi lo deve tradurre! Ammetto che ormai, arrivata quasi alla fine della prima stesura, penso e vedo il mondo come lui, tale è ormai la mia immedesimazione. E ne sono affascinata, ovviamente. Chi leggerà quello che per noi italiani sarà Morire di ricordi capirà a cosa mi riferisco… Alla prossima!
Chiara Muzzi

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Traduzione di Lorenzo Ribaldi

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