Diari di traduzione / Los ingrávidos 2

Anche se con il lavoro sono già a buon punto (in termini di pagine, non certo di soluzioni), posso comunque dirvi quanto ho vacillato quando ho letto, già nella prima pagina, una dichiarazione di stile da parte dell’autrice, ovvero “no encuentro los tiempos verbales precisos”. E il mio pensiero è stato: “E come dovrei trovarli io, allora?” Ma l’avvertimento, che per ora rimane solo un avvertimento, apre subito la strada a quello che può forse presentare il primo problemino: el niño mediano. Ecco la frase nell’originale: En esta casa vivimos dos adultos, una bebé y un niño mediano. Decimos que es el niño mediano porque aunque es el mayor de los dos, él insiste en que aún es mediano. Y tiene razón. Es el mayor pero es chico, así que es mediano. El niño mediano è quello che in italiano si chiamerebbe bruttamente il “figlio di mezzo” (c’è anche una sindrome). In spagnolo, però, si abbrevia volentieri con “el mediano”. Sia questo personaggio che la “bebè”, in tutto il corso della narrazione, non avranno mai un nome, ma verranno appunto chiamati così, el niño mediano, o semplicemente el mediano, e la bebè. Si potrebbe dire il “bambino di mezzo”, al posto del figlio di mezzo. Ma quel di mezzo in italiano dà più la sensazione che ci sia un bambino “di mezzo”, che ci va “di mezzo”, oppure che sta in mezzo ai piedi. Quindi opterei quasi per “il bambino medio”. Perché? Mi rendo conto che può sembrare il bambino “nella media”, ma se leggete: In questa casa viviamo in due adulti, una neonata e un figlio di mezzo. Diciamo che è il figlio di mezzo perché sebbene sia il maggiore, lui insiste a dire che è ancora quello di mezzo. Non sarebbe meglio invece: In questa casa viviamo in due adulti, una neonata e un bambino medio. Diciamo che è il bambino medio perché, sebbene sia il maggiore, lui insiste a dire che è ancora medio. Riesce a dare la sfumatura del bambino che infantilmente si definisce “medio” perché ancora non vuole essere “grande”? Ora, la parola bebè in Messico è usata molto più frequentemente che in italiano, e comunque non mi piace, tantomeno dovendola ripetere spessissimo. Ma la neonata? Ripeterlo troppe volte mi farebbe pensare a quella di pesce. E allora usare “bambina”? Ma poi bambina accanto a bambino è ridondante e non rispetterebbe comunque la distinzione che c’è nell’originale. Allora forse alternare “neonata” con “la bambina piccola”, “la bambina” e “la piccola” potrebbe essere una soluzione, per mantenere due vocaboli diversi che indicano lui e lei, e per togliere di mezzo quel brutto figlio “di mezzo” e quel brutto “bebè”. Forse funziona, ma varrà per tutto il libro? E l’autrice (che gran risorsa gli autori ancora in vita…) sarà d’accordo? Ma soprattutto, è la soluzione migliore? Vincerò il Marziano d’Oro? Manca ancora abbastanza alla consegna, ci sono ancora molte notti da perderci sopra. Alla prossima

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Traduzione di elisa tramontin

Elisa Tramontin è nata a Belluno, ma vive e lavora a Roma. Laureata in Lingue e Letterature Straniere a Bologna, dal 2005 collabora con diverse case editrici e si occupa di traduzione e sottotitolazione di film e documentari. Per laNuovafrontiera ha tradotto Mario Benedetti, Fernando Aramburu, Antonio Dal Masetto, Lucía Puenzo, Sergio Álvarez e Valeria Luiselli.

2 Comments Diari di traduzione / Los ingrávidos 2

  1. Alessio

    Sono d’accordo sul fatto che “bambino di mezzo” sia brutto in italiano, però non credo che questa soluzione suggerisca “il bambino che sta in mezzo” “che ci va di mezzo”, soprattutto perché poco prima c’è l’espressione “neonato” quindi si capisce bene che si parla di età, però in effetti se è un’espressione che ricorre in tutto il libro… beh, io personalmente trovo fastidiosa anche la traduzione “medio”. Buona fortuna Elisa!
    Un abbraccio

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    1. elisa

      Sto ancora vagliando le opzioni… Vi toccherà leggerlo per scoprire come ho deciso di tradurre!
      Grazie mille, Alessio, dell’interesse. A presto!
      Elisa

      Reply

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