Dalla parte del serpente

Perché sono così tristi? Mi chiede mia figlia al museo davanti al quadro “Cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso”. Perché sono stati cacciati dal paradiso. Chi li ha cacciati? Dio. Perché? Perché Eva ha dato una mela proibita ad Adamo. E chi l’ha data a Eva? Un serpente che in realtà era il diavolo. E perché l’ha data a Eva e non ad Adamo? È una domanda seria. È la madre di tutte le domande. Resto in silenzio per qualche attimo. Anche se la Genesi è ancor più inverosimile della favola della Bella addormentata nel bosco, una madre femminista dev’essere sempre pronta a rispondere a una domanda del genere. Lena mi guarda col suo sguardo curioso di bambina di sette anni, due occhi che brillano ogni volta che mette in moto la sua logica implacabile, puntando dritto verso di me. Una volta, quando aveva appena due anni, prese di nascosto i miei assorbenti e se li appiccicò sulle spalle come due fragili ali e si mise a correre scompisciandosi dalle risate. Non poteva sapere che stava giocando con qualcosa che un giorno le servirà a contenere il suo stesso sangue e che le ricorderà che per una donna corpo e destino sono la stessa cosa. Oggi conosce qualche cosa in più, soprattutto dopo che ho fatto la sciocchezza di farle vedere il video di un parto naturale. Da quel giorno giura che non avrà figli. Io trattengo un sorriso e le dico che un giorno per lei tutto ciò avrà un senso e il dolore sarà l’ultima delle sue preoccupazioni, ma se davvero non lo vorrà avrà il sacrosanto diritto di non farlo. Per questo la trascino con me alle manifestazioni in difesa dell’aborto o contro la violenza di genere, e quando vedo che si annoia a sentir ripetere i miei proclami le ricordo il nostro discorso davanti a quel quadro nel museo. Le ricordo quella favola irreale e assurda che ci raccontano da generazioni, quella in cui noi donne siamo le cattive, le streghe, le costole, le sconsiderate, le colpevoli, le deboli, le madri di ogni disgrazia. Il fatto è, figlia mia, che dobbiamo iniziare a raccontarci altre favole, favole più vere, più divertenti, più giuste, più nostre, come quella in cui le donne sono amiche dei serpenti e non hanno mai avuto intenzione di entrare in paradiso.

 

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Traduzione di

Franca Pirina nata e cresciuta a Livorno, espatriata e poi ritornata. Dal 2005 lavora con, tra, per i libri occupandosi di editoria con sorti alterne e ricoprendo vari ruoli, all'insegna del precariato. Correttrice, traduttrice, ideatrice e realizzatrice di progetti di condivisione della lettura come #LettoriFuori. Per laNuovafrontiera cura la collana di giornalismo narrativo Cronache di Frontiera e ha tradotto il libro di Gabriela Wiener Corpo a corpo (il diario di traduzione lo trovate qui) e Z. La guerra dei narcos di Diego Enrique Osorno. Collabora con Internazionale e altre riviste italiane e straniere.

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