Corpo a corpo di Gabriela Wiener, recensione di Guadalupe Nettel

Sulla rivista letteraria messicana “Letras Libres” è uscita nel 2008 questa recensione del primo libro di Gabriela Wiener, Corpo a corpo,  scritta da Guadalupe Nettel, autrice di romanzi e racconti, che propone un’interessante lettura di alcuni aspetti del libro. Buona lettura!

Non c’è modo migliore per conoscere una società che indagare le sue pratiche e abitudini sessuali. Per sentire il polso di una città non basta conoscere il numero degli abitanti o il partito che la governa, bisogna informarsi anche se le persone si baciano per strada, come si abborda una prostituta, quanti sexy-shop ci sono sull’elenco telefonico. Un paese che di notte esibisce donne in vetrina come bambole dentro a delle scatole non può essere uguale a un paese dove le ragazze aspettano i clienti in pieno giorno al mercato, in mezzo a frutta e verdura. Corpo a corpo, l’interessantissimo libro della giornalista peruviana Gabriela Wiener, descrive la società da questo eloquente punto di vista. Il testo, scritto con una freschezza e un’intelligenza degne di nota, è frutto di un’indagine empirica e approfondita.

Infatti, per parlare dei casi di poligamia a Lima, Gabriela è riuscita a farsi ospitare per qualche giorno da una famiglia composta da una specie di guru e le sue sei mogli che, con le loro continue lodi della vita comunitaria per poco non la convincono a diventare l’ottava concubina.

Nel giornalismo gonzo, al quale l’autrice aderisce completamente, l’inviato non soltanto si lascia trasportare dagli eventi e ne diventa protagonista, ma in qualche modo asseconda o provoca le assurde e strampalate situazioni che poi si diverte a descrivere. Per questo il lavoro di questa scrittrice è molto più simile a quello di Hunter S. Thompson che a quello di un normale reporter. Leggendo il suo libro il lettore proverà una sensazione di sorprendente prossimità con i fatti, che farà accelerare il suo ritmo cardiaco. Gabriela Wiener non sembra aver nessun tabù né alcuna malizia quando ci parla della sua sessualità, delle sue sofferenze, la sua curiosità o le sue perversioni e questa sincerità conferisce alla sua prosa una qualità ammirevole, un coraggio poco comune ai giorni nostri.

In uno dei testi che più colpiscono di questo libro si narra la vicenda delle immigrate che vendono i propri ovuli alle cliniche spagnole per la fecondazione assistita. Anche in questo caso l’autrice si è sottoposta a questa poco raccomandabile prova fisica e da questa sua esperienza nasce la narrazione delle varie tappe – burocratiche ed emotive – che devono affrontare le giovani che decidono di vendere i propri ovuli. In Addio, piccolo Ovocito, addio non solo vengono descritti con una minuziosità sconvolgente le alterazioni fisiche causate dall’assunzione di ormoni, il rapporto con il personale medico, l’operazione chirurgica che questa avventura implica, gli odori e i rumori della clinica, ma anche il trattamento che le donatrici ricevono a seconda del gruppo etnico d’origine. Alla fine, ci racconta Wiener, resta soltanto la nostalgia di un figlio mai avuto che un’altra donna porta nel seno.

È anche vero che spesso, dopo aver letto queste crónicas il lettore rimane con un’inquietante sensazione di vuoto o di assurdo e per questo è da lodare la scelta di includere un capitolo intitolato In viaggio con l’ayahuasca che, anche se non condivide con gli altri il tema della sessualità, ci ricorda la dimensione della spiritualità sempre presente nelle culture dell’America Latina, molto più simile a quella orientale che non a quella promossa dal cattolicesimo.

L’erotismo femminile – di umani o suini di tutte le età – è uno degli assi portanti del libro che non tralascia il tema della maternità. While you were sleeping descrive le fantasie sessuali delle donne incinte che si scambiano foto su internet, ma anche di quegli uomini che provano un’irresistibile attrazione per le donne in gravidanza. Veniamo a sapere che questa perversione costituisce una nicchia importante nel mercato pornografico. Il capitolo si chiude con un’interessante riflessione dell’autrice che ha appena scoperto di aspettare una bambina. Wiener si rivolge alla futura figlia con quella complicità che a volte nasce tra donne. Una delle maggiori virtù del libro è quella di portare alla luce lati nascosti della femminilità, così come le cicatrici e i rapporti morbosi che ai giorni nostri il sesso rende manifesti.

Corpo a corpo si concentra su uno spazio geografico e culturale preciso: i personaggi sono per la maggior parte latinoamericani che vivono nel loro paese o che emigrano in Europa per cercare una vita migliore che di rado riescono a trovare.

Sono fermamente convinta della straordinaria capacità di osservare il mondo di questa giornalista e del suo talento narrativo – che l’hanno fatta conoscere come uno dei punti di riferimento della crónica latinoamericana – propongo che le venga offerta una borsa di studio per continuare ad indagare temi così importanti in zone meno conosciute come l’Africa o l’Estremo Oriente. Non c’è dubbio che il risultato sarebbe altrettanto straordinario.

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Traduzione di

Franca Pirina nata e cresciuta a Livorno, espatriata e poi ritornata. Dal 2005 lavora con, tra, per i libri occupandosi di editoria con sorti alterne e ricoprendo vari ruoli, all'insegna del precariato. Correttrice, traduttrice, ideatrice e realizzatrice di progetti di condivisione della lettura come #LettoriFuori. Per laNuovafrontiera cura la collana di giornalismo narrativo Cronache di Frontiera e ha tradotto il libro di Gabriela Wiener Corpo a corpo (il diario di traduzione lo trovate qui) e Z. La guerra dei narcos di Diego Enrique Osorno. Collabora con Internazionale e altre riviste italiane e straniere.

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