«Che ci fa un cittadino come te ad un escrache come questo?», di Isaac Rosa

Che cos’è un escrache? Perché dopo l’Argentina questa forma di protesta è arrivata anche in Europa? Ce lo spiega Isaac Rosa, giornalista spagnolo, in questo articolo in cui ci racconta la sua partecipazione a una di queste manifestazioni di protesta che i comitati antisfratto stanno organizzando contro l’attuale governo spagnolo per indurlo a modificare la legge sugli sfratti vista la gravità della crisi economica che sta colpendo l’intero Paese.

Ieri sono andato al mio primo escrache[1], quello che la PAH (Plataforma de Afectados por la Hipoteca, la piattaforma contro gli sfratti) di Madrid ha organizzato davanti all’abitazione della deputata del Partido Popular Beatriz Rodríguez Salmones, nel quartiere di Chamartín. Vale a dire che ho, con violenza e in modo illegale e antidemocratico, intimidito e molestato. Tutto con modi molto nazisti.

Beh, in verità non mi sono sembrati modi esattamente “nazisti”. Non mi pare che i nazisti attaccassero adesivi e poi se ne andassero. In realtà direi che mi sono anche un po’annoiato; colpa delle aspettative: uno s’immagina una battaglia campale e invece trova gente che cammina sui marciapiedi, padri con bambini e perfino qualche signora che porta a passeggio il cane approfittando dell’escrache. E no, non sembrava neanche un cane nazista, se è questo che state pensando.

Siamo partiti da Plaza de Castilla, dopo che la polizia aveva finito di identificarci. Abbiamo percorso uno dei quartieri più ricchi di Madrid, cantando rime baciate, attaccando adesivi e ripartendo informazioni tra la gente del quartiere e i negozianti, e ai molti portieri che si mostravano complici. Non abbiamo neanche interrotto il traffico. Abbiamo lasciato questa attività alle decine di poliziotti in tenuta antisommossa che ci scortavano. Arrivati al portone della deputata, la polizia ci ha spinti sul marciapiede opposto, un portavoce ha letto un messaggio e dopo aver cantato ancora per qualche minuto, ce ne siamo andati tutti insieme.

Non so, forse quando io sono andato a prendere la metro, dopo che se ne erano andati i molti giornalisti (inclusa qualche televisione straniera), gli attivisti sono tornati indietro e hanno tirato pietre e bottiglie molotov, ma non sembravano intenzionati a farlo. La gente era tranquilla, anche la polizia sembrava rilassata, non c’era paura sul volto di nessuno, e neanche la possibilità che da un momento all’altro apparisse un ex deputato del Partido Popular impazzito e ti strappasse la testa accusandoti di essere un perroflauta[2]. Riassumendo: sono andato all’escrache senza dire nulla a mia madre per non preoccuparla; adesso che ne ho visto uno, penso di invitarla al prossimo.

L’ho già detto altre volte ma lo ripeto: i governanti e i media affini dovrebbero felicitarsi con noi cittadini per la calma e la civiltà che stiamo dimostrando. Vedendo come veniamo  maltrattati e umiliati, con famiglie prese d’assalto dai balcone e trascinate fuori  dalle loro case e migliaia di risparmiatori truffati senza il minimo pudore, è ammirevole che continuiamo a essere pacifici.

Nonostante questo, c’è chi s’impegna a buttare legna sul fuoco, per vedere se qualcuno si riscalda e finisce per succedere qualche incidente, per far sì che si avveri la profezia che attribuiscono alle proteste «i manifestanti sono violenti, se li criminalizzo e reprimo, finiscono per agire in modo violento e posso vantarmi con un “lo dicevo io”.»

Ma temo che stavolta abbiano fatto un buco nell’acqua, perché la campagna di escraches si sta rivelando una perfetta dimostrazione dell’intelligenza collettiva di alcuni e dell’ottusità organica di altri.

Intelligenza collettiva quella della PAH, che ha soverchiato la classe governante con una forma di protesta efficace e molto abile: portare la protesta sotto casa dei deputati inquadra l’azione e la sua risposta nell’ambito dell’abitazione, ambito che alcuni considerano sacro, a parte quando ti sfrattano.

Le ripetute immagini di famiglie, bambini inclusi, sbattuti con la forza per strada con quello che hanno addosso, sono così presenti nella mente dei cittadini che qualsiasi protesta che si appelli all’inviolabilità del domicilio e alla protezione del bambino svanisce neve al sole. Gli escraches erano inaccettabili per la maggior parte delle persone fino a quattro anni fa; oggi possono invece contare su un appoggio massiccio.

Ottusità organica, quella della classe governante che vive totalmente fuori dalla realtà. Una classe governante battuta da forme di protesta fantasiose che rompono il classico schema “manifestazione autorizzata” e dinanzi alla quale sanno offrire solamente una risposta: più polizia, più protezione, più multe, più criminalizzazione, più paura.

Quando penseranno che gli escrache sono terminati, si vedranno di nuovo sopraffatti da questa intelligenza collettiva che avrà già pensato al passo successivo. E questa intelligenza è il frutto migliore di questo tempo terribile: la capacità dei cittadini di organizzarsi, convocarsi, riappropriarsi dello spazio pubblico, proteggersi, burlare la repressione, essere autonomi, efficaci, costruire comunità. Non ci sono solo cattive notizie.


[1] La traduzione letterale del termine gergale escrache è “sputtanamento” e rappresenta una delle più importanti attività svolte da H.I.J.O.S., associazione dei figli dei desaparecidos argentini che a partire dagli anni 90, in seguito all’indulto concesso dal presidente Menem ai rappresentanti del regime militare, si recano presso il loro luogo di lavoro o il domicilio per denunciare pubblicamente, con l’affissione di locandine e distribuendo volantini, la loro identità e i reati di cui sono accusati. Questa pratica si sta diffondendo anche in Spagna per denunciare quei politici che sostengono le leggi che obbligano i cittadini danneggiati dall’ipoteca sulla propria casa allo sfratto.

[2] Perroflauta, termine gergale usato per indicare ragazzi dal look trasandato che, accompagnati dall’immancabile cane (perro), chiedono l’elemosina nelle strade suonando uno strumento musicale non troppo impegnativo come il flauto (flauta).

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Traduzione di Raffaella Accroglianò

Raffaella Accroglianò sono nata e cresciuta a Roma, ho vissuto e studiato in Spagna e ho lavorato e vissuto in Argentina. Dal 1996 studio, leggo e amo la lingua spagnola. Mi sono occupata di cooperazione internazionale, bambini in situazione di rischio e abbandono, carcere, urgenze sociali di varia natura e traduzioni. Nel 2009 mi sono avvicinata al mondo dell’editoria promuovendo autori argentini. Ho letto e schedato libri per Ponte alle Grazie e per la Voland. Dal 2011 collaboro con il blog delle edizioni Sur. Insegno la lingua italiana agli stranieri e la lingua spagnola agli italiani.

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