Sulla mediocrità di Paulo Coelho, di Héctor Abad Faciolince

Tradotto in 56 lingue, pubblicato in 150 paesi, con oltre 54 milioni di copie vendute, a Paulo Coelho bisogna riconoscere quantomeno una virtù: è una miniera d’oro tanto per se stesso quanto per le case editrici. Nel suo libro di maggiore successo, L’alchimista, un pastore di pecore andaluso viaggia fino alle piramidi di Egitto alla ricerca di un tesoro. Prima di giungere a destinazione incontra il grande mago che possiede i due pilastri della conoscenza alchemica, ossia sa distillare l’elisir di lunga vita e ha fabbricato un uovo giallo, la pietra filosofale, con la cui polvere è possibile trasformare in oro qualsiasi altro metallo. Continue reading

Rodolfo Walsh, o sul dovere della testimonianza e sulle possibilità della finzione

Estoy seguro de llegar a vivir en el corazón de una palabra…
Francisco Urondo
A un anno dal golpe con cui nel 1976 i militari si erano insediati al governo dell’Argentina, Rodolfo Walsh (1927-1977) firmava la “Lettera aperta alla Giunta Militare”, nella quale denunciava le violazioni e i crimini della dittatura. Il giorno dopo la pubblicazione della lettera, Walsh verrà attirato in un’imboscata e, anche se riuscirà a sfuggire al sequestro, morirà nello scontro a fuoco. Il suo corpo verrà poi fatto scomparire, desaparecido – come pochi mesi prima quello della figlia ventiseienne Vicki o dell’amico, poeta e militante, Francisco Urondo –. Le immagini ci restituiscono un Walsh per sempre cinquantenne, immobile in un passato in bianco e nero, ritratto alla sua scrivania mentre è immerso nella lettura oppure in piedi, con la macchina fotografica al collo, i pugni sui fianchi, lo sguardo rivolto lontano, come chi stia in attesa, cercando di vedere, captare, studiare, registrare, documentare per poi consegnare alla parola. “Rendere la mia testimonianza nei momenti difficili” è al tempo stesso ragione e fine della sua scrittura, come dichiara nella conclusione della lettera aperta che costituisce, in un certo senso, il culmine della sua attività giornalistica e una sorta di testamento intellettuale e umano. Continue reading

Perfiles

L’editoria indipendente latinoamericana attraversa una fase di estrema creativa e vivacità che si riscontra nel numero e nella qualità degli scrittori tradotti negli ultimi anni in italiano e non solo.

Una schiera di case editrici, dal Messico all’Argentina, festival e fiere editoriali sono sorti o rinati creando un ecosistema che ha permesso lo sviluppo e la fioritura di una nuova generazione di scrittori molto difficili da classificare o etichettare per la grandissima verità di generi e sfumature.

Alla base di tutto ciò ci sono gli spazi. Spazi che i grandi colossi editoriali hanno lasciato scoperti, perché forse poco profittevoli per i loro standard, e che sono stati prontamente riempiti da nuovi attori che hanno portato una ventata di novità e freschezza nel panorama editoriale.
Inauguriamo oggi una serie di “perfiles” di queste case editrici pubblicando le interviste che tre assidui collaboratori del blog – Raffaella Accroglianò, Massimiliano Bonatto ed Elisa Tramontin – hanno fatto nei mesi passati a editor ed editori.
Iniziamo con due case editrici argentine – Eterna Cadencia e Marducle – in concomitanza con l’apertura Salone del libro di Parigi che ha l’Argentina come paese ospite.

Buona lettura.

Letteratura senza patria, di Emiliano Monge

Quando Juan Marsé corresse la famosa (e vuota) frase di Ayala: “La patria di uno scrittore è la sua lingua” sostenendo che: “La patria di uno scrittore è il linguaggio” il creatore di Ultimas tardes con Teresa ebbe dalla sua parte la ragione, ma non la sostanza. La frase di Marsé, nonostante sia assertiva e ben pensata, rimane vuota tanto quanto quella di Ayala.

E questo vuoto, che in prima battuta potrebbe sembrarci una conseguenza delle parole lingua o linguaggio, le quali sono state a loro volta sostituite da Roberto Bolaño con idioma nel suo discorso dell’ XI Premio internacional de novela Romulo Gallegos, è in realtà conseguenza della parola patria, vestita, svestita e rivestita così tante volte da rimanere senza senso: proprio come il colore bianco che contenendo tutti i colori finisce per non averne nessuno. Continue reading