Aspiro a diventare deputato, Roberto Arlt

Se lei volesse diventare deputato, non parli in favore della barbabietola, del petrolio, del frumento, dell’imposta sulla casa; non parli di rispetto della Costituzione, del paese; non parli di difesa dell’operaio, del lavoratore e del bambino. No, se lei vuole diventare deputato, proclami ovunque: «Sono un ladro, ho rubato… ho rubato tutto quello che ho potuto, sempre». Continue reading

La lingua degli argentini, Roberto Arlt

Il signor Monner Sans, in un’intervista concessa a un reporter di El Mercurio, giornale cileno, ci infama con queste parole:

«Nella mia patria siamo testimoni di una curiosa evoluzione. Laggiù, nessuno oramai difende più l’Academia e nemmeno la sua grammatica. La lingua, in Argentina, attraversa un periodo critico… La moda del gauchesco è passata ma ora incombe un’altra minaccia: sta prendendo piede il lunfardo, lessico di origine spuria introdotto in diversi strati sociali ma che ha trovato i suoi unici sostenitori nei quartieri periferici della capitale argentina. Per mia somma gioia, è in atto una grande opera di depurazione, nella quale sono in gioco gli alti valori intellettuali argentini». Continue reading

Ana María Matute

Autrice di una trentina di opere narrative, di cui la Sellerio ha avviato il recupero, Ana María Matute (classe 1926) fa parte della generazione dei cosiddetti jóvenes asombrados, termine da lei coniato per definire quegli autori che hanno vissuto gli anni dell’infanzia e adolescenza nel pieno della Guerra Civile spagnola o nel dopoguerra, rappresentando tali esperienze e mettendo in discussione i valori imposti dal nuovo assetto politico. Ana María Matute scrive racconti fin dall’infanzia riscuotendo un immediato successo che la portò a vincere il Premio Planeta con il suo primo romanzo Piccolo teatro, scritto nel 1943 ma pubblicato solo nel 1954. Il tema della guerra civile è sempre presente nelle sue opere, sebbene in maniera velata o traslata che le permise di continuare la produzione letteraria per tutti gli anni del regime franchista. Ottiene la massima onorificenza spagnola entrando nella Real Academia nel 1996, tre candidature al Nobel e il Premio de Literatura Miguel de Cervantes 2010. Tra le sue opere pubblicate in Italia ricordiamo: Prima memoria, Piccolo teatro, Cavaliere senza ritorno, Festa al Nordovest e Dimenticato re Gudú.

Pomeriggio plumbeo da insolazione a Barcellona. Doña Ana María si avvicina  silenziosamente al sofà. Sta scrivendo un romanzo di cui non vuole svelare niente e osserva con tristezza l’acqua che i suoi ospiti bevono per calmare la sete. Lei preferirebbe un gin tonic. Continue reading

Il successo dura un attimo, di Mari Luz Peinado e Bernardo Marín

In occasione dell’omaggio che la FIL de Guadalajara ha voluto fare a Elena Poniatowska per il suo 80 compleanno, pubblichiamo questo articolo uscito nel numero speciale EL PAÍS EN GUADALAJARA 2012, dedicato alla fiera del libro messicana.
Lo scrittore Juan Villoro dice che i messicani sono tali perché gli è toccato esserlo, mentre il merito della sua amica, Elena Poniatowska, è essere messicana per scelta. Quali sono le cose che hanno attratto così tanto la scrittrice di origine polacca nata a Parigi, da farsi adottare da questo paese? Durante l’ultima edizione della Feria Internacional del Libro (FIL) di Guadalajara, nel tributo resole per il suo ottantesimo compleanno, ne ha elencate alcune. Per prima cosa, le università: l’UNAM (Universidad Nacional Antónoma de México) e l’UAM (Universidad Autónoma Metropolitana). Poi la FIL. E infine i mestieri ambulanti, in via di estinzione, come il suonatore d’organetto, l’abonero (il venditore a domicilio), l’arrotino o il portalettere, «sul punto di soccombere strangolato dalla cibernetica». Continue reading