Sacerdoti di guerra

Nella piazza principale deserta di Ciudad Mier la Pasqua 2014 è silenziosa come una qualsiasi collina in fiamme del nordest del Messico. Soltanto un paio di fotografie di Giovanni Paolo II, ingrandite e poste sui finestroni di una casa coloniale bianca, spiccano come elemento di novità nel paesaggio di una delle cittadine dello stato del Tamaulipas che più sono state segnate dalla guerra dei narcos. Continue reading

Le telegrafiste ungheresi

Amnesia è il nome di uno dei locali notturni che per primi hanno portato la table dance a Monterrey e che vanta legami con potenti politici del PRI dentro al quale, la notte del 30 luglio del 2001, ha fatto irruzione una squadra della polizia locale. I funzionari della giunta comunale del PAN hanno ispezionato i locali e hanno rilevato la presenza di diciannove ballerine, arrestate con l’ “accusa” di essere straniere. Quella stessa notte sono state trattenute nei locali del comune e sono poi apparse nei telegiornali del mattino. Qualche giorno dopo e contro la loro volontà, l’Instituto Nacional de Migración le ha deportate nel loro Paese di origine. Continue reading

Manifesto del giornalismo infrarealista, Diego Osorno

Due giornalisti di cronaca nera di Nuevo Laredo osservano il cadavere di un uomo ucciso e sentono che la morte – il loro unico nemico ideologico – è proprio lì, al loro fianco. All’improvviso uno dei due dice: «Questa non è una guerra, è una carneficina.»

Cronisti con borse di studio della fondazione di Gabriel García Márquez vanno a una festa di gala organizzata dal governatore dello stato e dal capo. L’anno dopo il capo muore colpito da una scarica di proiettili in un ristorante di Guadalajara e il governatore viene nominato ministro dell’Economia.

Un presidente senza popolo dichiara guerra ai tornado. Continue reading

Polaroid di Yuri Herrera, di Andrés Barba

Lo scrittore Andrés Barba ha scattato questa polaroid di Yuri Herrera pubblicata sulla rivista Eñe.revistaparaleer in occasione dell’edizione del Festival Eñe che si è tenuta a Montevideo, nell’agosto  2010. Ringraziamo l’autore e la testata per averci autorizzato a condividere con voi questo testo.

«Abbiamo molti amici in comune» mi dice Yuri mentre facciamo conoscenza camminando verso la radio per un’intervista che faremo insieme. Mi sembra l’incipit di un racconto di Henry James. Subito dopo, iniziamo a elencare nomi e per un attimo proviamo quella strana sensazione di familiarità che si sente tra persone che non si conoscono, ma che vogliono bene alle stesse persone. Yuri col cappello e il cappotto sembra più grande, più serio. Dopo, quando se ne libera, è come se dal guscio di una noce spuntasse uno sguardo intelligente, da scoiattolo del DF, che è come dire uno scoiattolo urbano e da taverna; semmai esistesse qualcosa del genere, in versione umana, sarebbe proprio Yuri Herrera. Continue reading