Atlante letterario del Golpe di Pinochet, di Rodrigo Pinto

A quarant’anni dalla morte di Salvador Allende e del colpo di stato di Pinochet ripassiamo le opere letterarie che raccontano quell’episodio, le conseguenze e i postumi sulla storia del Cile di oggi.

Il colpo di stato di Pinochet, la morte di Salvador Allende nel Palazzo della Moneda e la dittatura in Cile hanno fornito alle arti, e soprattutto alla letteratura, un materiale straordinariamente potente grazie al quale ridefinire l’immaginario del Paese e fare luce con rigore e sgomento sulla storia recente del Cile.

Certamente altri mestieri e discipline come il giornalismo d’inchiesta e la storia hanno contribuito a rivelare ciò che si nasconde dietro le versioni ufficiali e l’inventario cronologico, ma è nel romanzo, nel racconto e nella poesia dove la parola rivela la sua capacità di costruire una narrazione con la massima forza e profondità.

Centinaia di libri – una decina solo quest’anno – illustrano un processo di riflessione artistica, storica e critica che non sembra volersi arrestare. È una letteratura che crea una cartografia del Cile in costante rinnovamento. Uno dei titoli più conosciuti è La muerte y la doncella, dramma teatrale di Ariel Dorfman, portato al cinema da Roman Polanski [La morte e la fanciulla, 1994] , su una vittima della tortura e della transizione alla democrazia in Cile. Oggi, nel suo quarantesimo anniversario, il golpe è diventato onnipresente nel panorama civile, nelle mostre di fotografia, negli incontri pubblici, negli articoli di giornale, nelle opere di teatro, nella pubblicazione e ripubblicazione dei libri.

 

Il Golpe

Chi si è confrontato nel modo migliore con l’orrore che subito dopo il golpe si è impadronito del Cile è stato Roberto Bolaño in Stella distante, per mano di un personaggio indimenticabile, Carlos Wieder, un infiltrato in un laboratorio di poesia che coltiva una sinistra forma d’arte che trae ispirazione dalla tortura e dalla disperazione dei detenuti. Tiempo que ladra di Ana María del Rio è un interessantissimo romanzo di formazione – che non è stato sfortunatamente mai ripubblicato – strutturato intorno al rapporto tra la protagonista e suo padre, che arriva a essere nominato ministro del governo di Allende e soffre, in seguito, la violenza della repressione. D’amore e ombra, romanzo popolare di Isabel Allende, è un romanzo corale sugli effetti della dittatura nei primi anni dopo il golpe. Non è altissima letteratura ma ha il merito di raccontare un momento storico con uno stile vicino a quello di molti lettori.

Tra le crónicas, spicca Golpe, dei giornalisti Margarita Serrano e Ascanio Cavallo, un libro che ricostruisce, con nuove testimonianze – la prima edizione risale a dieci anni fa – “le 24 ore più drammatiche del XX secolo” in Cile. Cavallo è inoltre coautore con Manuel Salazar e Oscar Sepulveda di un altro libro fondamentale per capire la dittatura, La historia del régimen militar.  Una pubblicazione recente di taglio più accademico, Ecos mundiales del régimen militar, curata dai politologi Patricio Navia e Alfredo Joignant, raccoglie testi apparsi sui giornali stranieri e scritti da storici famosi come Eric Hobsbawm.

L’esilio

Carlos Cerda – tornato nel 1984 – ha scritto il romanzo migliore sull’esilio, Morir en Berlín, 1993, che compone un doppio epitaffio: della dittatura cilena e della caduta del muro di Berlino.

Un altro grande romanzo sull’esilio cileno, Cobro revertido (1992), è stato scritto da José Leandro Urbina, che trascorse in Canada i suoi anni di lontananza dal paese natale. Recentemente, Juan Forch ha pubblicato Las dos orillas del Elba, un romanzo che racconta l’esilio da uno prospettiva molto più personale e ironica che non politica e drammatica.

Le carceri segrete

Lo stesso Cerda ha scritto La casa vacía, un romanzo che inizia con l’acquisto di una casa da parte di una coppia in un vecchio quartiere di Santiago del Cile. La casa – come scopre con sgomento una delle invitate alla festa d’inaugurazione – era uno dei centri di detenzione e tortura della polizia segreta. Anche José Miguel Varas, un altro che ha fatto ritorno in patria, ha scritto due racconti, Pikinini e La perra, o meglio ritratti, brevi e devastanti, sulla permanenza in questo tipo di carceri. Tra i libri-testimonianza dobbiamo ricordare due vecchie opere, Estadio Nacional e Chacabuco, di Adolfo Cozzi, un giovane studente ai tempi del golpe che ha saputo capire e spiegare in modo tuttora ineguagliato la permanenza in due campi di detenzione. Il centro di detenzione Villa Grimaldi, uno dei più duri della dittatura, ha fornito materiale a numerose crónicas e testimonianze, tra le quali si distingue Una mujer en Villa Grimaldi, di Nubia Becker.

 

La vita sotto la dittatura

Il dittico romanzesco di Roberto Bolaño sul suo paese d’origine si completa con Notturno cileno. In quest’ultimo romanzo, Pinochet appare come personaggio e il protagonista, un critico letterario, gli da lezioni di marxismo. Due personaggi secondari, i signori Oido e Odeim [Odio y Miedo, odio e paura in spagnolo, N.d.T.] rappresentano le forze dominanti e perverse che governarono quel periodo. Modi di tornare a casa, di Alejandro Zambra, mette in scena ciò che è stato crescere in una famiglia di sinistra in un sobborgo di Santiago del Cile. Sulla stessa linea, però più vicino a una testimonianza, è appena stato pubblicato Volver a los 17, curato dal giornalista Oscar Contardo, che ha raccolto le testimonianze sull’infanzia e adolescenza sotto la dittatura degli scrittori e giornalisti nati tra il 1969 e il 1979, tra cui Zambra, Rafael Gumucio e Patricio Fernandez.

 

Pinochet

Nel suo romanzo Ho paura torero (2001), Pedro Lemebel riesce in una sfida apparentemente contraddittoria: anche se il romanzo è soprattutto centrato sulla resistenza e sugli amori omosessuali, la voce di Pinochet è la cosa che sembra più veritiera. Una cronica pubblicata quest’anno dal giornalista Juan Cristóbal Peña: La secreta vida literaria de Augusto Pinochet, iniziata come una ricerca di ciò che mette in evidenza il titolo – come il dittatore è riuscito a possedere 55.000 volumi, molti dei quali rari e costosi, il cui insieme è stato valutato 2,3 milioni di euro – si è trasformata in un profilo biografico che segue il rapporto tra Pinochet e la lettura, l’insegnamento e  la scrittura dei suoi libri e svela il vero carattere del protagonista molto più chiaramente rispetto alla biografia canonica scritta dallo storico di destra Gonzalo Vial. Sulla famiglia Pinochet, la giornalista Alejandra Matus ha annunciato per ottobre Doña Lucia, biografia non autorizzata della moglie del dittatore. Nessuna bibliografia su Pinochet può non menzionare Yo, Augusto (2003), di Ernesto Ekaizer, corrispondente di El País a Londra quando il dittatore cileno è stato raggiunto dall’ordine di cattura del giudice spagnolo Baltazar Garzón.

Allende

Esce in questi giorni Allende. La biografia, di Mario Amorós, un testo di oltre 700 pagine che aspira a circoscrivere un personaggio infinito, un politico di razza del vecchio Cile repubblicano, un tipo umano che si è estinto sotto il doppio influsso della transizione controllata e del passaggio dalla ricca e elaborata retorica del comizio – di cui Allende è stato un maestro – allo slogan televisivo.

Ad ogni modo la sua biografia più brillante e documentata l’ha scritta Eduardo Labarca, che per ragioni familiari aveva conosciuto Allende da piccolo. La sua peculiarità è spiegata già nel titolo: Salvador Allende, biografía sentimental (2008), perché da lì, dalla sua complicata storia emotiva, Labarca traccia una linea che spiega molto bene l’identità di Allende, al di là dei fatti che lo fecero presidente del Cile al quarto tentativo.

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