Scritti apocrifi

Nel corso delle ricerche necessarie per la traduzione di Scritti apolidi sono stati rinvenuti alcuni apocrifi ribeyriani: ve li presentiamo in anteprima.

1
Il piccoletto calvo che dietro la montatura nera dei suoi occhiali tondi, retorici, si avvicina alla ragazza per rivendicare il proprio posto sul treno. È chiaro che per lui il mondo si regge sulla presenza rassicurante di due categorie nettamente separate e inconciliabili: la categoria dei sedili prenotati, che rispondono pedissequi a un nome, una sigla, un numero, sedili docili, ammansiti da penosi iter burocratici, sedili venduti, privati, casti e inviolati. E la categoria dei sedili orfani, selvaggi, sedili libertini, randagi, sconci, destinati ai loro altrettanto svergognati occupanti. Questo appare evidente nel momento in cui la ragazza si alza, fa un sorriso, e spiega allegramente che non solo quel sedile non è il suo, ma che lei di sedili non ne ha affatto. Disapprovazione, silenzio. Forse i calvi, con gli ultimi capelli, hanno perso anche gli ultimi follicoli della loro ironia.

2
Corteggiamento. Ieri, in un piccolo bistrot, ho offerto da bere a una ragazza. Giovane, bruna, occhi color prugno selvatico, sembrava spiccare nel mare di donne indifferenti e un po’ qualunque che sembrano popolare le moderne metropoli. Dopo le presentazioni, l’ho intrattenuta per varie ore disquisendo di Patristica, Neoplatonismo, e della relazione che queste dottrine intrattengono con l’odierna passione per la petanque. Alle mie velate allusioni alla poesia erotica barocca rispondeva con un volto sempre più appassionato. Quando sembrava ormai completamente conquistata, è scappata via adducendo un’incomprensibile scusa. Posso solo azzardare una spiegazione. Un’urgente necessità corporale l’ha costretta a fuggire. D’altra parte, quante volte l’amore, a sua volta, ci costringe a fughe simili a questa? Amore come necessità corporale, più o meno pressante.

3
Riflettendo sulla ketchup della Cirio. Anzi, non ketchup, ma Rubra, un nome fatto apposta per stuzzicare le fantasie delle clienti di mezz’età, digiune di inglese. In ogni caso, il prodotto è buono. Dov’è il problema? Nella bottiglia. Alta e stretta, sembra disegnata apposta per non permettere di utilizzarne tutto il contenuto. Posso azzardare solo una spiegazione. I signori che governano il mercato preferiscono che si comprino più bottiglie, anche se ciò comporta uno spreco immane della preziosa sostanza bordeaux. Rubra: simbolo del capitalismo. La rivoluzione: rompere la bottiglia.

4
Quando si cammina per i boulevard e inizia a piovere, ci si bagna. Se inizia a grandinare, ci si bagna meno. A volte, piove e grandina insieme, sfortuna massima. Se potessi scegliere, comunque, sceglierei la grandine. Il lieve dolore cutaneo che comporta mi fa dimenticare, per qualche attimo, i miei tormenti. Ma la verità è che non posso scegliere, perché qualcun altro lo farà per noi. Come diceva Rimbaud: “Che Dio ce la mandi buona”.

Claudio Maringelli e Marianna Scaramucci

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