48 Migrante non ancora identificato

Traduzione di francesca bianchi

Del mio migrante non so niente: non mi hanno detto il suo nome né ho ricevuto altre informazioni che mi permettessero di conoscerlo. Ciononostante sento che è parte di me e la sua morte proprio non la capisco. Dal momento che sono state decine le vittime di questo massacro e che  il totale che si calcola a livello nazionale negli ultimi anni ha ormai superato il migliaio, credo sia utile iniziare a citare il seguente rapporto che è stato scritto, pubblicato e ignorato prima che quest’enorme tragedia dei migranti ci colpisse tutti.

A causa della loro situazione migratoria irregolare, [i migranti] non si rivolgono alle autorità ma, anzi, le evitano…  Sono facilmente intercettati da chi vuole approfittarsi di loro; non sanno di potersi rivolgere alle autorità per denunciare abusi e delitti commessi contro di loro o, comunque, preferiscono non farlo per timore di essere ricondotti nel paese d’origine.

Tutto quanto fin qui detto li rende soggetti potenzialmente esposti a una vasta serie di rischi e abusi e li pone in uno stato di vulnerabilità. Infatti, spesso, sono vittime di bande organizzate e in molti casi anche delle autorità federali, locali e municipali, soprattutto quelle incaricate della sicurezza pubblica…

Testimonianza di un migrante guatemalteco:

 “Ci avevano rinchiuso in una piccola stanza fredda, con l’aria condizionata, ci avevano fatto mettere due paia di pantaloni e con una sistola ci buttavano addosso acqua gelata, non facevamo che tremare dal freddo. Nel frattempo, ci facevano delle foto, tutto per farci tirar fuori i soldi. I primi tre giorni non ci hanno dato da mangiare…”

“… solo uno di noi non aveva soldi, nessuno che lo aiutasse, e l’hanno ammazzato lì davanti a noi, picchiandolo con una mazza da baseball, sulla testa, dappertutto, era salvadoregno…  Al primo colpo sulla testa è svenuto e hanno continuato a colpirlo sullo stomaco, e poi si sono messi a picchiarlo in cinque, tutti insieme…”

“… a me hanno spaccato la testa con la mazza da baseball e mi hanno colpito sul braccio con il calcio della pistola, e anche sul naso mi hanno percosso con una nove millimetri. Mentre mi picchiavano mi filmavano con sei telecamere e tre computer…”

“… quando le nostre famiglie hanno pagato, ci hanno fatto salire su un furgone e ci hanno detto che ci avrebbero buttato in un fiume, ci hanno bendato e ci hanno buttato giù, anche il corpo del salvadoregno che avevano ucciso, hanno sparato dei colpi a terra e ci hanno detto di buttarci nel fiume…”

Testo: Alma Guillermoprieto; Foto: Nicola Frioli

 Rapporto Speciale sui casi di sequestro ai danni di migranti, p. 5 Commissione Nazionale per i Diritti Umani

Città del Messico, D.F., 15 giugno, 2009

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