Traduzione di francesca bianchi
Del mio migrante non so niente: non mi hanno d
etto il suo nome né ho ricevuto altre informazioni che mi permettessero di conoscerlo. Ciononostante sento che è parte di me e la sua morte proprio non la capisco. Dal momento che sono state decine le vittime di questo massacro e che il totale che si calcola a livello nazionale negli ultimi anni ha ormai superato il migliaio, credo sia utile iniziare a citare il seguente rapporto che è stato scritto, pubblicato e ignorato prima che quest’enorme tragedia dei migranti ci colpisse tutti.
A causa della loro situazione migratoria irregolare, [i migranti] non si rivolgono alle autorità ma, anzi, le evitano… Sono facilmente intercettati da chi vuole approfittarsi di loro; non sanno di potersi rivolgere alle autorità per denunciare abusi e delitti commessi contro di loro o, comunque, preferiscono non farlo per timore di essere ricondotti nel paese d’origine.
Tutto quanto fin qui detto li rende soggetti potenzialmente esposti a una vasta serie di rischi e abusi e li pone in uno stato di vulnerabilità. Infatti, spesso, sono vittime di bande organizzate e in molti casi anche delle autorità federali, locali e municipali, soprattutto quelle incaricate della sicurezza pubblica…
Testimonianza di un migrante guatemalteco:
“Ci avevano rinchiuso in una piccola stanza fredda, con l’aria condizionata, ci avevano fatto mettere due paia di pantaloni e con una sistola ci buttavano addosso acqua gelata, non facevamo che tremare dal freddo. Nel frattempo, ci facevano delle foto, tutto per farci tirar fuori i soldi. I primi tre giorni non ci hanno dato da mangiare…”
“… solo uno di noi non aveva soldi, nessuno che lo aiutasse, e l’hanno ammazzato lì davanti a noi, picchiandolo con una mazza da baseball, sulla testa, dappertutto, era salvadoregno… Al primo colpo sulla testa è svenuto e hanno continuato a colpirlo sullo stomaco, e poi si sono messi a picchiarlo in cinque, tutti insieme…”
“… a me hanno spaccato la testa con la mazza da baseball e mi hanno colpito sul braccio con il calcio della pistola, e anche sul naso mi hanno percosso con una nove millimetri. Mentre mi picchiavano mi filmavano con sei telecamere e tre computer…”
“… quando le nostre famiglie hanno pagato, ci hanno fatto salire su un furgone e ci hanno detto che ci avrebbero buttato in un fiume, ci hanno bendato e ci hanno buttato giù, anche il corpo del salvadoregno che avevano ucciso, hanno sparato dei colpi a terra e ci hanno detto di buttarci nel fiume…”
Testo: Alma Guillermoprieto; Foto: Nicola Frioli
Rapporto Speciale sui casi di sequestro ai danni di migranti, p. 5 Commissione Nazionale per i Diritti Umani
Città del Messico, D.F., 15 giugno, 2009
Pubblicato il gennaio 23, 2012 da redazione
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